29 dicembre 2007

Legion of Super-Heroes: fuori dal tunnel? /3

Con il cuore gonfio di speranza, torno a scrivere della Legione dei Super-Eroi, e degli ultimi sviluppi che la sua continuity complessa e contorta sta subendo oltreoceano negli ultimi mesi. Per i precedenti capitoli di questo mio accorato report da fanboy, cliccare qui e qui. ATTENZIONE! Seguono spoiler su albi ancora inediti in Italia!

Attualmente, le storie della Legion si svolgono sui binari di tre serie regolari. La prima è Action Comics, che dal numero 858 ospita il vero e proprio sequel alla Lightning Saga, della quale ho già trattato negli
articoli precedenti. La vicenda, scritta dal solito Geoff Johns e splendidamente illustrata da Gary Frank (Hulk, Supreme Power), vede Superman in viaggio nel futuro della Legione apparsa sulle pagine del crossover tra JLA e JSA.
Sì, perchè attualmente in giro per il DC Universe ci sono almeno due diverse versione del super-gruppo futuribile creato nel 1958 da Otto Binder. Questa, la più interessante, riprende la versione pre-Crisis della Legione, la cui storia sarebbe proseguita nell'ombra, da allora, a partire dalle storie del "volume III" uscite parallelamente a Crisi sulle Terre Infinite.
Da allora, le cose non sembrano essere andate gran che bene per Cosmic Boy e soci. Nel XXXI° secolo della loro linea temporale, la cui posizione rispetto al resto del DCU è tutta ancora da definire, la Terra è vittima di una feroce ondata di razzismo nei confronti di tutti gli alieni. Addirittura, il mito stesso di Superman è stato distorto facendo di Kal-El, in realtà ultimo sopravvissuto del lontano Krypton, l'immagine bandiera dei terrestri "purosangue". Naturalmente la Legione, simbolo di tolleranza e rispetto verso ogni cultura, è stata tra le prime vittime di questa follia collettiva, fomentata da una gang di super-mascalzoni autoproclamatasi Justice League of Earth.
La storia, molto intrigante, vede l'azzurrone, pur senza poteri sotto il sole rosso della Terra del futuro, combattere fianco a fianco dei suoi storici compari della Legione, ora ridotti da celebrati eroi interplanetari a cellula rivoluzionaria sotterranea. Riusciranno i nostri beniamini a dimostrare al mondo che Superman era un alieno? Lo scopriremo al più tardi su Action Comics 863, ultimo capitolo della storyline, in uscita il prossimo marzo.

Nel frattempo, altri due protagonisti della Lightning Saga sono coinvolti, nel DCU del presente, in un'altra avventura. Si tratta di Karate Kid e Una (ossia un terzo di Triplicate Girl), le cui peripezie sono raccontate (quasi) ogni settimana sulle pagine della mediocre maxiserie Countdown to Final Crisis.
In breve. Karate Kid, alias Val Armorr, ha contratto un virus mortale, simile per struttura a ciò che infettava gli inquietanti OMAC visti nell'ambito di Crisi Infinita. Dopo aver incontrato alcuni nomi noti del DCU, tra cui la nuova Supergirl sui numeri 21 e 22 della collana a lei dedicata, Val e Una si sono diretti in Colorado, da un certo Buddy Blank. Questo nome non sorprenderà di certo i lettori di buona memoria, che lo ricorderanno come l'alter-ego dell'OMAC originale, quello creato
negli anni settanta dal genio di Jack Kirby. I tre giungono quindi da Brother Eye, il satellite impazzito della miniserie OMAC Project, che esaminando Karate Kid rimbalza ulteriormente il legionario, questa volta verso i ruderi della città di Bludhaven. "Quanta strada nei miei sandali..."
Considerando che la sintesi di cui sopra riassume la bellezza di trenta e passa albetti di Countdown, saltano agli occhi la povertà delle idee sul piatto e la vuotezza della trama, che pare strutturata come un videogioco di serie B.
Stando alle indiscrezioni trapelate dai vari teaser diffusi in rete dalla DC, il viaggio di Karate Kid è destinato a incrociarsi con il "Great Disaster". Ipotetica catastrofe naturale futura, anche il Grande Disastro è ripreso dalla penna del Grande Kirby, che lo ideò come premessa della sua splendida opera sci-fi/action Kamandi. E in effetti è proprio il biondo Kamandi, "l'ultimo ragazzo sulla Terra" come descritto nella testata della sua storica collana, il punto di congiunzione ideale tra le versioni originali di OMAC, del quale era un discendente, e di Val Armorr, che incontrò in un insolito team-up nel 1978. Che la DC abbia in mente proprio un revival del biondo scavezzacollo kirbyano? Dopotutto, come visto in un epilogo di Crisi Infinita, la prossima meta di Karate Kid nasconde sottoterra un bunker chiamato "Command D", proprio come quello dal quale prese il nome il prode Kamandi. Inoltre, Grant Morrison ha già dichiarato che il personaggio apparirà nel finale di Final Crisis, per richiamare l'apparizione iniziale di Anthro ("il primo ragazzo sulla Terra"!). Elementare, Watson...?

Nel frattempo, cosa accade alla Legione "titolare", quella protagonista del "volume V" inaugurato da Mark Waid? Dopo un lungo periodo di magra, anche per questa incarnazione del team si preannunciano tempi sereni. Infatti, nel numero 37 di Legion of Super-Heroes, uscito in America questa settimana, ha fatto il suo positivo esordio la nuova, attesa coppia di autori. Ai disegni Francis Manapul, artista solido e dinamico dal tratto che ricorda Joe Madureira e Olivier Coipel. Nel ruolo di sceneggiatore, invece, uno straordinario ritorno, quello del veterano Jim Shooter. Sì, lo stesso Shooter che inaugurò la sua carriera nel comicdom all'età di soli 15 anni, proprio con un'indimenticabile sequenza di storie della Legion (da Adventure Comics 346, del 1966).
Personalmente mi è stato molto difficile approcciare questo primo albo di ritorno. Da un lato, da sfegatato ammiratore a tutto tondo della carriera di Shooter, mi piacerebbe poter giudicare la nuova opera dell'autore di Pittsburgh con totale serenità, e magari anche un occhio di riguardo. Però, allo stesso tempo, la sola vista del rooster della Legione "titolare" continua a darmi i crampi allo stomaco. In definitiva, devo ammettere che Legion of Super-Heroes 37 è oggettivamente buono, soprattutto per merito delle caratterizzazioni di Shooter, che scolpisce i personaggi in maniera (finalmente) amabile e strizzando l'occhio alle loro versioni "classiche". Inoltre, la storia è densa al punto giusto e ricca di spunti e sottotrame, in una maniera che ricorda un po' il periodo curato da Paul Levitz. Sperém.


Ma cosa attende i legionari nel 2008?
In primis, si spera, la risoluzione del paradosso delle varie Legioni che stanno comparendo qua e là per il DC Universe. L'anno prossimo si celebra il cinquantennale del franchise, e a quanto pare il piatto forte della festa sarà proprio la necessaria risposta a questo problema di continuity da mal di testa
cronico.
In attesa di "Legion of Three Worlds", la storia che dovrebbe sbrogliare la matassa, non si può che speculare.
Su Action Comics annual 10 del 2007, albo usato da Geoff Johns e Richard Donner per introdurre le trame sviluppate di lì a un anno, è apparsa una storia che riscrive in chiave silver age il primo incontro tra Clark Kent e il legionario Mon-El. Il racconto, molto breve, ricicla l'origine classica di Mon-El, con un giovane Clark costretto ad imprigionare l'amico nella Zona Fantasma così da evitargli una sorte peggiore per avvelenamento. Rispetto alla versione originale, però, c'è una differenza sostanziale: qui Clark agisce ancora in "borghese", molto prima di indossare i panni di Superman. Peccato che, nelle storie della Legione del "volume V", un Mon-El appena recuperato dall'esilio nella Phantom Zone ricordasse di esservi stato imprigionato da qualcuno con la celebre "S" sul petto... un errore di distrazione da parte degli autori, o un vero e proprio indizio?
Inoltre, come riportato nel prezioso blog di
Michael Grabois, l'anno prossimo Kieth Giffen tornerà ad occuparsi della Legione, in occasione di un crossover tra gli eroi DC e i colleghi dell'universo parallelo della WildStorm. Molti in rete hanno ipotizzato da tempo che l'attuale Legion "titolare" potesse venire spiegata come appartenente al futuro del WSU. E se non fosse una cattiva idea?
A proposito di ritorni, lo stesso Paul Levitz ha confessato a Newsarama di avere realizzato u
na storia breve della Legion per la super-star della matita Jim Lee, da pubblicarsi in una sorta di art book dedicato alla carriera dell'artista di origine asiatica. Conoscendo di gusti di Lee, che non ha mai nascosto il suo amore per l'incarnazione pre-Crisis del team di teenagers del futuro, questa sarà quantomeno un'occasione di leccarsi in baffi per tutti i fan nostalgici come me. E non solo.

Long Live the Legion!

21 dicembre 2007

Fai quel che ti pare! /17

Al contrario che da noi, in America il "17" non è affatto un numero sfortunato. Penso di non avere quasi mai consigliato tanti titoli succulenti come in questa rubrica, la numero 17 dei miei consigli da Previews. Ed è bello chiudere l'anno con il petto gonfio di speranza verso un 2008 tutto da leggere.

PREVIEWS di Dicembre 2007 (vol.XVII, #12)

Meglio tardi che mai, neh? Con un annetto di ritardo ecco l'attesa conclusione di Last Son, prima saga di Superman scritta da Geoff Johns in coppia col suo mentore, il regista Richard Donner. Onestamente, dopo tutti questi mesi, non è che me ne possa fregare gran che. Anche perchè, per evitare la debacle totale, la DC si è da tempo arresa a pubblicare le succesive storie in programma dell'azzurrone, dopo una serie di patetici fill-in guadagna-tempo. Col risultato di inevitabili spoiler sul finale della storia disegnata da Adam Kubert, il cui ritorno alla DC non ha certo ripagato l'editore newyorkese coi frutti sperati. Action Comics Annual #11 (DC, P.68) è un albo "importante" solo perchè chiude, finalmente, una delle più imbarazzanti parentesi editoriali mai affrontate da una major negli ultimi anni.
EDIT: alla fine, la DC ha ULTERIORMENTE rinviato l'uscita di questo albo. Per il momento, è in agenda per aprile 2008... vabbè.

Una delle serie DC da me più attese di sempre è Tiny Titans (DC, P.89), di Art Baltazar (Patrick the Wolf Boy) e Franco Aureliani. All'anagrafe, questa sarebbe una serie rivolta ai più piccoli. Ma, visto l'andazzo delle ultime produzioni DC, la cosa è da intendersi più che altro come garanzia di salvaguardia dalla violenza gratuita, dai cadaveri, dagli stupri e compagnia bella. Incrociando le dita perchè sia davvero così, e visti i nomi degli autori coinvolti non ne ho alcun dubbio, potrebbe trattarsi di un nuovo gioiello di delicatezza sulla scia dello Shazam di Jeff Smith. E oltre. Per chi al Fumetto chiede ancora un sorriso.

Nonostante il favore della critica e l'autorevolezza dei nomi degli autori coinvolti, Mike Carey e Jock, l'interessante miniserie Faker non ha avuto il successo sperato dalla DC. Per niente. D'altronde, miniserie autocontenute e per palati fini come questa sono ormai destinate a trovare il proprio pubblico in forma di volumi nelle librerie di varia, piuttosto che in albetti nelle fumetterie di pecoroni in balia dei crossover. La dimostrazione che anche i colletti bianchi della Vertigo inizino ad accorgersene è l'uscita del paperback di Faker (DC, P.105), offerto al prezzo davvero modico di $9,99. Un acquisto che, se non altro come esperimento, ci si può anche concedere.

Uno degli autori che ricordo con maggiore tenerezza è Fred Hembeck. Ai tempi in cui iniziai a leggere comics venivano spesso pubblicate
in Italia le sue parodie degli eroi Marvel, edite in origine, se non sbaglio, sulla rivista Marvel Age. Per un lettore come me, ancora alla scoperta di un nuovo genere narrativo, quelle spassose finestre su un modo leggero e scanzonato di vedere i super-eroi hanno sicuramente contribuito a non fare di me un appassionato oltranzista con la bava alla bocca, aprendo la mia mente e ricordandomi che, dopo tutto, sono solo fumetti.
The Nearly Complete Essential Hembeck Archives Omnibus TP (Image, P.141) ristampa integralmente tutto il resto dei lavori del cartoonist statunitense, escludendo naturalmente anche quelli realizzati per la DC Comics. Non vedo l'ora di avere tra le mani questo volume, dal costo peraltro assolutamente abbordabile, e di sorridere di nuovo con i buffi e bitorzoluti personaggi di Fred Hembeck.

L'annuncio più succoso del mese è sicuramente quello del primo numero di Rasl (Cartoon Books, P.238), la nuova miniserie del geniale Jeff Smith (Bone, Shazam and the Monster Society of Evil). Rispetto ai suoi lavori precedenti, deliziose avventure dal tono tutto sommato leggero, pare che Smith voglia dar prova di sè anche come autore di storie dal taglio più tenebroso e "adulto". Non ho dubbi che un narratore del suo calibro sia in grado di vincere alla grande anche questa sfida. Indipendentemente dell'argomento della storia, non vedrei comunque l'ora di leggere questo fumetto.

Concludo le segnalazioni di fumetti con due albi editi dalla Marvel Comics. Fantastic Four Lost Adventure (Marvel, P.30) contiene il restauro di una leggendaria avventura del quartetto realizzata dai creatori della serie, Stan Lee e Jack Kirby. Dopo oltre quarant'anni, questa avventura inedita vede finalmente la luce così come avrebbe dovuto essere pubblicata a suo tempo (finora ne erano state utilizzate solo alcune tavole, come flashback, in un altro episodio). Era ora!
Dopo il divertente ciclo su Wolverine di qualche anno fa, il brillante Mark Millar (Civil War, Wanted) torna a collaborare con l'amabile John Romita Jr. Questa volta il duo è alle prese con una miniserie super-eroistica creator-owned, Kick-Ass (Marvel, P.75). Poco si sa sul contenuto della trama, ma l'eloquente titolo lascia intuire una divertente spacconata ricca d'azione. Da tenere d'occhio.

Ultimamente mi sto appassionando alla lettura di testi di Storia del Fumetto, specialmente quello d'oltreoceano. Questo mese, Previews ne annuncia l'uscita di un paio che potrebbero rivelarsi come letture interessanti.
Love On The Racks A History Of American Romance Comics HC (Comics, P.381), di Michelle Nolan, racconta dell'ascesa e del declino del genere del fumetto "romantico" (che vede fra i suoi fondatori nientemeno che Joe Simon e Jack Kirby), molto diffuso nell'America durante la golden age of comics. Sì, la piattezza nelle proposte delle major è un fenomeno tristemente odierno.
The Ten-Cent Plague HC (Comics, P.382), di David Hadju Farrar, racconta invece la storia della battaglia tra Fumetto e censura che si è combattuta negli Stati Uniti negli anni del dopoguerra.
A naso, si tratta in entrambi i casi di letture su argomenti interessanti e generalmente poco approfonditi della Storia dei comics. Purtroppo il costo dei due tomi è un po' elevato, ma chissà che, in caso di successo, non ne escano anche delle edizioni più economiche, magari in brossura. Nel frattempo, tanto vale annotarsi già titoli ed autori!

Questi sono i miei consigli. Poi, fate un po' come vi pare.

16 dicembre 2007

Fabio Graziano presenta: googlonomi!

Stuzzicato da questo articolo apparso qualche tempo fa sul sito de La Repubblica, ho deciso di imbarcarmi in una piccola ricerca dei miei googlonomi. Ossia, degli omonimi che compaiono quando si digita il proprio nome sul popolare motore di ricerca Google. Ecco, in breve, i risultati del mio curiosare.

Non ci sono dubbi, la mia attività di internettomane mi ha garantito un posto privilegiato agli occhi di Google. Le prime voci a comparire inserendo il mio nome nel box della ricerca riguardano soprattutto ail sottoscritto. Subito dopo, segue per frequenza di riscontri il Dott. Fabio Graziano, Giudice presso la Commissione Tributaria di Genova (e forse a Chiavari). Credo che costui sia anche l'autore di questo ed altri libri, che trattano appunto di temi di giustizia tributaria, oltre che il redattore capo della rivista Diritto e Pratica Tributaria (il cui editore, non a caso, ha sede nella città della lanterna). Se trovassi in libreria un testo con quella firma, potrei essere tentato di autografarlo!

