27 marzo 2008

Il Pino Scotto del Fumetto

Fumetto e Musica sono legate da un'importante caratteristica comune. Agli occhi delle masse, sono entrambe identificate soprattutto in base alla loro faccia di intrattenimento commerciale. D'altronde, a diffonderle e sostenerle è l'apparato dei media, inevitabilmente succube dell'influenza di meccanismi di mercato. Per sopravvivere, insomma, bisogna vendere. E per vendere bisogna soddisfare il minimo comune denominatore dei gusti e del livello culturale del pubblico.
Fare arte diventa, in questi casi, uno sfogo sempre più condizionato da stimoli esterni alla creatività pura o alla curiosità di indagare in chiave metalinguistica gli orizzonti del medium. Per qualcuno che volesse campare della propria atitività di autore, la parola d'ordine sarebbe "compromesso". Incanalando le proprie esigenze artistiche all'interno di gabbie predefinite. O, peggio, riducendo la propria performance a un atto robotico, di mestiere.
Con questo, NON è che io ce l'abbia con chi fa di Musica e Fumetto una forma di guadagno continuativa, adattandosi con professionalirà alle richieste della committenza, sia questa un'azienda o, in via indiretta, l'audience stessa. Semplicemente, a livello del tutto personale, non avrei interesse a lavorare in simili condizioni. Per me, che pure adoro certe dinamiche masscult del Fumetto, viene prima la necessità intima di riversare nell'arte gli elementi che mi vorticano dentro. E se poi ne uscisse fuori anche qualche soldo, sarebbe solo grasso che cola.

In questo senso, ho scoperto di recente un nuovo eroe. E' Pino Scotto, leader storico dei Vanadium, band fondamentale della scena heavy metal italiana. Nonostante il successo esploso negli anni '80, Scotto ha preferito non cedere al canto di sirene danarose come il Festivalbar, rimanendo nei binari di un percorso artistico coerente.
Per potersi permettere una simile indipendenza, egli si è semplicemente mantenuto con un lavoro come un altro, in fabbrica. Una vera e propria doppia vita, di giorno a timbrare il cartellino, di notte a scatenarsi fino a notte fonda sul palco. E, ascoltando album magnifici come "Game Over", penso che ne sia valsa proprio la pena. Grazie di aver tenuto duro, Pino!



Negli ultimi tempi, è possibile ascoltare Pino Scotto anche dai microfoni di Rock TV, canale tematico del pacchetto via satellite di Sky. Ogni martedì pomeriggio, per pura passione, egli parla di musica e, soprattutto, dispensa consigli su argomenti di ogni tipo. Una specie di moderno Daniel Defoe, và, ma dal linguaggio più colorito.
Assistere ai monologhi di
Scotto è un passatempo divertente di per sè. Il musicista campano non ha alcun freno nello sparare a zero su chiunque non gli vada giù, con risultati che spesso scadono nel trash. Per qualche caustica dimostrazione non bastano che pochi click su YouTube, vedere per credere. Eppure, tra una caduta di stile e l'altra, l'ex frontman dei Vanadium esprime una morale da buon "papà", schietta, pulita e assolutamente condivisibile su tanti importanti temi sociali e di attualità.
Ad esempio, la sacrosanta considerazione sulla crisi campana dei rifiuti, espressa in questo video. O il piccolo momento di profondità in quest'altro. O, infine, l'urlo di rabbia del video qui sotto.



Onestà intellettuale. Impegno. Coerenza artistica. Producendo in assoluta libertà, senza compromessi, con il piglio del vero artista. Come vorrei avere la fortuna di potermi definire, un giorno, un Pino Scotto del Fumetto!

22 marzo 2008

L'eroe dei due mondi

Le solicitations delle uscite Image Comics di giugno 2008 annunciano una sorpresa a me graditissima. Si tratta di un volume antologico scritto dall'italo-americano Mike San Giacomo e disegnato, tra gli altri, dal bravissimo Alessando Bragalini. Da fan numero uno dell'arte di Brahamil, non vedo l'ora di poter ammirare il volume che segna l'ingresso dello straordinario artista lombardo nel pantheon degli italiani "emigrati" nel mercato d'oltreoceano. Nemo propheta in patria...

TALES OF THE STARLIGHT DRIVE-IN OGN
story MIKE SAN GIACOMO
art FRANCESCO FRANCAVILLA, GUY DORIAN, DERF, REILLY BROWN & OTHERS
cover DALE BEYER, JR.
Writer MIKE SAN GIACOMO presents 32 stories taking place over 50 years at a Drive-In Theater, featuring 21 artists from around the world. Stories stand-alone, mirroring life and the cinema with tales of crime, romance, science fiction, musicals, even a western. The stories combine to create a single novel with a powerful, shocking finale you won't forget. Fascinating characters, imaginative stories and clever twists will make STARLIGHT the surprise hit of the year.
JUNE 4 220 PAGES FC $19.99

17 marzo 2008

Fai quel che ti pare! /20

Dopo i fasti dei mesi passati, si torna sulla terra, questo mese, con un Previews avido di novità succose. Quantomeno, in positivo.

PREVIEWS di Marzo 2008 (vol.XVIII, #3)

A ridaje. Ricomincia il tourbillon della solita, infinita, "crisi" DC Comics. Nonostante i nomi degli autori coinvolti, Grant Morrison, Geoff Johns e J.G. Jones, è impossibile non lasciarsi andare a uno sbadiglio.
Le danze hanno inizio con DC Universe #0 (DC, P.69), Final Crisis (DC, P.70) e Final Crisis Sketchbook (DC, P.71). E poi, se anche la pietanza per una volta fosse buona, sarebbe troppo tardi. L'indigestione è già in corso da tempo. Cameriere, la prego, del bicarbonato!

Segnalazione d'obbligo per Studio Space (Image, P.146). Il volume, curato da Joel Meadows e Gary Mashall, propone una serie di venti interviste ad autori di primo piano del mondo del Fumetto, centrando l'obiettivo sul loro contesto operativo di lavoro. Sottolineo con piacere che tra i nomi coinvolti nella realizzazione del volume c'è anche quello di Smoky Man, che assieme a Fabrizio Lo Bianco si è occupato del pezzo sul maestro Sergio Toppi. To studio space... and beyond!

Concludo con tre segnalazioni lampo da Marvel Previews. Dopo i recenti successi di Justice e Superpowers, Alex Ross e Jim Krueger tornano in grembo all'editore che, a partire dal 2000, li lanciò come coppia creativa con la trilogia di Terra-X. Avengers/Invaders (Marvel, P.20), che indossa
fin dal titolo quel legame coi fumetti della golden e silver age che è il marchio di fabbrica dei due autori, si propone come una lunga scazzottata nostalgica. Se solo i disegni fossero realizzati da Ross e non da uno Steve Sadowski qualsiasi...!
I primi di maggio vedranno l'uscita nelle sale del lungometraggio dedicato al vendicatore rosso e oro, Iron Man. Le mie aspettative riguardo a questo film sono stese per terra come un pellirossa che origlia il terreno in attesa delle giacche azzurre. Purtroppo, posso dire lo stesso anche per Iron Man Viva Las Vegas (Marvel, P.39), miniserie lanciata a corredo del film da parte degli stessi autori, Jon Favreau (regista raccattato per strada) e un Adi Granov (design) che dalle anticipazioni pare tristemente svogliato e sottotono. Si rischia il record di due occasioni perse in un colpo.
Paul Cornell è noto soprattutto per i suoi impegni di sceneggiatore televisivo, come ad esempio nell'attuale, piacevolissima serie del Doctor Who. Leonard Kirk è un disegnatore ingiustamente sottovalutato, dotato di un segno morbido e di chiarezza di esposizione. Insieme, i due sono alle redini di C
aptain Britain And Mi:13 (Marvel, P.53), una nuova collana che
potrebbe riservare delle sorprese. Da tenere d'occhio.

Questi sono i miei consigli. Poi, fate un po' come vi pare.

13 marzo 2008

27 febbraio 2008

50 anni fa... o fra 950 anni...

Oggi, come ricorda il solerte Legion Omnicom, è il 50enario dell'uscita di Adventure Comics 247, albo d'esordio della Legione dei Super-Eroi. Come volano gli anni... maledetti viaggi nel tempo.
Auguri di cuore, ragazzi!


18 febbraio 2008

Geoff Johns e il daltonismo

Una delle collane DC Comics più continue, ultimamente, è quella dedicata alle avventure di Lanterna Verde. Il franchise, che negli anni '90 ha subito un costante declino di popolarità, è stato rilanciato con successo da Geoff Johns, che ha saputo riscoprirne gli elementi migliori, integrandoli a una visione sci-fi moderna.

ATTENZIONE! Seguono SPOILER su storie ancora inedite in Italia! E si tratta di storie valide, per cui, se siete lettori di Lanterna Verde, occhio a non rovinarvi eventuali sorprese. Ve ne pentireste.

Uno dei maggiori picchi di pathos raggiunti dalla serie è la Sinestro Corps War, recente saga di portata mastodontica. La trama vede il Green Lantern Corps, il corpo di poliziotti interplanetari creato dai Guardiani dell'Universo, scontrarsi con una propria versione malvagia e distorta, guidata da una Lanterna rinnegata. Se il potere dei primi è alimentato dalla forza di volontà di chi li indossa, quello delle loro nemesi, in giallo, si nutre invece di paura. Un dualismo intrigante e ben gestito, che da luogo, nella storia, a risvolti inevitabilmente drammatici.
Alla fine della storia l'autore lascia intravedere alcuni highlights del futuro della serie. Sviluppando l'idea alla base del Sinestro Corps, Johns spicca il volo e si lancia a immaginare, oltre ai gruppi di Lanterne già citati, altre cinque coalizioni simili, caratterizzate da
diversi colori ed emozioni-carburante.
Premesso che la storia in generale mi è piaciuta, anche per merito dei disegni spettacolari di Van Sciver e Reis, e che la creatività andrebbe sempre premiata, devo ammettere di aver trovato quest'ultima trovata un po' eccessiva e poco furba. Per tre semplici ragioni:

1. tutto questo ha il sapore di un rigurgito di spiegazionismo.
Il Fumetto è un'arte basata proprio sul detto e non detto, sullo spazio, lasciato al lettore, di immaginare da solo tempi e spazi della narrazione, che nella storia possono essere solo suggeriti. Scott McCloud direbbe, con una parola sola, closure. E invece Johns, che a dire il vero non è nuovo a questo genere di approfondimenti, sente la necessità di dare al mondo magico e irreale dei comics una coerenza rigida e scientifica. Sì, ma i sogni? Soffocano dalla notazione enceclopedica che spiega perchè le Lanterne Verdi sono... verdi. Che squallido risveglio.

2. Il troppo storpia.
Le Green Lanterns costituiscono uno degli elementi più caratteristici dell'universo DC. Come la Settimana Enigmistica, sono tra quelli più copiati anche in altri contesti, non solo fumettistici. Un'idea che "buca lo schermo", anzi, il foglio. Il Sinestro Corps ne è un giusto contraltare, secondo il topos classico del doppio, del riflesso deformato. Ma altri cinque Corpi? Durante la Sinestro Corps War appare un'immagine, ambientata in un probabile futuro, che mostra una scena di guerra totale tra i Corpi delle varie Lanterne colorate. Non ci si capisce un'accidenti. Secondo me, sette Corps sono decisamente troppi, e si rubano la scena a vicenda.

3. Effetto Power Rangers.
'Nuff said.

Viene da chiedersi: e se Johns scrivesse Capitan America?
"Colpo di scena! Ecco una nuova era per il Capitano! Vi presentiamo i suoi nuovi, mortali nemici:
il Teschio Giallo
il Teschio Blu
il Teschio Arancione
il Teschio Verde
...e il mortale Teschio nero!"

Ma và, và...!!

13 febbraio 2008

Un amore di compleanno

Come conciliare due cose vicine ma diverse? Nello specifico, come unire un compleanno che si festeggia il 13 a S. Valentino, festa degli innamorati, che si tiene il 14? Purtroppo gli esami incombono, e il tempo di far baldoria è al lumicino. La situazione impone di condensare. Tempo fa, di fronte a un problema similare, qualcuno propose una soluzione come questa. Ottima ispirazione:

Tanti auguri a me!

12 febbraio 2008

Steve Gerber (1947 - 2008)

Dopo una lunga lotta contro una malattia infame, è morto Steve Gerber, uno degli autori di Fumetto che più ha dato ai comics americani tra gli anni '70 e '80. Trovo doveroso citarlo qui perchè uno dei primi post di questo blog fu proprio dedicato a lui e alla sua Hard Time, opera deliziosa quanto tristemente ignorata dal pubblico. Ovviamente, ora la leggeranno tutti.

So long, Steve.

09 febbraio 2008

Fai quel che ti pare! /19

Doppio compleanno, quest'anno, a Febbraio. Il mio, il giorno 13. E il cinquantenario della Legione dei Super-Eroi, il 27. Eppure, Previews è avido di "regali" per entrambi. Non c'è molto che stuzzichi la mia fantasia di potenziale acquirente e legion junkie. Meglio così: forse il regalo migliore è quello di riuscire, per una volta, a mettere da parte qualche soldo. Giusto, Zio Paperone?

PREVIEWS di Febbraio 2008 (vol.XVIII, #2)

Ci volevano i festeggiamenti per il cinquantennale del franchise perchè la DC producesse un "best of" della Legione dei Super-Eroi. Purtroppo, il menu di Legion of Super-Heroes 1050 Years In The Future (DC, P.98) è piuttosto deludente, specialmente a causa di alcune inspiegabili inclusioni, che levano spazio a veri "classici". Inoltre, il volume propone assaggi di diverse versioni "reboot" del gruppo, rischiando di provocare dei sonori mal di testa a chi volesse approfittare dell'occasione per gettarsi per la prima volta nel mondo del 31esimo secolo. Vabbè, sempre meglio che un pugno in un occhio, no?

Anno nuovo, nuovo crossover. In attesa dell'annuncio dell'omologo DC Comics, Final Crisis, la Marvel gioca il carico di bastoni con Secret Invasion #1 (Marvel, P.41), di Bendis e Yu. Con gli ultimi "eventi" della Casa delle Idee mi sono divertito, e questa si presenta come una lettura da ombrellone altrettanto spassosa quanto World War Hulk. Ma ormai, con l'overdose da hype forzato degli anni passati, non è che l'entusiasmo sprizzi da ogni poro. Tutto sommato, mi sarei accontentato di leggere le solite, piacevoli serie regolari. A caval donato...!
Altro consiglio dalle pagine del supplemento Marvel a Previews. Di solito, in questa rubrica, evito di segnalare nuovi albi o volumi di serie già in corso. Non posso però farne a meno nel caso di New Mutants Classic Vol.3 TPB (Marvel, P.106), che da il via alla ristampa de celebre ciclo dei Nuovi Mutanti illustrato da Bill Sienkiewicz. Un vero e proprio "must" della Marvel anni '80. E non solo.

La palma di titolo più interessante del mese va senza dubbio al primo numero di Glamourpuss (Aardvark Vanheim, P.202), nuovo progetto del geniale Dave Sim (Cerebus). Al di là del suo indiscutibile talento, Sim è famigerato per le sue posizioni "conservatrici" sul tema del femminismo. Sarà divertente vedere l'influenza sulla serie di un simile punto di vista, dal momento che
Glamourpuss pare essere incentrata sul mondo della moda. Si prevedono fuoco e fiamme in tutta la rete...

Torno a segnalare un volume che avevo già trattato in una precedente rubrica. Nel frattempo, però, problemi legati alla complessa situazione
legale dei personaggi avevano impedito la distribuzione di questo pezzo, che ristampa uno dei più fortunati cicli della Valiant di Jim Shooter. Finalmente, dopo tante traversie, Harbinger The Beginning HC (Valiant Ent. LLC, P.362) può tornare a presentarsi al pubblico. Per sottolineare i buoni propositi dell'editore, l'annuncio di questo bel cartonato è accompagnato da quello di X-O Manowar Birth HC (Valiant Ent. LLC, P.358), altra ristampona della Valiant anni '90. Back for good?

Questi sono i miei consigli. Poi, fate un po' come vi pare.

08 febbraio 2008

Crisi del Fumetto mia sorella

Leggo questo articolo di commento pubblicato su afNews, ad opera di Carlo Scaringi. E mi deprimo.
[...] La crisi lamentata dagli editori non è solo crisi di vendite, ma anche, e forse soprattutto, crisi di idee, nel senso che storie e personaggi di oggi risultano di gran lunga inferiori a quelli di qualche anno fa. E’ indubbio che Claudio Nizzi, sceneggiatore di Tex e altri eroi bonelliani, non è per nulla inferiore a papà Bonelli, così come molti disegnatori di oggi non fanno rimpiangere Galleppini. Ma sembrano mancare, in queste storie, il fascino, il clima, magari anche il piacere dell’avventura che caratterizzava i vecchi racconti. Una conferma ci arriva dal successo che stanno ottenendo le ristampe, spesso di qualità, allegate a quotidiani e periodici. Se fossero in crisi il fumetto e i suoi personaggi, non si avrebbe quel successo di vendite che ottengono gli eroi anche un po’ datati, acclusi ai giornali venduti nelle edicole. [...] La realtà è che dalla crisi si esce solo con nuovi personaggi e con storie originali.
Il tema del pezzo di Scaringi, com'è facile intuire dallo stralcio che ho appena citato, è la famigerata "crisi del Fumetto". Un babau che ogni tanto si riaffaccia dagli armadi di tutti gli editori, che amano molto discuterne ma quasi mai in maniera utile e propositiva.
Per quanto mi riguarda, sono proprio stufo. Basta con questa fantomatica "crisi" (
termine che, da DC fan, mi è indigesto a monte). Anche perchè c'è chiaramente un equivoco da parte di chi la valuta, se gli elementi della tesi sono quelli dell'articolo di cui sopra.
Ad esempio, è evidente a tutte le persone di senno che i fumetti in allegato ai quotidiani sono acquistati per la maggior parte da meri collezionisti, che comprerebbero quei prodotti qualunque cosa presentassero, dalla cucina di Suor Germana ai camion dei pompieri di tutto il Mondo.
Inoltre, sono certo che, facendo una media d'età degli acquirenti dei Tex a colori di Repubblica, il risultato evidenzierebbe un'audience quantomeno quarantenne. Se non più stagionata. Insomma, non certo nuovo sangue per il comic. Colpa anche del fatto che, generalmente, questi albi costano un occhio della testa (i Paperi del Corriere, citati da Scaringi, stanno a € 7,90), troppo per un nuovo pubblico di giovani, magari di studenti. Ma la produzione in "numeri da edicola" non dovrebbe tener basso il costo del prodotto finale? Forse dipende dalla percentuale di reso...

Il punto è che questa situazione è voluta dal medium Fumetto stesso. Che, per andare sul sicuro, si rivolge sempre ai soliti noti. Non si rinnova, ha paura di rischiare, di essere sincero. Con l'autoreferenzialità e la coazione a ripetere (di autori come Nizzi, per citarne uno tirato in ballo nell'articolo riportato da afNews) non si incuriosisce certo il nuovo pubblico, anzi, gli si da l'impressione di un circolo chiuso, impenetrabile, d'elite.
Le nuove generazioni, quelle che potrebbero innamorarsi delle nuvole parlanti alimentandone la sopravvivenza per i prossimi cent'anni, preferiscono dei media in evoluzione, che guardano avanti. I videogiochi cambiano pelle ogni anno, rinnovandosi con continue trovate di gameplay (vedi Nintendo DS e Wii) e innovazioni nella grafica (X-Box 360). Invece, entrare in fumetteria è un'esperienza tristemente più uguale a se stessa una settimana dopo l'altra.
A quanto pare, invece, il massimo della modernità concessa al Fumetto italiano è la recente iniziativa delle miniserie bonelliane. Evidentemente rivolte in primis, tanto per cambiare, agli aficionados. Basti pensare al pioniere di questi progetti, il Brad Barron di Faraci, un'emblematica strizzata d'occhio alla fantascienza da pulp magazine degli anni '50. Nota passione dei giovani!

Sono passati i tempi in cui la lettura di un fumetto mi stupiva. E di storie belle di personaggi "nuovi" ce ne sono a pacchi, là fuori. Ci vorrebbe un editore disposto a rischiare la mazzata sui denti, ma che tentasse di proprre qualcosa di veramente nuovo e in linea con i sentimenti dell'attuale generazione. Occhio, i sentimenti, non l'estetica, perchè sono due cose diverse. Ci vorrebbe un nuovo Dylan Dog.

26 gennaio 2008

Crossover /2

23 gennaio 2008

Sei già in mezzo alla strada e non lo sai

Questa lettera aperta di Bruno Concina, storico autore della Disney italiana, dovrebbe far riflettere. Non tanto per le argomentazioni espresse dal celebre sceneggiatore, che anzi commette l'errore di mettere sullo stesso piano una palese violazione della parola data e il suo disincanto privato nei confronti della multinazionale Disney. Ma perchè il tema delle rivendicazioni di categoria, in Italia, è molto amaro e coinvolge tutti i lavoratori.

Non soffro certo complessi di invidia nei confronti degli States. L'America è un paese di merda, dove se non hai soldi puoi morire di appendicite o di parto, come nel Biafra. Però, và che bello lo sciopero degli sceneggiatori tv. In queste settimane, negli Stati Uniti, stanno a braccia conserte, a sostegno del loro diritto di incassare qualche dollaro anche dalla vendita dei DVD. La loro è una marcia decisa e compatta, han fatto blocco tutti assieme, mettendosi a fare altro per sbarcare il lunario (molti, tra l'altro, sono emigrati nel campo dei comics).
Gli attori più famosi, che han capito dove sta il vero potere, stan dalla loro parte. E han già boicottato i Golden Globes. Con conseguente grave perdita economica per le major, perchè senza Brangelina in passerella lo sponsor paga meno, molto meno.
D'altronde, che cazzo reciti se nessuno scrive niente?

Ora, premesso che una posizione del genere può essere accettabile solo nel caso di una categoria come quella degli scrittori, che non offre certo servizi fondamentali, è così che si fa. Altro che scioperini a singhiozzo o parate da sessantotto, come da noi nel Belpaese. Ci vuole un coinvolgimento diretto degli interessati, che senza cuscinetti stringono i pugni e si fanno sentire.
In tv o su internet, quando si parla dalla protesta della Writer's Guild of America, si sentono le voci di alcuni delegati tra gli scioperanti. Non ci sono intermediari interessati al compromesso facile. Non ci sono sindacalisti con le mani in pasta o con l'occhio alla politica. Ci sono solo dei lavoratori incazzati che pretendono qualcosa che, secondo loro, gli spetta davvero. Nel frattempo, i produttori di Hollywood sono liberi di scriversi gli show da soli.

Secondo me, in Italia manca proprio questo. Ormai i lavoratori sono ingabbiati in un vortice negativo di pigrizia. Da un lato, i media ci danno l'impressione di partecipare dalla poltrona di casa a ciò che accade nel Mondo, per il solo fatto di sentirne il riassunto nei telegiornali. Dall'altro, i sindacati organizzano le nostre proteste per noi, con risultati abominevoli e scoordinati che, alla lunga, scoraggiano gli stessi manifestanti.
Certo, anche negli USA hanno il telegiornale e i sindacati. Ma solo noi siamo abituati a cedere su tutto, secondo una mentalità medioevale che ci vede ancora guardare lo Stato dal basso verso l'alto.

Se gli autori italiani sono trattati come una merda è anche perchè non sono uniti. Ognuno guarda al suo orticello e sta seduto, sperando che una leccata di deretano possa garantirgli il posto un altro po'.
Un appello agli autori di fumetto italiani. il nostro è un Paese pieno di difetti. Cerchiamo di migliorarlo, e di migliorare così la nostra vita. Fate qualcosa, cazzo, o fra vent'anni vi troverete nella stessa posizione di Concina. Ragazzi, Bonelli è già vecchio, una volta morto lui sarà "Disney-style" dappertutto. E l'avrete voluto voi. Siete già in mezzo alla strada e nemmeno lo sapete.

18 gennaio 2008

Archivi in evoluzione

Nell'ultimo periodo si era speculato molto, in rete, a proposito del futuro degli Archives DC, il programma di ristampe di lusso dell'editore newyorkese. Nomen omen, gli Archivi proponevano versioni "rimasterizzate" di classici DC d'ogni epoca, svolgendo spesso un vero e proprio recupero di carattere storico, con il restauro di materiale della preistoria dei comics. Un tempo sempre presenti con qualche novità, mese dopo mese, su Previews, oggi gli Archivi sono quasi del tutto scomparsi. Giusto una sporadica comparsata ogni tanto, e solo per concludere collane già iniziate. L'idea generale era che il progetto, dopo anni di onorata carriera, fosse arrivato alla frutta. Un dubbio atroce, questo, nelle menti di molti DC fan!
Finalmente, Paul Levitz, presidente della DC Comics, ha parlato. Rispondendo a questa lettera privata da parte di un lettore, Levitz dice finalmente una parola chiara sulla questione:
We have had a number of devoted collectors of the series, and that enabled us to produce a body of work I am very proud of. Unfortunately, in recent years the sales of new Archives volumes have declined below the point where we can sustain the program in its current form. We are still working out the alternative plans, but I expect we will still have some volumes more or less in the current format; though with different pricing or specs and some new archival projets in a different arrangement. I hope we will be announcing all by spring time, and that you appreciate the result.
Insomma, gli Archivi sono morti, lunga vita agli Archivi. A fronte di un calo di vendite lento ma inesorabile, la DC è stata costretta a chiudere baracca e burattini, ma solo per riproporre il tutto, più avanti, in forma diversa.
C'è da dire che, in effetti, si tratta di una linea studiata in origine attorno a un mercato dei comics molto diverso da quello di oggi. Nel 1989, quando il primo volume di Superman Archives fece il suo esordio nelle fumetterie d'oltreoceano, poteva contare della compagnia sugli scaffali di appena una manciata di Marvel Masterworks, omologo prodotto della Casa delle Idee edito a partire da soli due anni prima. L'uscita di ristampe in paperback era poco frequente rispetto ad oggi, anche perchè gli albetti godevano ancora (per poco) di una distribuzione capillare al di fuori dei negozi specializzati. Di entrare con l'ariete nelle librerie di varia non se ne parlava ancora. Con una tiratura bassa, e un conseguente prezzo da capogiro di circa 50 dollari a pezzo, il target previsto era quello, ristretto, dei fumettofili più appassionati.
Oggi, dopo quasi vent'anni, le cose sono molto diverse. I profitti incassati dai volumi costituiscono ormai il grosso del reddito da parte degli editori, soprattutto per quanto riguarda i long seller. Fumetto e romanzo sono sempre più mano nella mano nel loro destino di prodotto commerciale da conservare, invece che usa-e-getta. Dal feuilleton alle strip, dagli Oscar agli Showcase presents.

La DC Comics, così come la concorrenza,
sta in effetti già sperimentando da tempo dei nuovi formati per le proprie edizioni da book shop, variegati ed economici.
Per citare solo alcuni esempi tra le ultime novità maggiormente affini, per tema, alle proposte dei fu Archivi, la saga del Fourth World, Omac e The Demon di Jack Kirby (questi ultimi due, ripescati per la prima volta in assoluto) sono in via di riproposizione in una specifica collana di tomi hardcover, gli "Omnibus", pubblicati su carta opaca, contro la patinata degli Archives, per abbassarne i costi e far meglio risaltare i toni piatti della colorazione d'epoca.
Anche
Justice League International, bistrattato classico degli anni '80, tornerà finalmente in una serie di cartonati corposi ma cheap, mentre per la JLA di Grant Morrison è stata scelta un'edizione simile ma in formato oversized, cioè maggiorato rispetto alle dimensioni standard dei comic book.
A questi formati vanno aggiunti quelli già in uso da qualche anno: Showcase presents, ristampe in bianco e nero a poco prezzo; Chronicles, paperbacks che ripropongono, in maniera cronologica e integrale, l'intera library di specifici personaggi; Absolute Editions, cartonati di formato enorme e ricchi di contenuti speciali degli del miglior DVD. Senza dimenticare, naturalmente, i classici formati paperback e hardcover, prima d'ora difficilmente dedicati a classici d'essai.

Gli appassionati non sembrano avere di che preoccuparsi, quindi, per quanto riguarda la volontà della DC di recuperare le proprie chicche del passato. Ma quale sarà la sorte delle collane di Archivi rimaste in sospeso? I titoli "orfani" sono così tanti che sarebbe difficile farne un elenco in questa sede, ma comprendono materiale illustre e molto richiesto dai fan, dai New Teen Titans di Wolfman e Perez alla Legione dei Super-Eroi dello stesso Paul Levitz.
Una soluzione potrebbe essere quella di proseguire quelle ristampe in formato Omnibus, raccogliendo però il materiale per annate, in modo da poter consentire ai collezionisti degli Archivi di proseguire la lettura senza traumi, e lasciandosi allo stesso tempo la porta aperta per un simile recupero delle storie già edite in Archives una volta che questi andassero esauriti.
Problema a parte è quello che riguarda la riproposta di quanto prodotto dalla DC tra il 1976 e il 1997. Come chiarito a questo link da Bob Greenberger, ex responsabile delle collected editions della corte di Paul Levitz:
DC pays a royalty based on a percentage of the cover price to writers, pencillers, and inkers to all material published prior to 1976 and after 1997. For the period in between, the vouchers that were in use called for a set reprint fee to be paid. In some cases, the amount of contractually obligated reprint fees makes the budget for a proposed collection unprofitable. In those cases, DC will either scrap the project or ask the talent involved to waive the reprint fee in lieu of the standard royalty arrangement. If the parties agree, then everyone benefits.
In altre parole, le storie pubblicate in quel periodo rientrano in accordo in base al quale la loro eventuale ristampa andrebbe retribuita agli autori originali secondo una tariffa fissa. Contratriamente alle altre, che fruttano invece a chi di dovere una percentuale del prezzo di copertina. Non si tratta di una differenza da poco: di fonte alle previsioni di vendita, la famigerata cifra fissa di cui sopra può non essere ritenuta dall'editore come una spesa accettabile. Quantomeno, non per una ristampa in Archivi. Del maiale non si butta via niente!

EDIT: Wikipedia mi informa che nel numero 1080 di Comic Shop News, del 27 febbraio 2008, è stato prodotto un ulteriore aggiornamento ufficiale sulla vicenda degli Archivi.
"In spite of earlier reports of their demise, DC Archives will continue in 2008 and 2009, although in reduced numbers, focusing on continuing already-established Archives series."

13 gennaio 2008

Fai quel che ti pare! /18

Con l'anno nuovo Previews si è leggermente rinnovato nella grafica, con discreti risultati. Per fortuna, al di là dell'aspetto estetico, il meglio di questo catalogo resta nell'esperienza di sfogliarlo, scoprendone una sorpresa dopo l'altra. Buon 2008 di spese fumettose!

PREVIEWS di Gennaio 2008 (vol.XVIII, #1)

La stella Darwyn Cooke torna sul luogo del delitto, offrendo un piccolo sequel ad una delle sue opere più celebrate. Justice League The New Frontier Special (DC Comics, p.72) è una breve appendice all'opera originale del 2004, la cui versione animata sarà da poco uscita in DVD al lancio di questo speciale. Che, per l'occasione, presenta un'appendice dedicata proprio al lungometraggio prodotto da Bruce Timm, con schizzi preparatori ed immagini dalla pellicola. Multimediale.

Tappandosi il naso per superare il resto delle ultime novità, anche la sezione di Previews occupata dalla DC Comics può offire delle piacevolezze. Tra le ristampe di materiale classico. Da segnalare assolutamente, almeno tre volumi. Il primo è la riedizione di un classico dimenticato del Re dei comics, Jack Kirby's OMAC One Man Army Corps HC (DC, P.90). Da sistemare idealmente in libreria accanto ai quattro cartonati del "Quarto Mondo", già discussi in questa rubrica.
Per i filologi di Grant Morrison e Mark Millar, due degli autori più acclamati del momento, ecco finalmente il paperback di una delle loro creazioni giovanili in tandem, mai raccolta finora: JLA Presents Atzek The Ultimate Man TP (DC, P.91). Sempre dagli anni '90, fa il suo esordio l'integrale di un'altra delle poche gemme sfornate in quel periodo dal comicdom mainstream, The Starman Omnibus Vol.1 HC (DC, P.92), di James Robinson e Tony Harris. Due opere di taglio diverso, ma entrambe piacevoli, divertenti e inconsuete.

Questo mese segna il ritorno di tre nomi di primo piano della scena del Fumetto d'autore, pur noti, grazie a incursioni più o meno sporadiche nei mondi Marvel e DC, anche ai lettori mainstream.
Il primo è David Lapham, tagliente autore dal gusto noir, osannato per "Stray Bullets", che torna finalmente ad occuparsi di una serie regolare. E lo fa per la Vertigo, l'etichetta matura della DC Comics, con The Young Liars (DC, p.114). Si preannunciano disincanto, cinismo e cattiveria da vendere. Da gustare a stomaco vuoto!
Dopo aver terminato lo struggente "Strangers in Paradise", gemma toccante e accorata, Terry Moore lancia un nuovo progetto autoprodotto, Echo (Abstract Studios, P.202). Al momento non sono disponibili molti dettagli sulla trama, se non che la storia vede protagonista una fotografa di guerra con la sfortuna di trovarsi "nel posto sbagliato al momento sbagliato". E già si ode il fruscio del vento afghano...
Brian K. Vaughan, reduce dal successo di "Y the Last Man" e dall'esordio televisivo agli script di "Lost", è, infine, presente su Previews con Logan (Marvel, p.69), nuova miniserie della linea Marvel Knights. La storia, che narra una vicenda retrospettiva dell'x-man Wolverine, è illustrata dalla classe di Eduardo Risso, maestro argentino del chiaroscuro.
Tre proposte, sulla carta, da acquolina. Gnam!

Questi sono i miei consigli. Poi, fate un po' come vi pare.

08 gennaio 2008

Gruß, M.

Non posso evitare di condividere via blog questa splendida gif animata che ho ricevuto in regalo dall'amico Michael Hussinger. E' deliziosa e mi ha fatto sorridere di cuore. Si vede che lui ed io non ci vediamo di persona da molto, perchè mi ha disegnato ancora coi capelli a mezza lunghezza (ora li porto più lunghi, come si può vedere dalle poche foto che ho postato su queste pagine). Ma per il resto, penso che mi abbia centrato perfettamente! Anche dal punto di vista cromatico...
Grazie mille, Michael! Un abbraccio :-)


07 gennaio 2008

Same old same old day

Sono onorato di poter dare il più caloroso benvenuto nel mondo DC... alla Marvel Comics. Perchè con One More Day (OMD), recente saga di J.M. Straczynski e Joe Quesada, la Casa delle Idee ha riservato al proprio personaggio di punta, l'Uomo Ragno, lo stesso stilema narrativo che, negli ultimi vent'anni, l'ha già fatta da padrone in casa DC. Con risultati infausti ogni DC fan.

ATTENZIONE! Seguono SPOILER su storie di Spider-Man ancora inedite in Italia!

OMD è una di quelle storie che non devono essere considerate di per sè. Il suo scopo non è tanto quello di intrattenere i lettori, quanto di rimescolare le carte in tavola.
Negli ultimi anni, la Marvel ha già prodotto almeno un'altra storia del genere, Avengers Disassembled. Una sequenza di albi orrendi, ma che hanno indiubbiamente dato il là ad un periodo più che roseo per il franchise dei Vendicatori. Se questa si poneva come la fine di un'era per il gruppo di Capitan America e Iron Man, radendo al suolo lo status del team perchè Brian M. Bendis (New Avengers) e Mark Millar (Civil War) potessero ricostruirlo da zero, il caso dell'Uomo Ragno è più complesso.
In sintesi, OMD ha riscritto per magia - non è un eufemismo - l'intera Storia dei Spider-Man. Con il risultato di liberarla dalla presenza, sgradita agli attuali piani alti, della moglie, la rossa Mary Jane Watson. Una zavorra che, a detta dell'Editor-in-chief Quesada, invecchiava il personaggio di Peter, allontanandolo dal suo "stereotipo ideale" di giovane scapolo in perenne crisi economica. Quello che, negli anni '60 e '70, la generazione dello stesso Joe Q ha imparato ad amare negli episodi memorabili di Lee, Conway, Romita, Kane e Andru. E se andava bene allora, perchè non dovrebbe funzionare oggi? D'altronde, il riciclo ha funzionato anche per i pantaloni a vita bassa, i sandali e gli occhiali da sole con le lenti a goccia.
Ed ecco spiegata l'origine di OMD, evento risolutore dalle premesse, però, piuttosto complicate. Per salvare la sfortunata Zia May, colpita per errore da un colpo di fucile destinato al ragnetto, Spidey ha accolto una proposta indecente di Mefisto: rinunciare al suo matrimonio, eliminandone l'esistenza dalla memoria collettiva, in cambio della vita dell'adorabile vecchietta. Mi sarei aspettato un "sì" da parte di Andy Capp, ma da Peter Parker? Da un grande potere... boh, non ricordo più neanch'io.

Pur in un'analisi libera da emotività da tifoso, il soggetto di OMD mostra delle grosse falle di coerenza.
Il protagonista, la cui ragion d'essere è costruita attorno a un profondo senso della giustizia, non dovrebbe poter accettare un vero e proprio patto col diavolo come quello stipulato da Spidey in OMD, quantomeno non senza perdere la propria credibilità davanti al lettore.
La sua motivazione, pur grave, non basta inoltre a giustificare in assoluto una scelta del genere. Se non, forse, in chiave metafumettistica: il baratto del futuro con il passato è, in fondo, una chiave di lettura dell'intera saga. No, non ci siamo; per usare i termini della tragedia greca, si tratta di un passaggio semplicemente inverosimile.
Volendo fare le pulci, ci sarebbe da dire che, sempre in termini di verosimiglianza, l'intero impianto "magico" di OMD regge a malapena in una storia dell'Uomo Ragno. I lettori della serie avevano già apprezzato poco la simile svolta della "saga del totem", che
nel 2001 segnò l'esordio di Straczynski alle redini di Amazing Spider-Man. In quelle pagine, però, l'elemento sovrannaturale era meno preponderante, e si affiancava alla normale routine "urbana" dell'arrampicamuri senza sostituirvisi.

La domanda sorge spontanea. Perchè arrabattarsi in tutto questo casino per separare Mary Jane da Peter? Non sarebbero bastati un buon avvocato o un sonoro calcio nel culo? Secondo Joe Quesada, espedienti come quello del divorzio o della vedovanza avrebbero "invecchiato" ancora di più il character agli occhi dei lettori, ottenendo risultati peggiori rispetto al matrimonio stesso.
Al di là di quella quesadiana, qui la logica comune si ribella. Dal punto di vista morale, è peggio un divorzio o firmare un patto col demonio? Un patto che, per giunta, fa tecnicamente di Peter un fedifrago: le motifiche allo status quo effettuate da Mefisto non sono figlie di una vera e propria manipolazione dello spazio-tempo, ma di una riscrittura ad hoc dei ricordi di singole persone. Una specie di super seduta di ipnosi, insomma. Per cui, di fatto, il matrimonio è stato celebrato, solo che nessuno se ne rimembra più. O, quantomeno, chi c'era ne ha oggi una percezione diversa rispetto a quanto narrato, nel 1987, nello storico Amazing Spider-Man Annual 21. Certo, filosoficamente si potrebbe discutere in eterno su quanto un fatto escluso dalla memoria possa ritenersi ancora "vero" per chi lo ha scordato. Purtroppo, però, il lavaggio del cervello di Mefisto non ha coinvolto anche le menti dei lettori.

Dicevo che OMD non va valutata in sè e per sè. Va, invece, considerata come la premessa di un nuovo status quo per l'Uomo Ragno, a partire dalla successiva saga Brand New Day (BND). L'idea è che Spider-Man sia ormai considerato in tutto il Mondo come un'icona, anche grazie al successo dei recenti film diretti da Sam Raimi, che hanno contribuito a consolidare nel pubblico una certa immagine di "testa di tela". Per cui, per evidenti ragioni commerciali, meglio orientare anche il fumetto di Spidey verso gli elementi più "universali" del suo mito. E non è detto che ciò sia un male!
Lo Spider-Man pronto per BND è un Uomo Ragno "generico", al quale chiunque possa approcciarsi con la sola infarinatura minima della visione dei lungometraggi. Addirittura, ancora una volta per magia, è stato riportato in vita il compianto Harry Osborn, qui reimmaginato in una formula vicinissima a quella dei film. L'Harry di BND soffre persino dello stesso odio per il ragnetto di quello interpretato da James Franco. Con la differenza che, se nei film tale sentimento è giustificato dallo shock di fronte al presunto omicidio del padre Norman, della quale
il primo accusato è l'alter-ego di Peter Parker, nei comics il rinato Harry non può certo sentire la nostalgia per la scomparsa di un padre vivo e vegeto. Per ulteriori chiarimenti, citofonare "Mefisto". O prendere un Moment.

Il gruppo di autori assegnati a BND, coordinati dal controverso editor Steve Wacker, è sicuramente di ottimo livello. Tra questi, il frizzante Dan Slott e Bob Gale, sceneggiatore della fortunata trilogia di Ritorno al Futuro. Mancherà invece il buon Straczynski, che si è anzi discostato, in questa intervista riportata da Newsarama, dai dictat editoriali che hanno condotto a OMD e affini. A proposito di divorzi.
Di fronte alle prospettive, sulla carta piuttosto ottimistiche, dei futuri episodi, restano comunque molti dubbi sull'opportunità di questo profondo restyle.
Innanzitutto, come reagiranno i vecchi fan di fronte al "nuovo" Peter Parker? Le prime immagini lo vedono come una specie di moderno "bamboccione", malinconicamente allineato al pubblico dei tartassati ventenni di oggi. Se il target sono loro, è tutto chiaro: nella società incerta dei precari, essere sposati prima dei trenta fa apprire davvero come dei vecchietti. Un'impronta però un po' distante da quella del tardo-trentenne medio dello zoccolo duro, che ha visto il personaggio di Peter crescere negli anni accanto a lui, forse più a suo agio con l'immagine rassicurante e romantica dell'eroe marito. Un pubblico, quest'ultimo, per il quale BND rischia di risultare inoltre come una specie di "replica" (si è già parlato di un nuovo avversario, Menace, molto simile al vecchio Goblin).
Sulla questione del pubblico di riferimento, sorgono altre domande. A chi si rivolge BND? Si è detto agli spettatori dei film di Spider-Man. Ma chi sono? Si può dire che rientrino in un preciso range d'età? Tendenzialmente, in occasioni del genere si dovrebbe puntare ai più giovani, con l'idea di coltivare
in nerd lussureggianti una nuova generazione di teneri germogli. Che, tanto, nei comics shop non mette piede più da anni... per cui, sarà curioso vedere in che maniera i pargoli del 2008 entreranno in contatto con queste storie di Spider-Man, e soprattutto come faranno a distinguerle ideologicamente dalle altre.

In realtà, il manuale di sceneggiatura suggerisce che la trama iniziata con OMD debba per forza, prima o poi, concludersi in modo circolare. Peter non può scampare al suo peccato, è destinato ad affrontarne le conseguenze in maniera drammatica, chiudendo il cerchio. E' il suo "chiodo", come avrebbe scritto Chekhov. E, alla fine della fiera, il ruolo in esclusiva di Uomo Ragno per i "giovani" tornerà al solito Ultimate Spider-Man.

