27 agosto 2007

E il futuro della Vertigo?

Lo scorso febbraio avevo dedicato un lungo post alla sempre maggiore rilevanza che le vendite dei volumi stanno assumendo nei bilanci degli editori di comics, a scapito di quelle degli storici albetti. Il mercato si è evoluto, e per raggiungere le masse è ormai indispensabile essere in grado di evadere dal circuito delle sole fumetterie, riserve (in)naturali nelle quali il Fumetto d'oltreoceano è andato sempre più autoesiliandosi negli ultimi vent'anni.
E di vita al di fuori dei comics shop ce n'è sempre di più. E' notizia delle ultime settimane l'irrobustimento da parte della DC Comics della propria linea per ragazzi, "Johnny DC", che rispetto al resto della produzione dell'editore newyorkese gode di una distribuzione più capillare, vedi Wal-Marts e compagnia cantante. La stessa Marvel ospita nella propria checklist una famiglia di collane kid friendly a distribuzione di massa, "Marvel Adventures". Nel corso dell'edizione 2007 di WizardWorld a Chicago, Joe Quesada, l'Editor-in-Chief della casa delle idee, ha addirittura definito la collana "Marvel Adventures" dell'Uomo Ragno come la testata della casa delle idee con più abbonati.

How will you stay young for comics and keep Marvel young? Joe said there’s no problem, as Marvel Adventures Spider-man is the number #1 subscription title for Marvel.

Anche il presidente della Marvel, Dan Buckley, è stato interpellato sull'argomento durante il WizardWorld. La sua risposta esprime in modo ancora più chiaro la volontà della compagnia a proposito dell'espansione nelle librerie di varia:

Biggest influence outside comics? Buckley: Watching how successful manga is in the bookstores, and now trying to do things that can be marketed in bookstores and will bring in new readers like Marvel Adventures, Dabel Brothers, Anita Blake and Dark Tower.

Nella dichiarazione riportata qui sopra, Buckley si riferisce anche alle recenti commistioni Marvel tra letteratura e Fumetto, come la miniserie ispirata ai romanzi della Torre Nera di Stephen King (ne ho già accennato, a suo tempo, nella mia rubrica di consigli da Previews), o le riduzioni di celebri romanzi d'avventura di "Marvel Illustrated".
Ma non è necessario guardare alle major storiche per sottolineare le potenzialità del mercato dei bookstores. Manga come Naruto o Fruits Basket, noti peraltro anche ai lettori italiani grazie a Panini Comics e a Dynamic, hanno scalato la classifica di USA Today dei libri più ventuti, compiendo un'ascesa fino alla top 30. Bone, meravigliosa opera fantasy autoprodotta dall'autore Jeff Smith, sta per varcare la soglia dei due milioni di copie vendute nei soli Stati Uniti.

Dando a Cesare quel che è di Cesare, tra i pionieri dello sbarco in libreria c'è stata proprio la DC, con la sua linea di fumetti per lettori maturi, la Vertigo. Fondata ufficialmente nel 1993 da Karen Berger, la Vertigo ha pubblicato in poco più di 10 anni alcune tra le opere più significative dei comics moderni, come Sandman di Neil Gaiman e Preacher di Garth Ennis e Steve Dillon. Tutti titoli, questi, che costituiscono dei fruttuosi long seller sia per l'editore che per gli autori, cui la Vertigo riconosce (a quanto mi risulta) una cospicua fetta dei diritti.
Il valore letterario e il target adulto dei fumetti Vertigo hanno persuaso molto presto la DC a rafforzarne la diffusione in paperback, aprendo così la strada al vero successo per molti titoli. Si tratta di una regola basilare del mercato: è il prodotto a dover inseguire il consumatore dove questi si annida, e non viceversa. Eppure, nonostante tutto ciò, quasi ogni nuovo progetto resta legato a un iniziale lancio in albetti. Insomma, gira e rigira, alla fine stiamo sempre lì al punto di partenza.
Riporto da The Beat un breve storico degli ordini di ALBI Vertigo da parte delle fumetterie americane:

06/2003: 16,414
06/2004: 17,378
06/2005: 14,165
—————
06/2006: 14,965 (- 2.0%)
07/2006: 16,684 (+11.5%)
08/2006: 16,107 (- 3.5%)
09/2006: 15,399 (- 4.4%)
10/2006: 15,189 (- 1.4%)
11/2006: 13,773 (- 9.3%)
12/2006: 13,834 (+ 0.4%)
01/2007: 13,572 (- 1.9%)
02/2007: 11,855 (-12.7%)
03/2007: 13,748 (+16.0%)
04/2007: 12,105 (-12.0%)
05/2007: 12,256 (+ 1.3%)
06/2007: 12,732 (+ 3.9%)
—————-
6 months: - 8.0%
1 year : -14.9%
2 years : -10.1%
3 years : -26.7%
4 years : -22.4%

Negli ultimi quattro anni, meno 22%. Più di un quinto del fatturato. Ouch.
Ancora un estratto dal report di newsarama.com sulla conferenza Vertigo dal solito WizardWorld:

A lot of Vertigo readers only seem to pick up trades, more so than with many other publishers. Does that change how Vertigo approaches things? [Jonathan] Vankin (editor di molte serie Vertigo, NdMrK) said that he doesn’t really feel it changes anything. They are always looking to do complete stories, other than with maybe John Constantine and Fables, their only two open-ended properties. Most of the projects that come to them have the end in mind from the beginning. They’ve never sacrificed or changed anything just to fit the trade.

E queste affermazioni sono proprio un esempio di quello che sostenevo. Vankin dice che il fatto di raccogliere le storie in volumi non influenza la realizzazione a monte delle storie, esprimendo una perfetta mentalità "albetto-centrica". Sì, insomma, il principale editor Vertigo è costretto a dire a una convention di settore che il formato che gli fa vendere (e, presumo, guadagnare) di più non è di intralcio nel processo creativo. E' come se Montezemolo rassicurasse i 10 acquirenti al mondo della Testarossa che la preparazione del nuovo modello non subirà influenze negative da parte della nuova Punto. Sono sicuro che gli stipendi degli operai del Gruppo Fiat non siano pagati dalle sportive.

Il problema della Vertigo però non è solo quello di scrollarsi di dosso le ragnatele del vecchio mercato, che non la capisce e non la apprezza come il "nuovo". Ma è anche e soprattutto quello di non essere più in grado di mettere sul piatto delle idee forti, da blockbuster editoriale.
Fatta eccezione per Fables, collana dalla quale sta nascendo un buon franchise di spin-off, e Y L'Ultimo Uomo, ormai in via di conclusione, negli ultimi anni l'etichetta matura della DC Comics non è riuscita a partorire dei titoli di forte appeal, con situazioni "iconiche" e di impatto.
Collane come American Virgin, di Steven Seagle e Becky Cloonan, o DMZ di Brian Wood e Riccardo Burchielli, hanno un nocciolo troppo complesso e dispersivo per "bucare lo schermo". Riassumere in due parole la trama della prima, ad esempio, sarebbe un'impresa. Al contrario dei maggiori hit storici della Vertigo, per i quali basterebbero slogan essenziali come "un pastore texano alla letterale ricerca di Dio" o "i personaggi delle favole trasferiti nel mondo reale". Bang, schermo bucato. Il conflitto di American Virgin è così flebile che se il finale del secondo arco di storie fosse stato privato delle ultime due pagine, che aprono la strada al ciclo successivo con un cliffhanger piuttosto pigro, la saga si sarebbe potuta benissimo concludere lì. Non c'è cuore che batte dietro quelle pagine, ma solo una serie di percorsi logici lucidi e sconnessi da parte degli autori, interessati unicamente a dire certe cose con una certa estetica.

Secondo me, il futuro della Vertigo dovrebbe essere nell'accettazione senza più rimorsi della propria natura e del proprio pubblico. Graphic novels e storie seriali pubblicate direttamente in volumi, come in Giappone. Sono sicuro che lo zoccolo duro di circa 12mila appassionati ancora legati agli albetti sarebbe ben lieto di proseguire la propria addizione al buon Fumetto verso il magico mondo del paperback inedito. Che, tra l'altro, fa anche più figo.

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