23 gennaio 2008

Sei già in mezzo alla strada e non lo sai

Questa lettera aperta di Bruno Concina, storico autore della Disney italiana, dovrebbe far riflettere. Non tanto per le argomentazioni espresse dal celebre sceneggiatore, che anzi commette l'errore di mettere sullo stesso piano una palese violazione della parola data e il suo disincanto privato nei confronti della multinazionale Disney. Ma perchè il tema delle rivendicazioni di categoria, in Italia, è molto amaro e coinvolge tutti i lavoratori.

Non soffro certo complessi di invidia nei confronti degli States. L'America è un paese di merda, dove se non hai soldi puoi morire di appendicite o di parto, come nel Biafra. Però, và che bello lo sciopero degli sceneggiatori tv. In queste settimane, negli Stati Uniti, stanno a braccia conserte, a sostegno del loro diritto di incassare qualche dollaro anche dalla vendita dei DVD. La loro è una marcia decisa e compatta, han fatto blocco tutti assieme, mettendosi a fare altro per sbarcare il lunario (molti, tra l'altro, sono emigrati nel campo dei comics).
Gli attori più famosi, che han capito dove sta il vero potere, stan dalla loro parte. E han già boicottato i Golden Globes. Con conseguente grave perdita economica per le major, perchè senza Brangelina in passerella lo sponsor paga meno, molto meno.
D'altronde, che cazzo reciti se nessuno scrive niente?

Ora, premesso che una posizione del genere può essere accettabile solo nel caso di una categoria come quella degli scrittori, che non offre certo servizi fondamentali, è così che si fa. Altro che scioperini a singhiozzo o parate da sessantotto, come da noi nel Belpaese. Ci vuole un coinvolgimento diretto degli interessati, che senza cuscinetti stringono i pugni e si fanno sentire.
In tv o su internet, quando si parla dalla protesta della Writer's Guild of America, si sentono le voci di alcuni delegati tra gli scioperanti. Non ci sono intermediari interessati al compromesso facile. Non ci sono sindacalisti con le mani in pasta o con l'occhio alla politica. Ci sono solo dei lavoratori incazzati che pretendono qualcosa che, secondo loro, gli spetta davvero. Nel frattempo, i produttori di Hollywood sono liberi di scriversi gli show da soli.

Secondo me, in Italia manca proprio questo. Ormai i lavoratori sono ingabbiati in un vortice negativo di pigrizia. Da un lato, i media ci danno l'impressione di partecipare dalla poltrona di casa a ciò che accade nel Mondo, per il solo fatto di sentirne il riassunto nei telegiornali. Dall'altro, i sindacati organizzano le nostre proteste per noi, con risultati abominevoli e scoordinati che, alla lunga, scoraggiano gli stessi manifestanti.
Certo, anche negli USA hanno il telegiornale e i sindacati. Ma solo noi siamo abituati a cedere su tutto, secondo una mentalità medioevale che ci vede ancora guardare lo Stato dal basso verso l'alto.

Se gli autori italiani sono trattati come una merda è anche perchè non sono uniti. Ognuno guarda al suo orticello e sta seduto, sperando che una leccata di deretano possa garantirgli il posto un altro po'.
Un appello agli autori di fumetto italiani. il nostro è un Paese pieno di difetti. Cerchiamo di migliorarlo, e di migliorare così la nostra vita. Fate qualcosa, cazzo, o fra vent'anni vi troverete nella stessa posizione di Concina. Ragazzi, Bonelli è già vecchio, una volta morto lui sarà "Disney-style" dappertutto. E l'avrete voluto voi. Siete già in mezzo alla strada e nemmeno lo sapete.

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