04 gennaio 2008

De scopibus culibus

Leggendo con continuità i messaggi di questo blog, sembra strano che sia "sponsorizzato" da DC World, il maggior fan-site italiano dedicato al mondo DC. Perchè nella maggioranza dei miei post non ho riservato all'editore americano che rigide bacchettate sulle mani. D'altronde, come ho già ampiamente specificato negli scorsi mesi, questa è la semplice reazione di un uber-fan che si sente tradito da una gestione pigra e poco brillante da parte dell'attuale redazione DC. Insomma, è un sintomo d'amore.
Per iniziare l'anno nuovo nel migliore dei modi, ho deciso di togliermi per un attimo la scopa dal didietro (la Befana me la restituirà la mattina del 7 gennaio) e dedicare qualche riga alle cose belle prodotte dalla DC, a quelle che ancora mi fanno emozionare e che non ho (ancora) intenzione di tagliare dalla lista della spesa. Sarà dura, ma qualcosina da dire c'è.

Senza dubbio, la migliore collana DC attualmente sugli scaffali è All-Star Superman, di Grant Morrison, Frank Quitely e Jamie Grant. Emozioni intense e trovate fantasiose a go go, tutto in quella magica salsa da favola moderna che ha caratterizzato le migliori annate dell'Uomo del Domani. Purtroppo la sua periodicità è estenuante per lentezza, ma ogni nuovo albetto vale la pena di tanta attesa. Forse, alcune delle migliori storie di Superman mai scritte.
Di taglio simile, pur strano a dirsi, è Action Comics, la storica prima collana regolare mai dedicata all'azzurrone. Pur essendo ambientata nel DCU solito, presenta storie divertenti e ben disegnate, che propongono riletture di stilemi classici del mito di Superman. La chiave è moderna ma onesta, ed è bello vedere, per una volta, la volontà di ripescare elementi dalla silver age per rinfrescarne la forza espressiva e non come una banale strizzata d'occhio ai lettori di vecchia data. Le storie, di Geoff Johns e Richard Donner, sono forse un po' troppo diluite, ma ugualmente piacevoli.

Uno degli autori che più ha dato, in termini di qualità, alla DC degli ultimi anni è Darwyn Cooke. Dopo una lunga carriera da graphic designer e, in seguito, da animatore presso gli studi della Warner Bros, Cooke è riuscito a realizzare la sua ambizione di fare Fumetto. Con maturità, classe e leggerezza, ha già realizzato alcune pietre miliari del DC Universe, come DC The New Frontier, opera dalla quale è stato tratto di recente anche un film animato.
Da qualche mese, Darwyn Cooke è al lavoro su The Spirit, splendido omaggio al lavoro del grande Will Eisner, maestro che occupa senz'altro un posto di rilievo tra gli ispiratori del cartoonist canadese. Purtroppo, è già stato annunciato l'addio di Cooke a questa serie, con il #12. Ma l'occhio è sempre su Previews, in attesa di sue nuove e strabilianti imprese.

Una delle cose che meno tollero della della DC attuale è l'eccessivo ricorso alla violenza. Una crudezza gratuita, che sporca la magia dei personaggi DC Comics, in un goffo tentativo di accostarne i toni al gusto dei lettori "adulti". Più che altro, così si procede per esclusione, lasciando fuori il pubblico più sensibile. Almeno ne valesse la pena dal punto di vista delle emozioni... e invece, imperano la noia e una certa sensazione di ribrezzo.
Io immagino l'universo DC come un'auto sportiva. In autostrada o in pista, corre che è un piacere. Certo, volendo ci si può anche andare sugli sterrati o un po' in fuoristrada, ma con il rischio evidente di impantanarsi. Per quello ci vuole la jeep, genere d'auto anch'esso rispettabile ma diverso. Potendoselo permettere, penso che tutti nel garage le vorrebbero entrambe!
Tra le mille proposte di storie "impantanate", meno male che nella checklist DC ci sono anche bolidi da gara come Teen Titans Year One, di Amy Wolfram e Karl Kerschl, e Teen Titans Lost Annual, scritto dal compianto Bob Haney e illustrato da Jay Stephens e Mike Allred. Accostare queste due storie, che presentano entrambe avventure retrospettive sulla prima formazione di Giovani Titani, è un'ottima maniera per capire come un modello narrativo possa modernizzarsi, guadagnando appeal senza snaturare se stesso. La Wolfram, già autrice di alcuni episodi della serie di cartoons dedicata ai Titani, è riuscita a cogliere le intenzioni e la leggerezza del creatore del franchise, Haney, adattando il tutto a una narrazione di taglio più fresco ed attuale.
Sulla stessa scia, è uscita nel 2007 un'altra strepitosa meraviglia, Shazam! the Monster Society of Evil, di Jeff Smith. Ancora una volta, si tratta della rilettura di un personaggio storico del comicdom, secondo gli stilemi che ne avevano caratterizzato l'ascesa negli anni della golden age. Il talento e la sensibilità narrativa di Smith, creatore del pluripremiato "Bone", shakerano il tutto con un occhio da lungometraggio animato.

Uno dei piatti più forti della DC degli ultimi anni è senz'altro il settore delle ristampe. In coincidenza con l'espansione del mercato delle librerie di varia, è esplosa una vera e propria riscoperta delle gemme nascoste nell'archivio DC, riportate alla luce in una valanga di volumi di vario formato. Cartonati, brossurati a colori e in bianco e nero... ce n'è per tutte le tasche. E per tutti i gusti, dalla golden age all'epoca moderna.
A mio parere, i recuperi più succosi sono quelli degli Omnibus, che finora hanno ristampato in formato di pregio alcune delle storie più succose dell'intera Storia DC (il Quarto Mondo di Jack Kirby, la Justice League di Giffen e DeMatteis, ecc), e gli Showcase presents, tomoni economici in bianco e nero principalmente dedicati a recuperi di materiale silver age. Le storie degli Showcase presents sono più che spassose, ma vanno lette a cuor leggero: il loro approccio, follemente fantasioso, è molto diverso da quello più "inquadrato" dei moderni comics DC... purtroppo.

01 gennaio 2008

Buon 3008!