28 giugno 2007

Siamo noi! Siamo tornati!

Una delle mie più grandi passioni è la comicità di Corrado Guzzanti. Le sue maschere irresistibili mi accompagnano fin dal 1993, quando iniziai a seguire occasionalmente il secondo e ultimo anno di "Avanzi". Pur non essendo allora in grado di apprezzare i livelli più taglienti dei testi di Guzzanti, che non ha mai risparmiato una feroce critica alle ipocrisie del mondo politico, le sue interpretazioni erano per me ipnotiche di per sè. Oggi, ammetto senza imbarazzo che le sue comiche sono tra le poche cose capaci di tirarmi su nei momenti più tristi e confusi. Potrei guardarle e riguardarle per ore. E qualche volta l'ho fatto sul serio.
Peccato che, al di là del delizioso lungometraggio "Fascisti su marte" (distribuito purtroppo in pochissime sale) e di un paio di apparizioni televisive,
da diversi anni non ci sia nessun nuovo avvistamento di Guzzanti. Leggendo le ultime notizie, mi viene da pensare che oggi ce ne sarebbe davvero un gran bisogno. A un elettore di sinistra come me, assistere alla graduale metamorfosi dell'Ulivo in un esplicito remake della Democrazia Cristiana (una DC che amo ancora meno di quella di Dan Didio), è una pugnalata al cuore. Soprattutto a legislatura in corso. Perchè, mannaggia, ad averlo saputo in periodo elettorale...!
E' proprio vero, tutto cambia e tutto resta uguale. A dimostrazione di questa tesi popolare, posto il video di una straordinaria parodia di Walter Veltroni, futuro leader del Partito Democratico, da parte di Guzzanti. Pensare che questo sketch risale al 1997 è inquietante: i problemi del Paese sono sempre gli stessi.



Per restare in tema di rinnovamento, un ultimo filmato da YouTube. Questa volta l'estratto è da "Tunnel", del 1994, e il protagonista Ugo Intini, esponente storico del Partito Socialista e portavoce di Bettino Craxi. Allora tornato come se nulla fosse alla ribalta della politica, dopo gli scandali di Mani Pulite. Oggi è Viceministro agli affari esteri del governo Prodi (fonte: Wikipedia). Vabbè. Il nuovo che avanza, vero Walter?
Da sottolineare
è la ripresa dell'estetica del cinema horror a basso budget, che in generale accomuna il look di tutti i primi show televisivi con Guzzanti (forse anche per merito dell'influenza artistica dei Broncovitz di Maurizio Crozza). Un fenomeno, quello del recupero dei b-movies, che negli ultimi mesi è sulla bocca di tutti, grazie al lavoro di registi stranieri di grido come Quentin Tarantino o Robert Rodriguez. Come al solito, l'italiano è un frescone che compra a peso d'oro dall'estero qualcosa che aveva già in casa.

26 giugno 2007

Legion of Super-Heroes: fuori dal tunnel? /1

Negli ultimi mesi ho già approfittato di vari post per trattare un argomento che mi sta molto a cuore, il recente reset della mia amata Legione dei Super-Eroi. In breve, la DC Comics ha lasciato a Mark Waid e a Barry Kitson il compito di reimmaginare daccapo l'intera serie, ripartita da zero come se fosse uscita per la prima volta.
Al di là del fatto che dopo i primi, validissimi episodi la serie di Waid non mi sia piaciuta in senso assoluto, io contesto all'attuale incarnazione della Legion il fatto di essere basata su un presupposto del tutto diverso, e perfino contrastante per significato, rispetto a quello del Fumetto originale. Adolescenti snob incazzati col papi al posto di fantascientifici super boy scouts. Brr.
Avrebbe senso rileggere Superman come un parrucchiere zoppo di New York che fa la messa in piega con la vista calorifica? No. Però leggerei con gran gusto un Fumetto terzo basato su un concept così, perchè sono curioso e aperto a tutto. Come dico sempre, se voglio preparare una torta di mele devo metterci le mele. Altrimenti posso preparare un altro dolce, magari anche più buono, ma inequivocabilmente diverso.
Ripeto questo discorso per evitare di essere preso per un nerd talebano da qualche lettore distratto (o imbecille). Se critico il reboot di Mark Waid non è certo per il cambiamento in sè e per sè, anzi. Se temessi questo, avrei dovuto smettere di seguire le avventure della Legion col 1986.

A quanto pare, qualcosa
in America si sta finalmente muovendo per sbrogliare la continuity della prima franchise futuribile DC. Il 2008 sarà il cinquantenario dell'esordio della Legione, che apparve per la prima volta nel 1958 sulle pagine di Adventure Comics #247, e si prospettano dei festeggiamenti degni di questo nome per cavalcare l'avvenimento.
Antipasto del party a venire è la Lightning Saga, crossover che nelle ultime settimane ha coinvolto le pagine di Justice Society of America e Justice League of America, rispettivamente la serie più nerd e quella più noiosa pubblicate al momento dalla DC Comics. Il risultato è una storia a tratti confusa ma discreta, e di lettura indispensabile per ogni fan. ATTENZIONE! Seguono spoiler!

Nel 1986, la cronaca della vita passata di Superman è stata aggiornata in seguito all'uscita di Crisi sulle Terre Infinite. Tra le varie modifiche effettuate dallo staff della DC per rinfrescare il mito dell'uomo d'acciaio si decise che, nella nuova storiografia del DCU, l'alter ego di Clark Kent non avesse mai frequentato in gioventù la Legione. Oggi, per magia (leggasi: in seguito all'ennesima manipolazione dello spazio-tempo del DC Universe, avvenuta questa volta su Infinite Crisis), tutto è tornato come prima. La Lightning Saga vede quindi il ritorno nella continuity di Superman dei suoi trascorsi giovanili nel futuro. Sulla scia della scelta artistica già effettuata dalle menti dietro al recente cartoon dedicato alla Legion of Super-Heroes.

Ma non è finita qui. In aggiunta alla Legione waidiana, la 'Saga mostra per la prima volta una seconda, contemporanea, versione del team, ispirata all'incarnazione vigente ai tempi di Crisis. In estrema sintesi, il racconto, scritto a quattro mani da Geoff Johns e Brad Meltzer, lascia intuire che questa ennesima versione del gruppo sia nientemeno che l'originale, sopravvissuta in qualche modo alla Crisi e quindi autoesiliatasi per ragioni misteriori chissà dove o chissà quando.
Un assaggio di questa ennesima incarnazione di legionari si era già avuto nei primi numeri dell'attuale serie della Justice Society. Tra i membri correnti del team guidato da Power Girl c'è infatti uno Starman che altri non è se non Starboy, il Thom Kallor della silver age (e di Kingdom Come).
Pur essendo esteticamente ancora legati al look anni '80, da allora i legionari della Lightning Saga avrebbero vissuto dietro le quinte moltissime avventure. I risultati delle quali sono spesso visibili ai lettori in espliciti elementi come la resurrezione di Val Armorr, alias Karate Kid, ucciso a suo tempo da Paul Levitz in episodi del volume III editi pochi mesi prima di Crisis. In generale, si possono notare anche varie retcon più o meno lievi rispetto alla continuity originale del gruppo pre-volume III, come ad esempio il fatto che Wildfire discenda in qualche modo da Red Tornado della Justice League, o che i poteri di Sensor Girl (la ex Principessa Projectra) siano legati al dreaming ideato da Neil Gaiman sulle pagine di Sandman.

A dirla tutta, nel numero 15 dell'aberrante serie in corso dedicata alla Legion of Super-Heroes erano già apparse delle storie brevi con protagonisti personaggi della silver age, mostrati nell'atto di modificare eventi del passato del DCU più o meno significativi. In quel caso, lo sceneggiatore ospite Stuart Moore aveva minimizzato lasciando intendere che tali vicende fossero solo racconti "da campeggio", senza un vero fondamento. Chissà che invece quell'episodio non si riveli essere la chiave per capire quanto sta accadendo ora.
Dal canto mio, sperando in un ritorno definitivo della Legione pre-Crisis, continuerò a seguire la vicenda, lasciandomi abbindolare come un cretino dal tira e molla degli autori DC. E ad aggiornare il mio blog con ogni sviluppo significativo della questione. Sperando che tanta fatica sia a buon rendere!

25 giugno 2007

100 post e non sentirli

E' passato quasi un anno dal lancio di questo sito, e con questo messaggio ho raggiunto i 100 post. Che siano tanti o pochi in 11 mesi, costituiscono comunque un bel traguardo. E una soddisfazione. Un grazie a tutte le persone che mi hanno supportato in questo piccolo progetto, e a tutte quelle che hanno la pazienza e la volontà di seguire regolarmente i miei sproloqui.
Per festeggiare l'evento, ho modificato la grafica del blog, rendendola più solare e "pop". Ora mi rispecchia senz'altro di più. E chissà che nei prossimi mesi l'header non possa andare incontro a qualche altro piccolo ritocco... ma non aggiungo altro. Avrò occasione di riparlarne a tempo debito. Per ora mi tengo i miei primi 100 post, con lo sguardo già indirizzato ai prossimi.


P.S. A proposito di teaser, il disegno qui sopra anticipa l'argomento del mio prossimo post. Il numero 101!

23 giugno 2007

Non c'è tre senza quattro


Breve post fuori tema.
Ho visto in rete questa foto e me ne sono innamorato immediatamente. Letteralmente, non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso. Sarà che, per un attimo, mi ha fatto tornare bambino, a quando andai al cinema a vedere per la prima volta "Indiana Jones e l'ultima crociata". Era il 1989. Che bei tempi, quanta nostalgia.
Non vedo l'ora di godermi il nuovo film sul dottor Jones, l'archeologo scavezzacollo interpretato da Harrison Ford (nella foto). La data d'uscita prevista è il 22 maggio del 2008. E anche se quel giorno i miei documenti diranno che sarò ormai ventiseienne, negli occhi e nel cuore mi sentirò di nuovo quel pargoletto dell'89, di sole 7 primavere.

21 giugno 2007

DC, sei ridicola! A chi vuoi darla a bere?

Attenzione! SPOILER su storie APPENA uscite negli Stati Uniti!

In questi giorni si è tenuta a Philadelphia l'ennesima comiconvention, Wizard World/Heroes Con. Difficilmente ricordo un evento fumettistico così carico di notizie. E' stato un weekend davvero entusiasmante per tutti i lettori di comics, paragonabile all'ultima settimana di calciomercato o alla puntata di fine stagione di una soap opera.
Tra le tante novità annunciate da Marvel e DC, una mi ha colpito particolarmente. Il ritorno di Mark Waid al timone di Flash. In sintesi, la collana attuale chiuderà lasciando il posto a quella vecchia, che a partire dal prossimo settembre proseguirà da dove si era interrotta oltre un anno fa.

Per chiarire al meglio il contesto della situazione, riassumo rapidamente le squallide puntate precedenti. Durante "Infinite Crisis", il Flash in carica, Wally West, è stato spedito assieme al cuginetto Bart Allen in un mondo parallelo non ben definito. La serie a lui dedicata è stata così sostituita da un'altra, con protagonista Bart, tornato solo soletto nel buon vecchio DC Universe.
Il cammino artistico del nuovo Flash è stato additato da tutti, senza alcuna riserva, come un flop clamoroso. Uno di quei rari casi nei quali pubblico e critica si stringono la mano. Affrettata e mal gestita l'idea, forzato omaggio alla scomparsa del velocista Barry Allen in "Crisi sulle Terre Infinite" (1986); inguardabile l'esecuzione, affidata dal punto di vista grafico a quell'imbrattacarte di Ken Lashley. Un passo falso talmente esagerato da lasciare a bocca aperta, come quando un asso del pallone sbaglia un gol a porta vuota.
Lo scorso mercoledì, "Justice League of America" #10 ha così visto il ritorno di Wally e famiglia. Contemporaneamente, i comics shop ricevevano l'ultimo numero di "Flash: the fastest man alive", nel quale il povero Bart ci lasciava le penne per mano dei diabolici Rogues. Insomma, una Waterloo sanguinosa che ha dato il la alla più codarda delle restaurazioni.
La cosa divertente è che la DC, nel corso di tutta la convention, si è sperticata in giuramenti su come la nuova collana di Flash fosse provissoria fin dall'inizio. Insomma, era tutto calcolato, un piano ben riuscito. La verità è là fuori, vero agente Mulder?

Naturalmente, a me tutte queste sembrano solo ridicole scuse. "Flash: the fastest man alive" è stata un'esperienza vergognosa per la DC (e per i suoi lettori) da ogni punto di vista. Bisognava metterci una pezza. E basta.
Certo, si può dire che all'inizio il rilancio, come gimmick in sè, avesse funzionato. Il primo numero della nuova gestione di Flash (giugno 2006) ha venduto oltre 120 mila copie. Che, nell'attuale mercato dei comics, sono moltissime. Ma, purtroppo, l'editore non aveva fatto i conti con la barbara fattura del prodotto. Già il secondo numero ha dimostrato un calo delle vendite piuttosto drastico, primo passo di una planata che ha riportato la serie agli esatti livelli di vendita della precedente incarnazione in soli nove mesi. Ecco i dati ufficiali della Diamond, riportati dal sito icv2 (tra parentesi quadre il numero di copie distribuite alle fumetterie compresi i riordini):

FLASH: THE FASTEST MAN ALIVE
04/2003: Flash #197 — 30,886
04/2004: Flash #209 — 47,543 [ 51,233]
04/2005: Flash #221 — 46,471 [ 47,704]
———————————-
06/2006: Flash: FMA #1 — 120,404 (+196.8%) [126,741]
07/2006: Flash: FMA #2 — 77,487 (- 35.6%) [ 82,501]
08/2006: Flash: FMA #3 — 70,633 (- 8.9%) [ 72,067]
09/2006: Flash: FMA #4 — 66,663 (- 5.6%)
10/2006: Flash: FMA #5 — 61,576 (- 7.6%)
11/2006: Flash: FMA #6 — 56,789 (- 7.8%)
12/2006: Flash: FMA #7 — 53,600 (- 5.6%)
01/2007: Flash: FMA #8 — 50,967 (- 4.9%)
02/2007: Flash: FMA #9 — 47,214 (- 7.4%)
03/2007: Flash: FMA #10 — 46,133 (- 2.3%)
04/2007: Flash: FMA #11 — 46,963 (+ 1.8%)

Ma siamo sicuri che, se le vendite fossero andate alla grande come la DC sicuramente si augurava, la nuova serie di Flash avrebbe chiuso? E se il progetto era a termine fin dall'inizio, perchè cambiare autori in corsa? Specialmente se i motivi di tale sostituzione sono dovuti a improvvise divergenze creative, come chiaramente spiegato da Danny Bilson, co-scrittore della serie assieme a Paul DeMeo, sul forum di ComicBloc.

Bilson: "Our plans for the series were sidelined when editorial chose a new direction for the book. After book #8 comes out, I'd be happy to share the original plans for 9-12. We were going to bring in a couple of characters from our experiences with the old tv show.

Inoltre, è noto che la trama di Crisi Infinita sia stata modificata a posteriori nella versione in volume rispetto all'originale in albetti, lasciando intendere una conclusione diversa che, in parte, influenzava il destino dei Flash. Possibile che un ritocco del genere fosse necessario, nel caso di un piano così ben orchestrato a monte?
E, di nuovo, possibile che lo sceneggiatore della stessa "Infinite Crisis", nonchè coordinatore dell'intero universo DC Comics successivo alla saga, Geoff Johns, non sapesse nulla della "pianificata" scomparsa di Bart Allen? Johns lo ha rivelato in questa intervista, sostenuto dal collega Brad Meltzer, autore di "Justice League of America" #10.

Johns: "I think half of the crossover was already written before we found out what they were doing with Bart."

Diciamo così, allora. I dati di vendita di maggio 2007, resi pubblici da pochi giorni, hanno mostrato un calo mostruoso della DC sul mercato. Addirittura, il divario nei confronti della rivale Marvel Comics è il peggiore da oltre dieci anni. Di fronte a una simile disfatta, il sempre all'erta Dan Didio ha deciso di giocarsi il "piano B" per quanto riguarda il velocista scarlatto. Posso arrivare a credere che, visti i risultati catastrofici, l'eventualità di un passo indietro fosse nell'aria da un po', con i dirigenti DC alla finestra per studiare l'evolversi della situazione. Che è andata, se mai, peggiorando, nonostante l'arrivo su "Flash: fastest man alive" di un team creativo di buona fascia (Guggenheim e Tony Daniel).

Le cose alla DC si stanno mettendo male. Il pasticcio cucinato da Dan Didio si sta sgonfiando, rivelando un ripieno di vuoto assoluto. Nel caso di Flash, gli autori sono riusciti a far passare la sconfitta come una scelta creativa premeditata. Vabbuò, fingiamo di crederci. Ma come risolveranno la prossima crisi?

18 giugno 2007

Perchè Strip Season?

Apprendo dal newsgroup if.arti.fumetti che il buon Alessandro Bottero sta per imbarcarsi in una nuova avventura editoriale, curata da Gianluca Piredda. "Strip Season", in uscita a partire dal prossimo luglio, è una rivista che dovrebbe integrare Fumetti e strisce e attualità, sulla falsariga del più celebre "Linus". L'albo è destinato alle sole fumetterie, almeno inizialmente. In futuro, si vedrà.

Sulle pagine di questo blog ho già avuto modo di accennare la mia opinione sulla Bottero, a proposito del volume "Demo" di Brian Wood e Becky Cloonan. Quella volta, lo ammetto, nonostante il mio pregiudizio basato sulle precedenti edizioni di qualità tecnica abominevole, ho dovuto ricredermi. Ma si trattava di un progetto esplicitamente curato da un gruppo di persone terzo rispetto alla tradizionale "one-man band" di Alessandro Bottero. Tanto da venire pubblicato sotto un'etichetta ad hoc, la Double Shot.
Mi spiace dirlo, ma le informazioni finora trapelate su "Strip Season" alimentano in me i ricordi delle peggiori proposte Bottero. A partire dalla terribile copertina, che è possibile vedere cliccando qui. Immagine fuorviante. Strilli illeggibili, e soprattutto incomprensibili vista la totale assenza di un contesto corretto.
La scritta "strip" nel logo ridotta ai minimi termini. E, a causa della gratuita pin-up ammiccante, facilmente equivocabile. Insomma, nulla che possa favorire i potenziali lettori a capire di cosa si tratta. E perchè prendersi la briga di sfogliare una cosa che non interessa palesemente?

Si direbbe che, nell'ultimo periodo, le fumetterie abbiano visto riempirsi un vuoto per quanto riguarda il settore delle strip comiche. Si tratta in gran parte di ristampe di materiale storico, come "Complete Peanuts" della Panini, "Mafalda" della Salani, "Doonesbury" di Arcana Libri e "Kraky e Ignatz" della Free Books. Tra questi sempreverdi, assieme a volumi già inossidabili come quelli di "Calvin & Hobbes" (Comix), ce ne sarebbe abbastanza per spingere i comics shop nostrani a dare maggiore visibilità alle strip, magari dedicando loro un repartino. Cosa che oggi purtroppo non accade spesso, al contrario che in molte librerie di varia.
"Strip Season" avrebbe potuto inserirsi chiaramente in questo trend, rinfrescando con un magazine seriale le uscite di strip nelle librerie specializzate. E invece sembra che se ne voglia distanziare il più possibile, quasi non credesse per prima nel proprio contenuto. Peccato.

15 giugno 2007

Puzza sotto il naso? Sì, ma con moderazione

Qualche giorno fa ho scritto un post sul maschilismo e sul cattivo gusto che spesso dominano nel Fumetto d'oltreoceano. Ultimamente in rete molte voci si stanno alzando contro questo pessimo atteggiamento, facendo sempre più pressione agli editori. Internet come nuova frontiera della libertà di espressione e di critica. Bene. Però, c'è un limite a tutto. Si è arrivati al punto in cui i lettori aspettano al varco Marvel e DC per ogni minima mossa falsa, come dei cecchini. "Ah, Joe Quesada ha scritto di preferire le bionde! E' un maschilista che odia le more!". Ma vaffanculo.

Un esempio di questo perbenismo esegerato e fuori luogo è nel post di un blogger riportato dal sito del Comics Journal. In sintesi, questo tizio, Chris Butcher, si lamenta della copertina della nuova edizione del cartonato USA di "Marvel Zombies". Che parodizza in versione non-morta quella del primo numero della (notevole) serie dedicata a Mary Jane, prodotto
indirizzato invece ai ragazzi. Secondo Butcher e il Comics Journal, questa copertina sarebbe scandalosa innanzitutto per il suo presunto retrogusto necrofilo. E perchè confonderebbe le idee ai lettori, proponendo una storpiatura "per lettori maturi" di un'immagine legata al Fumetto giovanile.
Io non ho davvero idea di dove viva sta gente. Alla faccia dell'america dei puritani, qui siamo ai livelli della Santa Inquisizione, altrochè. "Marvel Zombies" è una parodia e un omaggio all'immaginario da b-movie, una lettura volutamente vitellona, con la quale farsi due risate. Come spiega l'utente Scott Anderson in risposta al post di Butcher:
The whole point of the Marvel Zombie stuff is to create a humorous dichotomy between the usual image of the Marvel character and the grotesque version from the Marvel Zombie universe. The fact that this MJ is apparently trying to be sexy despite the fact that she couldn’t possibly be is the joke. Even the term “Marvel Zombie” is a humorous play on the term for Marvel fanboys. This same sort of joke playing on the dichotomy between the sexy and the disgusting was played with great success in Tim Burton’s “The Corpse Bride.”
Insomma, è come se uno spettatore di "Grindhouse", il recente film di Tarantino e Rodriguez, si fosse lamentato per l'eccessiva violenza del film. E' evidente fin dalla locandina che non si tratti di un musical di Barbie, mi pare. Anche se nel film venissero affrontati con un approccio irriverente e violento delle icone della cultura infantile, questo non ne cambierebbe il target. Nè tantomeno intaccherebbe la percezione di quelle icone a monte, da parte del loro pubblico originario.

Questo trend fa il paio con un'altra corrente che io giudico altrettanto fastidiosa.
Io mi ritengo un lettore molto difficile. Ma le pretese vanno misurate con il Fumetto che si ha tra le mani. Non si può leggere "Geppo e Nonna Abelarda" con gli stessi occhi di un'opera di Joe Sacco, santo cielo. Alcuni, purtroppo, lo fanno. Perfino al blog del Comics Journal. Personalmente, trovo tutto questo molto deprimente.
E' già noto ed evidente come molti autori di Fumetto leggero sfoghino in sceneggiature tetre e dai toni forti la loro frustrazione di adulti imbarazzati dal lavorare su prodotti considerati "bassi" poichè per ragazzi. Non posso non accostare a questo meccanismo psicologico da sfigati una certa superficialità di giudizio da parte della critica. Credo che, guardandosi indietro, certi critici non siano in grado di accettare il fatto che le loro letture giovanili non siano cresciute con loro, che siano rimaste ad orbitare attorno allo stesso target.

Io trovo che sia giusto affrontare il mondo del Fumetto con il filtro di un onesto spirito critico. E spesso anche cattivo. Ma con moderazione ed equilibrio. Perchè quando si tirano fuori le torce e i forconi, si finisce automaticamente dalla parte del torto.

14 giugno 2007

Quel grezzone di Thor

Ammazza se mi piace il nuovo costume di Thor (design di Olivier Coipel)! Riprende il look classico senza snaturarlo, vedendolo si capisce immediatamente che si tratta del dio del tuono della Marvel, ma allo stesso tempo ne rinnova la linea con un azzeccato gusto fantasy. E' potente, ma anche elegante. E soprattutto è semplice, non come certi costumi dai dettagli complessi che riescono bene solo al disegnatore che li ha ideati. Bello. L'unica cosa che non mi convince al 100% è la cotta di maglia, che mi sembra eccessivamente stilizzata, ma non si può avere tutto dalla vita.
A pensarla come me anche alcune matite di VERO talento. Tra loro, Alessandro Bragalini e Mike Wieringo non hanno resistito all'idea di disegnare il nuovo Thor, mettendosi al lavoro su uno schizzo. Non ho voluto essere da meno (nel senso dell'impegno), ed ecco qua il risultato.
Thor #1 uscirà a luglio -- tick tock tick tock tick tock...


13 giugno 2007

Fai quel che ti pare! /11

Giugno 2007 potrebbe essere un mese storico per il fumetto americano. Per via del ritorno della Valiant, e del suo pilastro vivente, Jim Shooter. Da shooterano "de féro" non vedo l'ora di poter assistere agli sviluppi editoriali di questa mossa.

PREVIEWS di Giugno 2007 (vol.XVII, #6)

- Di recente ho acquistato il primo volume di ristampa della storica collana EC "Weird Science", della 001 Edizioni. Una lettura davvero incredibile e coinvolgente, che non è invecchiata di un giorno rispetto alla prima edizione nel 1950. E' un po' come la storica serie TV "Ai confini della realtà", ma su carta. Manco a farlo apposta, la Marvel ha annunciato un volume da accostare idealmente in libreria proprio ai volumi della EC. Amazing Fantasy Omnibus HC (p.90 del Marvel Previews) ristampa in un corposo volume le storie horror pubblicate nel magazine antologico che avrebbe dato vita, nell'ultimo numero, all'Uomo Ragno. Tra gli autori, Stan Lee, Jack Kirby e Steve Ditko. 'Nuff said!

- Le vie degli editor DC sono misteriose. E spesso fatico a capire la logica di base dietro alle loro scelte. Come nel caso di Outsiders Five of a kind Week 4 Metamorpho/Aquaman (DC Comics, p.73), capitolo intermedio di un evento che mi annoia solo a guardarne le solicitations. Tutti i capitoli di "Five of a kind" sono scritti e disegnati da autori di seconda e terza fascia, gente raccattata per strada in un evidente momento di disperazione. Ad eccezione della Week 4, illustrata nientepopodimeno che dal bravissimo Joshua Middleton (NYX, Superman/Shazam). Ecco, questa è la cosa che non mi spiego. Middleton è un artista di livello internazionale, un talento che andrebbe valorizzato su progetti di maggior rilievo. E, possibilmente, da raccogliere autonomamente in volume. Anche perchè, purtroppo, questo giovane britannico è un disegnatore di lentezza paurosa. Non ha senso, secondo me, sprecare in questo modo mesi del lavoro di un simile cavallo di razza. Almeno, gli avessero fatto disegnare il primo capitolo della miniserie, giusto per incentivare l'acquisto di tutto l'evento. Macchè. Hanno piazzato Middleton nel capitolo con i personaggi più insignificanti. Complimentoni, DC!
Grazie al cielo, ogni tanto alla DC ne combinano una giusta.
Dr. Thirteen architecture & mortality TP (DC Comics, p.88) ristampa una delle storie più brillanti uscite quest'anno da parte dell'editore di Superman e Batman. Gli autori, Brian Azzarello e Cliff Chiang, raccontano le folli avventure del Dr. Terrence Thirteen, parapsicologo scettico a proposito di ogni forma di fenomeno sovrannaturale. Un piccolo gioiello da godersi, magari, per addolcire il ritorno dalle ferie estive.

- Uno dei Fumetti più piacevoli attualmente editi negli States è "Rocketo", di Frank Espinosa, artista dallo stile a metà fra il gusto cartoon à la Darwin Cooke e le sperimentazioni cromatiche degli astrattisti del "Cavaliere azzurro". Con Killing girl (Image, p.148), Espinosa approfitta dei testi di
Glen Brunswick (The Gray Area) per lanciarsi in atmosfere urbane ben distanti dall'avventura fantasy di "Rocketo". Un'altra prova di talento che, ne sono certo, non mancherà di entusiasmare i palati più fini.

- Jim Shooter è, a mio avviso, una delle figure più affascinanti della storia del comics. L'inizio di carriera a soli 13 anni, nella DC della piena silver age. Il lungo regno da
amato e odiato Editor-in-Chief alla Marvel Comics. L'esilio alla Valiant, la prima e unica forza in grado di mettere seriamente i bastoni fra le ruote alle due major storiche del settore. Dopo anni lontano dal mondo del fumetto, Shooter è tornato. Harbinger the beginning HC (Valiant Ent., p.337) è una ristampa restaurata del primo, indimenticabile ciclo di una delle migliori proposte della Valiant. Una lettura imprescindibile per ogni appassionato di super-eroi, specialmente quelli di taglio adolescenziale come "Teen Titans" o "New Warriors".

Questi sono i miei consigli. Poi, fate un po' come vi pare.

08 giugno 2007

Cosa manca al fumetto italiano?

Negli ultimi anni sta emergendo sempre più prepotentemente in TV il fenomeno della rinascita dei telefilm. Che, seguendo le orme di "Twin Peaks", si stanno evolvendo in un prodotto più ricco e complesso che mai. A comandare i palinsesti sono i serial americani, esportati non solo dai network principali ma anche da canali a pagamento che, forti degli incassi dei loro abbonamenti, possono soddisfare la propria nicchia di pubblico con titoli lontani dal forzato politically correct delle TV generaliste.
Ma perchè gli yankees riescono a vendere i loro telefilm in tutto il resto del mondo, con reciproca soddisfazione sia da parte dei produttori che degli acquirenti? In estrema sintesi, è perchè il loro è uno spettacolo pensato per funzionare in assoluto, per stare in piedi con le proprie gambe, per essere BELLO. E non solo per paracularsi un pubblico stagnante. Come accade per gran parte della fiction italiana, ma anche per la quasi totalità degli editori USA di fumetti mainstream. Fortuna che Marvel e DC possono ormai contare anche all'estero su uno zoccolo duro di lettori, coltivato in tempi migliori. Chissà, forse succederà così anche con i telefilm, e fra vent'anni saremo dei drogati di serial che bevono merda come se fosse un frappè alla nutella, ancora accecati dal bagliore del Dottor House.
Tutto questo per arrivare a un paio di considerazioni sul fumetto italiano. In particolare su quello Bonelli, che avrebbe in teoria le potenzialità per rifarsi il look in vista di una seria espansione internazionale. Cosa che, nel contesto del mercato globale, non sarebbe affatto una cattiva idea. Il fatto di essere in buone acque non significa che non si possa guadagnare ancora meglio, vendendo su altri mercati un prodotto che si ha già bello e pronto in casa.

La cosa che
del fumetto nostrano mi turba di più è una sua certa mancanza di personalità nazionale. La nostra arte sequenziale sta subendo forse più di altri media l'influenza di un certo tipo di immaginario "di importazione". Certo, il mio è un discorso a caratteri generali. Il gioco delle referenzialità incrociate tra generi e paesi è certamente molto più complesso di come io lo dipinga in queste poche righe. Eppure esistono anche in Italia delle realtà artistiche come il cinema che, nel bene e nel male, sono immediatamente identificabili nel panorama dei prodotti mondiali dello stesso tipo.
Negli Stati Uniti, il genere dei super-eroi è nato come reazione dell'industria dell'enterteinment alle frustrazioni della società, schiacciata dalla grande depressione degli anni '30. Superman, primo esponente di un lungo filone che ancora oggi condiziona il mercato d'oltreoceano, rappresenta in parole povere la rivincita dell'uomo medio nel segno dell'american dream. Sarà anche merito della recente ondata di film sull'argomento, ma fermando una persona qualsiasi per strada e chiedendogli il titolo di un fumetto americano la risposta sarebbe quasi sicuramente il nome di un super-eroe.
Pensando all' "idea platonica" del Fumetto italiano, invece, mi viene in mente giusto Bonelli. Un editore oggi identificato soprattutto dal formato, dalla produzione di albi pressocchè autoconclusivi e dalla difficoltà nello svecchiarsi. E le cui collane più celebri hanno comunque ambientazioni "esotiche", seguendo sentieri d'avventura tracciati dal cinema dell'epoca d'oro di Hollywood. Anche in questo caso, per reazione storica. All'isolazionismo culturale dell'epoca fascista...

Vengo al sodo con un esempio. L'altro giorno stavo leggendo su un quotidiano free press un'intervista all'ex procuratore nazionale antimafia, Pier Luigi Vigna. Vigna ricordava gli anni da magistrato, la lotta al terrorismo, l'amicizia con Giovanni Falcone. E mi è tornato in mente un grande esempio di fiction RAI, la Piovra, uno sceneggiato da me amato profondamente. E, purtroppo, oggi più che mai
attuale. Ce ne sarebbe da scrivere ancora sui giochi torbidi della politica, sulle collusioni tra il potere dello Stato e gli interessi economici di pochi privilegiati. Ma anche sulle vite di persone comuni, sporcate dalla più bassa criminalità organizzata, dalle cosche camorriste, dalla 'Ndrangheta. Insomma, una fonte inesauribile di idee, prese dalla cronaca di tutti i giorni. E soprattutto uno scenario tipicamente italiano. Fumetti attualmente pubblicati sull'argomento? Non me ne risultano.

Spero di non venir confuso per un mero campanilista. Ogni tanto c'è sempre qualcuno che se ne esce con una sparata su quanto per le strade di Milano ci siano più Wolkswagen che Fiat, sul tramonto del panino con la salamella in favore dell'hamburger. Si stava meglio quando si stava peggio, non ci sono più le mezze stagioni, una volta qui era tutta campagna. A me di tutte queste cose non frega un accidenti, anche se mi dispiace un po' per la salamella.
Il punto è che, secondo me, quando si tratta di rendere un prodotto il più caratterizzato possibile, tutto fa brodo. Perchè, per dire, agli americani dovrebbe interessare la versione italiana di CSI se hanno già l'originale? Ma per passare una serata al ristorante italiano sono disposti a spendere fior di verdoni. I manga non sono forse enormemente legati all'identità culturale del Sol Levante? Ed hanno un successo pauroso anche da noi.
Perchè rinunciare a priori ad arricchire
le storie che scriviamo del sapore della nostra cultura? Quello sì che non si può contraffare, come sanno tutti gli americani che hanno cenato in un ristorante italiano anche nello Stivale.
E' ormai un fatto, inoltre, come negli ultimi anni il pubblico del nostro Paese stia chiaramente trasudando la propria voglia di identificazione in modelli meno alieni. Ad esempio, per quanto riguarda il target degli adolescenti, il successo dei romanzi di autori come Federico Moccia dimostra quanto sia possibile fare breccia in una quota di potenziali lettrici che attualmente, dal punto di vista del medium Fumetto, sono avvicinati in modo credibile solo dai manga.

Mi consolo pensando che uno dei migliori fumetti attualmente in circolazione, il Dago di Robin Wood e Carlos Gomez, è ambientato in gran parte in Italia. E come sembra magica, in quelle pagine...!

04 giugno 2007

Action Comics 850 e la solita minestra

Negli USA è appena uscito il numero 850 di "Action Comics", la testata sulla quale, nel 1938, fece la sua prima apparizione il personaggio di Superman. Che oggi, quasi 70 anni dopo, la fa da ancora protagonista su quelle pagine.
Approfittando dell'occasione dell'anniversario, gli autori Kurt Busiek, Fabian Nicieza e Geoff Johns ne hanno approfittato per chiarire la confusione che Infinite Crisis, la recente saga che ha rivisto in toto le leggi dell'universo DC Comics, ha inferto alla continuity dell'azzurrone. In sintesi, Crisi Infinita ha riscritto (per l'ennesima volta) retroattivamente la Storia dell'uomo d'acciaio. Ma ancora non era noto ai lettori in quali termini. In cosa il
"nuovo" passato di Superman è diverso da quello che conoscevamo?
Nasce così questa storia, raccontata dal punto di vista di Supergirl, che rilegge cronologicamente una serie di eventi chiave nella vita passata dell'alter ego di
Clark Kent. E grazie a questo racconto, magnificamente illustrato da Renato Guedes, ora sappiamo finalmente che, sì, il papà biologico del piccolo Kal-El aveva la barba. Che nella sua prima apparizione pubblica Superman indossava già il suo costume, invece che una semplice giacca di pelle. Che da giovane ha conosciuto una qualche versione della Legione dei Super Eroi. Eccetera, eccetera. Insomma, tutta una serie di inutili PUTTANATE che sicuramente non modificano di nulla da parte dei lettori la percezione dell'ultimo figlio di Krypton.

Sarò franco. A me ste storie per soli nerd fan proprio cagare. Ma che bisogno c'è di reinventarsi ogni due per tre il trascorso di un personaggio? Anche perchè, a livello pratico, non ne vedo l'utilità. Capisco l'esigenza di aggiornare il background di una franchise, rileggendone alcuni elementi al fine di avvicinarla il più possibile all'attuale generazione di lettori. Anzi, questo è un meccanismo indispensabile nella produzione di intrattenimento seriale. Ma perfino i batteri tendono a non sprecare energie in gesti senza senso. Nel caso di Infinte Crisis, ogni modifica apportata alla continuity è puramente fine a se stessa e, se mai, strizza l'occhio ai fan di vecchia data piuttosto che a quelli moderni.
Ma raccontare delle storie nuove e guardare avanti invece di soffermarsi su ridicole velleità per dementi pare brutto? Chi se ne frega di fare la cernita delle storie di Superman che, secondo l'attuale taccuino della storiografia DC, sono "accadute" oppure no!
Alla DC sono tutti concentrati a mettere delle pezze dove non servono. Forse per nascondere la testa sotto la sabbia di fronte al cronico problema dei ritardi e della mancanza di direzione delle serie. Ma il divertimento? Boh, sarà stato eliminato dalla continuity anche quello.