Da qui in poi, le cose si fanno più nebbiose: ci si inoltra nelle pagine avanzate della ricerca, quelle che presentano i risultati più frammentati.
Il successivo googlonimo in lista gestisce, a Vigevano, la Birreria Fuorimano. E dire che io sono astemio. Vabbè, ci farò comunque un salto. Se questo omonimo mi si oppone per quanto riguarda il bere, questo ingegnere edile di Torino sfida la mia avversione per il disegno tecnico. Al liceo artistico, architettura era una delle materie che più odiavo! Chissà, forse il "gemello malvagio" della situazione sono io, con le mie "negatività".
Quest'altro
, invece, è direttore di gara nella sezione di Palermo del torneo di Serie A2 di calcio a 5. Che sia lo stesso Fabio Graziano impiegato nella palermitana Elmi Software? Non è detto: tra i miei omonimi indicizzati su Google, infatti, sono in molti a provenire dalla splendida Sicilia. Come quello che ha commentato questo articolo del blog di Beppe Grillo, o come il curatore di questo sito sulle bellezze della terra di Giovanni Verga. Oppure come quest'altro, più sfortunato, di Milazzo.
Tra i miei doppelganger mi sorprende la scoperta di un velista che, tra il 2000 e il 2001, ha partecipato nientemeno che alla circumnavigazione dell'Africa! Che sia lo stesso a collaborare con questo sito di viaggi? Ma soprattutto, chissà se si diletta anche con il kayak. Nomen omen: anche questo omonimo potrebbe essere appassionato di scrittura, se è davvero lui l'autore dell'articolo qui indicato, pubblicato su una rivista di nautica.
A proposito di predestinati, il piccolo Fabio si è classificato al terzo posto, nel giugno del 2006, al Pokémon Gym Tour, giocato a Mirabilandia. Anche in questo caso, il mondo del Fumetto e dei cartoons ha colpito al cuore un Graziano.
Fanalini di coda del web, seguono alcune voci sparse, sulle quali la rete è più che mai avida di informazioni. A quanto pare, Fabio Graziano è un Credit Policy Manager nell'area di Torino, un quarantaduenne di Padova poco avvezzo all'uso di MySpace e un esperto in bonifica dell'amianto dell'area di Rossano (CS), che tra parentesi non è molto distante dal paese natale di mio padre.
Infine,
anche se non è proprio un googlonimo, mi diverte ugualmente segnalare la casuale scoperta di un Graziano Di Fabio, calciatore della Pro Vasto.

E i googlonomi di Mr. Kayak? Pochi, per fortuna. Uno, legato al mondo dello sport professionistico, l'avevo già citato in un messaggio scherzoso di qualche tempo fa. Comunque, mi è capitato
soprattutto di trovare persone chiamate proprio così all'anagrafe, cioè i Sig.ri Kayak... Vattelapesca.
La perla più divertente, però, è questo articolo sui "peggiori nomi di band musicali del 2007". Nella sezione finale, dedicata ai commenti dei lettori, un utente propone il nome di un gruppo che secondo lui meriterebbe un posto in classifica: "Mr. Kayak"!

04 dicembre 2007

DC Zombies

Negli ultimi mesi, la Casa delle Idee sta insistendo sempre più sul neonato filone dei "Marvel Zombies", interpretazione in chiave orrorifica del loro universo di super-eroi. In un mondo alternativo rispetto a quello che ospita le classiche versione di Uomo Ragno & soci, un virus alieno ha trasformato tutti (o quasi) in non-morti affamati di carne umana fresca. Stan Lee incontra George Romero. Un'apparizione dietro l'altra, i Marvel Zombies hanno conquistato sempre più un proprio spazio sugli scaffali dei negozi, diventando un vero e proprio fenomeno editoriale. Miniserie, copertine zombie-style, gadgets di ogni tipo: è scoppiata una vera e propria mania.
Alcuni, in rete, si sono messi un po' troppo sulla difensiva rispetto a questo innocuo trend, che non è nulla di più se non una gag un po' greve, un modo per sdrammatizzare la seriosità dei comics. Ne ho già accennato, in parte, in un precedente messaggio.
Fa impressione però accostare tutto questo ai percorsi, simili, di altri editori. Al di là di un generale ritorno in auge del genere horror, è visibile una sempre maggiore ossessione verso il tema della morte. Un discorso che, per giunta, potremmo estendere ad altri media come la musica (vedi gruppi come i My Chemical Romance) e la fiction audiovisiva (serial come "Six feet under", "Dead like me" e "Dexter"). Morte come rappresentazione del vuoto interiore di una generazione, quella attuale, priva di stimoli e di obiettivi? Forse, visto che il focus pare non mettere
tanto al centro il rapporto con l'aldilà, anche in chiave mistica, quanto l'opposizione tra essere e non essere, tra il peso dei tormenti della vita e l'allettante e liberatorio nulla.

