08 febbraio 2008

Crisi del Fumetto mia sorella

Leggo questo articolo di commento pubblicato su afNews, ad opera di Carlo Scaringi. E mi deprimo.
[...] La crisi lamentata dagli editori non è solo crisi di vendite, ma anche, e forse soprattutto, crisi di idee, nel senso che storie e personaggi di oggi risultano di gran lunga inferiori a quelli di qualche anno fa. E’ indubbio che Claudio Nizzi, sceneggiatore di Tex e altri eroi bonelliani, non è per nulla inferiore a papà Bonelli, così come molti disegnatori di oggi non fanno rimpiangere Galleppini. Ma sembrano mancare, in queste storie, il fascino, il clima, magari anche il piacere dell’avventura che caratterizzava i vecchi racconti. Una conferma ci arriva dal successo che stanno ottenendo le ristampe, spesso di qualità, allegate a quotidiani e periodici. Se fossero in crisi il fumetto e i suoi personaggi, non si avrebbe quel successo di vendite che ottengono gli eroi anche un po’ datati, acclusi ai giornali venduti nelle edicole. [...] La realtà è che dalla crisi si esce solo con nuovi personaggi e con storie originali.
Il tema del pezzo di Scaringi, com'è facile intuire dallo stralcio che ho appena citato, è la famigerata "crisi del Fumetto". Un babau che ogni tanto si riaffaccia dagli armadi di tutti gli editori, che amano molto discuterne ma quasi mai in maniera utile e propositiva.
Per quanto mi riguarda, sono proprio stufo. Basta con questa fantomatica "crisi" (
termine che, da DC fan, mi è indigesto a monte). Anche perchè c'è chiaramente un equivoco da parte di chi la valuta, se gli elementi della tesi sono quelli dell'articolo di cui sopra.
Ad esempio, è evidente a tutte le persone di senno che i fumetti in allegato ai quotidiani sono acquistati per la maggior parte da meri collezionisti, che comprerebbero quei prodotti qualunque cosa presentassero, dalla cucina di Suor Germana ai camion dei pompieri di tutto il Mondo.
Inoltre, sono certo che, facendo una media d'età degli acquirenti dei Tex a colori di Repubblica, il risultato evidenzierebbe un'audience quantomeno quarantenne. Se non più stagionata. Insomma, non certo nuovo sangue per il comic. Colpa anche del fatto che, generalmente, questi albi costano un occhio della testa (i Paperi del Corriere, citati da Scaringi, stanno a € 7,90), troppo per un nuovo pubblico di giovani, magari di studenti. Ma la produzione in "numeri da edicola" non dovrebbe tener basso il costo del prodotto finale? Forse dipende dalla percentuale di reso...

Il punto è che questa situazione è voluta dal medium Fumetto stesso. Che, per andare sul sicuro, si rivolge sempre ai soliti noti. Non si rinnova, ha paura di rischiare, di essere sincero. Con l'autoreferenzialità e la coazione a ripetere (di autori come Nizzi, per citarne uno tirato in ballo nell'articolo riportato da afNews) non si incuriosisce certo il nuovo pubblico, anzi, gli si da l'impressione di un circolo chiuso, impenetrabile, d'elite.
Le nuove generazioni, quelle che potrebbero innamorarsi delle nuvole parlanti alimentandone la sopravvivenza per i prossimi cent'anni, preferiscono dei media in evoluzione, che guardano avanti. I videogiochi cambiano pelle ogni anno, rinnovandosi con continue trovate di gameplay (vedi Nintendo DS e Wii) e innovazioni nella grafica (X-Box 360). Invece, entrare in fumetteria è un'esperienza tristemente più uguale a se stessa una settimana dopo l'altra.
A quanto pare, invece, il massimo della modernità concessa al Fumetto italiano è la recente iniziativa delle miniserie bonelliane. Evidentemente rivolte in primis, tanto per cambiare, agli aficionados. Basti pensare al pioniere di questi progetti, il Brad Barron di Faraci, un'emblematica strizzata d'occhio alla fantascienza da pulp magazine degli anni '50. Nota passione dei giovani!

Sono passati i tempi in cui la lettura di un fumetto mi stupiva. E di storie belle di personaggi "nuovi" ce ne sono a pacchi, là fuori. Ci vorrebbe un editore disposto a rischiare la mazzata sui denti, ma che tentasse di proprre qualcosa di veramente nuovo e in linea con i sentimenti dell'attuale generazione. Occhio, i sentimenti, non l'estetica, perchè sono due cose diverse. Ci vorrebbe un nuovo Dylan Dog.

Nessun commento: