08 giugno 2007

Cosa manca al fumetto italiano?

Negli ultimi anni sta emergendo sempre più prepotentemente in TV il fenomeno della rinascita dei telefilm. Che, seguendo le orme di "Twin Peaks", si stanno evolvendo in un prodotto più ricco e complesso che mai. A comandare i palinsesti sono i serial americani, esportati non solo dai network principali ma anche da canali a pagamento che, forti degli incassi dei loro abbonamenti, possono soddisfare la propria nicchia di pubblico con titoli lontani dal forzato politically correct delle TV generaliste.
Ma perchè gli yankees riescono a vendere i loro telefilm in tutto il resto del mondo, con reciproca soddisfazione sia da parte dei produttori che degli acquirenti? In estrema sintesi, è perchè il loro è uno spettacolo pensato per funzionare in assoluto, per stare in piedi con le proprie gambe, per essere BELLO. E non solo per paracularsi un pubblico stagnante. Come accade per gran parte della fiction italiana, ma anche per la quasi totalità degli editori USA di fumetti mainstream. Fortuna che Marvel e DC possono ormai contare anche all'estero su uno zoccolo duro di lettori, coltivato in tempi migliori. Chissà, forse succederà così anche con i telefilm, e fra vent'anni saremo dei drogati di serial che bevono merda come se fosse un frappè alla nutella, ancora accecati dal bagliore del Dottor House.
Tutto questo per arrivare a un paio di considerazioni sul fumetto italiano. In particolare su quello Bonelli, che avrebbe in teoria le potenzialità per rifarsi il look in vista di una seria espansione internazionale. Cosa che, nel contesto del mercato globale, non sarebbe affatto una cattiva idea. Il fatto di essere in buone acque non significa che non si possa guadagnare ancora meglio, vendendo su altri mercati un prodotto che si ha già bello e pronto in casa.

La cosa che
del fumetto nostrano mi turba di più è una sua certa mancanza di personalità nazionale. La nostra arte sequenziale sta subendo forse più di altri media l'influenza di un certo tipo di immaginario "di importazione". Certo, il mio è un discorso a caratteri generali. Il gioco delle referenzialità incrociate tra generi e paesi è certamente molto più complesso di come io lo dipinga in queste poche righe. Eppure esistono anche in Italia delle realtà artistiche come il cinema che, nel bene e nel male, sono immediatamente identificabili nel panorama dei prodotti mondiali dello stesso tipo.
Negli Stati Uniti, il genere dei super-eroi è nato come reazione dell'industria dell'enterteinment alle frustrazioni della società, schiacciata dalla grande depressione degli anni '30. Superman, primo esponente di un lungo filone che ancora oggi condiziona il mercato d'oltreoceano, rappresenta in parole povere la rivincita dell'uomo medio nel segno dell'american dream. Sarà anche merito della recente ondata di film sull'argomento, ma fermando una persona qualsiasi per strada e chiedendogli il titolo di un fumetto americano la risposta sarebbe quasi sicuramente il nome di un super-eroe.
Pensando all' "idea platonica" del Fumetto italiano, invece, mi viene in mente giusto Bonelli. Un editore oggi identificato soprattutto dal formato, dalla produzione di albi pressocchè autoconclusivi e dalla difficoltà nello svecchiarsi. E le cui collane più celebri hanno comunque ambientazioni "esotiche", seguendo sentieri d'avventura tracciati dal cinema dell'epoca d'oro di Hollywood. Anche in questo caso, per reazione storica. All'isolazionismo culturale dell'epoca fascista...

Vengo al sodo con un esempio. L'altro giorno stavo leggendo su un quotidiano free press un'intervista all'ex procuratore nazionale antimafia, Pier Luigi Vigna. Vigna ricordava gli anni da magistrato, la lotta al terrorismo, l'amicizia con Giovanni Falcone. E mi è tornato in mente un grande esempio di fiction RAI, la Piovra, uno sceneggiato da me amato profondamente. E, purtroppo, oggi più che mai
attuale. Ce ne sarebbe da scrivere ancora sui giochi torbidi della politica, sulle collusioni tra il potere dello Stato e gli interessi economici di pochi privilegiati. Ma anche sulle vite di persone comuni, sporcate dalla più bassa criminalità organizzata, dalle cosche camorriste, dalla 'Ndrangheta. Insomma, una fonte inesauribile di idee, prese dalla cronaca di tutti i giorni. E soprattutto uno scenario tipicamente italiano. Fumetti attualmente pubblicati sull'argomento? Non me ne risultano.

Spero di non venir confuso per un mero campanilista. Ogni tanto c'è sempre qualcuno che se ne esce con una sparata su quanto per le strade di Milano ci siano più Wolkswagen che Fiat, sul tramonto del panino con la salamella in favore dell'hamburger. Si stava meglio quando si stava peggio, non ci sono più le mezze stagioni, una volta qui era tutta campagna. A me di tutte queste cose non frega un accidenti, anche se mi dispiace un po' per la salamella.
Il punto è che, secondo me, quando si tratta di rendere un prodotto il più caratterizzato possibile, tutto fa brodo. Perchè, per dire, agli americani dovrebbe interessare la versione italiana di CSI se hanno già l'originale? Ma per passare una serata al ristorante italiano sono disposti a spendere fior di verdoni. I manga non sono forse enormemente legati all'identità culturale del Sol Levante? Ed hanno un successo pauroso anche da noi.
Perchè rinunciare a priori ad arricchire
le storie che scriviamo del sapore della nostra cultura? Quello sì che non si può contraffare, come sanno tutti gli americani che hanno cenato in un ristorante italiano anche nello Stivale.
E' ormai un fatto, inoltre, come negli ultimi anni il pubblico del nostro Paese stia chiaramente trasudando la propria voglia di identificazione in modelli meno alieni. Ad esempio, per quanto riguarda il target degli adolescenti, il successo dei romanzi di autori come Federico Moccia dimostra quanto sia possibile fare breccia in una quota di potenziali lettrici che attualmente, dal punto di vista del medium Fumetto, sono avvicinati in modo credibile solo dai manga.

Mi consolo pensando che uno dei migliori fumetti attualmente in circolazione, il Dago di Robin Wood e Carlos Gomez, è ambientato in gran parte in Italia. E come sembra magica, in quelle pagine...!

5 commenti:

Mr. Kayak ha detto...

a tutti coloro che fossero interessati, segnalo una interessante discussione sull'argomento di questo post, appena nata sul dc forum.

Mickey ha detto...

Non so se ho il tempo di seguire la discussione sul forum, ma... hai pienamente ragione, su tutta la linea.
Uno dei problemi, credo, è che gli sceneggiatori italiani (stavo per dire "noi sceneggiatori" ma non ho voluto offendere nessuno) sono sì troppo contaminati dalle letture internazionali... ma sono anche poco informati e attratti dalle tematiche di cui parli.
Io non saprei da dove iniziare se volessi scrivere un fumetto sulla mafia, sulla politica et similia. E in più non saprei a chi proporlo.
Mi sembra che solo la BeccoGiallo si muova in quest'ambito e non so quanto successo commerciale riscuota.
Quel ruffiano di Marco Rizzo ha seguito questa pista e adesso pubblica "Ilaria Alpi". Invidierò per sempre il rimboccarsi delle maniche di quell'uomo.

Mr. Kayak ha detto...

sì, in effetti beccogiallo è forse il solo editore in italia a interessarsi all'attualità con un progetto serio. personalmente non sono molto interessato all'approccio cronachistico in sè, a gusti preferisco che i temi sociali vengano applicati a storie terze. ma meglio che niente...!

Anonimo ha detto...

Sì, sono molto d'accordo. Credo però che il punto focale sia proprio quello dell'italica incapacità nello svecchiarsi. Per fare un nome già fatto questa pecca è presente soprattutto in quel di casa Bonelli. Ora, senza per questo dover arrivare all'ossessiva ricerca del sensazionalismo del fumetto supereroistico americano con morti, risurrezioni, stragi, genocidi e catastrofi inenarrabili, a casa Bonelli passano gli anni, cambiano gli sceneggiatori ma i personaggi e tutto ciò che sta loro attorno è sempre quello. Pensate a Tex...per un certo periodo di un pò di anni fa l'unico cambiamento che si riusciva a concepire era lo spostamento del personaggio in una differente ambientazione (Martin Mystère, Mister No). E tra le uscite più recenti passino Magico Vento, che comunque è scritto da uno che non è un novellino, Manfredi, e che per la verità non ha cambiato più di tanto il suo target rispetto un Gordon Link di epoca Araldo, se non ricordo male, e Julia, ma anche qui non siamo di fronte ad uno qualunque, ma, insomma Demian potrebbe essere meglio di quel che è, ma lo scandalo è Brad Barron, la fiera del già visto e del già letto. Per carità, non nego che Faraci non sia il mio massimo (ho comprato anche un suo volume su Devil e Capitan America che...oddio, sto male...). Non è che non ci siano prodotti buoni, anzi. A me MM continua a piacere molto, ma soprattutto non capisco, anche se è già da svariati anni che non lo leggo più ed ogni volta mi riprometto di andare a recuperare gli arretrati, quindi il mio giudizio risale ad un pò di tempo fa, perché un fumetto come Nathan Never non sia un prodotto da esportazione. Per il resto, poco altro se non ci fosse l'Eura che ha l'esclusiva su alcuni dei migliori fumetti al mondo, anche se quasi tutto di produzione straniera. Su tutti Dago, Cutlass.
Saluti, Francesco (7thson)

Mickey ha detto...

Basta dare la colpa alla SBE! Se è la realtà fumettistica più solida in Italia, è perchè fa fumetti di un certo tipo. E dovrebbero invidiarceli in tutto il mondo. Il meccanismo rende i personaggi eterni, non pone problemi di continuity, non ha bisogno di reboot, il franchise è autorigenerante, senza per questo cadere nel "Topolinismo".
In più, le miniserie e le graphic novels sono un concreto esempio di sperimentazione della Casa.

La Panini sta muovendo i primi seri passi nell'autoproduzione. Non so quanto lontano si andrà con i fumetti legati al mondo della musica, però è una strada da battere. Di sicuro un colosso del genere potrebbe fare di più, stiamo a vedere.