A dire il vero, nei comics il tema della morte non è certo una novità, e negli ultimi vent'anni è anzi salito alla ribalta in maniera più che cruda, complice la volontà da parte degli autori di rendere le storie sempre più "mature" e "adulte" (notare la scelta pigra di isolare, attraverso la rappresentazione della violenza, il target dei giovani, invece di aumentare la complessità delle storie narrate come è generalmente accaduto, ad esempio, nel mondo dei serial tv).
Anche la DC Comics, sempre più caratterizzata da tematiche funeree, si trova immersa in questo vortice oscuro. Una escalation di sangue tristemente fine a se stessa, che ha purtroppo superato da tempo il confine del cattivo gusto. Basta dare una rapida occhiata alle uscite dello scorso novembre per farsi un'idea della morbosità che circola negli uffici degli editor guidati da Dan DiDio.

ATTENZIONE! Seguono SPOILER su albi ancora inediti in Italia! Anche se nella maggioranza dei casi si tratta di storie molto brutte, delle quali sconsiglio la lettura a monte.

Black Adam the Dark Age prosegue la saga della nemesi storica di Capitan Marvel, da dove la si era lasciata sulle pagine di World War III. L'alter ego di Teth-Adam, qui mostrato anche durante un atto di cannibalismo, è alla ricerca di un modo per resuscitare come si deve la defunta sposa, Isis, dopo un primo sfortunato tentativo che ha visto la donna tornare nel mondo dei vivi sotto forma di una specie di zombie putrescente. Per chi ne volesse ancora, ulteriori tragedie familiari attendono i lettori di Green Arrow/Black Canary, collana eponima nata sullo slancio dell'agghiacciante speciale da me già commentato, con dolore, a questo link. Nello stesso filone anche Death of the New Gods, noiosa miniserie di Jim Starlin sulla quale non mi sentirei di spendere alcuna parola, dal momento che il titolo parla fin troppo chiaramente da solo.
Countdown presents Lord Havok and the Extremists punta i riflettori su un gruppo di criminali ripresi dallo storico ciclo di Kieth Giffen e J.M. DeMatteis sulla Lega della Giustizia. In quelle storie Lord Havok, versione DC del celebre Dottor Destino della Marvel, regnava con alcuni degni compari su una Terra alternativa, da loro devastata a suon di atomica. Allegria.
Scorrendo le previews in cerca brio si inciampa in
Simon Dark, che racconta le vicende del nuovo anti-eroe di Gotham City, una sorta di moderno Frankenstein creato ricucendo le parti di una serie di cadaveri. Curioso notare che, a quanto pare, il ragazzo risulta avere la fisiologia di un diciottenne. Live fast, die young; ma fuori o dentro?
Su Green Lantern prosegue la Sinestro Corps War, nella quale, per la prima volta, alle Lanterne Verdi viene concessa la possibilità di utilizzare il loro anello del potere allo scopo di uccidere.
Dulcis in fundo, Titans East Special vede la comparsa di un nuovo gruppo di giovani Titani... tutti sterminati al termine dello stesso albo, dopo poche pagine di vita. Unico sopravvissuto è il veterano Cyborg, mentore dello sfortunato team. Ma suppongo che, se solo avesse in anticipo letto la sceneggiatura del solito scarpone Judd Winick, avrebbe preferito andarsene così anche lui.

Chiaramente questo non è che uno sguardo rapido e parziale. Chissà cosa è successo negli albi che non ho letto! Da sottolineare inoltre che nella mia carrellata ho escluso le ristampe, specie quelle di materiale d'epoca, per evitare il rischio di una errata contestualizzazione. Ma si potrebbe discutere
anche delle motivazioni che, mese dopo mese, favoriscono certi ripescaggi piuttosto che altri.
In ogni caso, resta l'amarezza di fronte a questa deriva di gusto da parte della DC. Mentre, come accennavo in apertura del messaggio, la Marvel ha scelto di elaborare gli ultimi (pur criticabili) input generazionali in maniera scherzosa e autoironica, l'editore di Superman e Batman non è riuscito a non prendersi sul serio, sfondando la porta del ridicolo. Ma non erano solo fumetti?