22 maggio 2007

It's a man's man's man's world... unfortunately

Nell'ultimo periodo la rete ha visto esplodere un sacco di blogger a proposito del maschilismo che dominerebbe il comicdom statunitense. Ho usato il condizionale per puro spirito giornalistico, ma si tratta di una cosa talmente risaputa che avrei potuto benissimo scrivere "domina". Motivo in più, per me, di meravigliarmi per tutte queste polemiche improvvise. Non che io non le giudichi fondate, anzi. Ma perchè si son svegliati tutti oggi?
Sarà che internet è finalmente riuscita, fra i suoi tanti meriti, a creare una comunità di fumettare incazzate che finalmente possono far udire la propria voce contro i patriarchi dei comics. Ad esempio, nella sua rubrica settimanale sul sito Newsarama, l'attuale Editor-in-chief della Marvel, Joe Quesada, ha dovuto rispondere alle roventi critiche suscitate dalla scandalosa copertina di Heroes for Hire #13, che ritrae alcune eroine marvel in una posa e secondo uno stile grafico che ricordano PESANTEMENTE il Fumetto hentai (cioè i manga erotici). Ha scritto una marea allucinante di cazzate, come ad esempio il fatto che in redazione nessuno conoscesse gli hentai e che quindi la copertina sia uscita in buona fede, ma almeno ha risposto:
JQ: [...] While I understand how some can see what they see and while I do acknowledge the validity of what they’re seeing based on this Hentai stuff, in no way was this our intent or the artist’s. I certainly wasn’t aware of any small sub genre of Manga porn, but obviously there are folks much more verse in Manga than I’ll ever be and I can certainly see why they would see what they see, so to them I apologize if it struck a chord that it was completely unintended to strike.
Io credo però che il punto sia un altro. Tutti coloro che si lamentano dell'insopportabile maschilismo che insudicia come del moccio fresco l'ambiente dei comics mainstream forse dovrebbero ragionare in maniera un po' strutturale, identificando il problema gigante a monte.
Lascio a Paul O'Brien il compito di introdurre i miei argomenti, con questo intelligente estratto dal suo report delle vendite Marvel mese-per-mese di Aprile 2007:
There seems to a common assumption, both among publishers and among their detractors, that T&A sells comics. I wonder whether that’s really true. HEROES FOR HIRE has been distinguished by prominent cheesecake art from day one, and just look at its sales. The bad girl genre is virtually dead. MIGHTY AVENGERS, with Frank Cho’s art, is doing no better than NEW AVENGERS with Leinil Francis Yu - in fact, it’s actually the lowest selling of the three Avengers titles, although not by much. And when did you ever see Greg Horn’s covers on a high-selling title?
If this sort of thing is genuinely so popular, why doesn’t it sell better? Could it be that in fact, the audience for T&A comics (or at least comics which are quite so blatant about it) is actually quite small, and that chasing them is a waste of time on commercial grounds alone?
In breve, O'Brien scrive che quella che il sesso venda nei comics è una favola non supportata dalle cifre. Ma allora, perchè gli editori si ostinano a ricorrere alla mercificazione dell'immagine femminile per rincorrere, presumibilmente, dei risultati economici più soddisfacenti?
Il blog del Comics Journal ricordava proprio di recente come questo genere di influenza da parte degli editori finisca spesso, addirittura, per mettere i bastoni tra le ruote degli autori. Come nel caso del ciclo di Ed Brubaker su Catwoman, intrigante noir dalle atmosfere cartoonesche ridotto in extremis dall'editor Matt Idelson (ma avrebbe potuto essere qualsiasi altro suo collega, come sottolineano quelli del CJ) a una specie di filmaccio d'azione, tette e culi, nello stile della peggiore Hollywood caciarona. Sì, proprio come quelle cagate con Halle Berry. Il risultato di tanta visione editoriale è un doppio fallimento, perchè la serie oggi vende meno che mai e, peggio ancora secondo me, perchè Brubaker si è giustamente sbattuto alle spalle la porta della DC Comics, trasferendo la propria penna presso un altro editore. Che non lo prende per il sedere.
Il punto è che i comics americani di super-eroi sono prodotti da uomini per gli uomini. E' perversamente normale quindi che, come un gruppo di adolescenti al pub, autori e lettori si scambino aneddoti ammiccanti e vecchin numeri di Penthouse. Mi spiace dirlo, ma è anche per cose come queste che i fan di questo genere di fumetto sono bollati come degli sfigati brufolosi, e a ragione. Oltre che da quello delle pippe mentali, certa gente dovrebbe uscire dal tunnel delle pippe e basta.

Il mio messaggio a tutti coloro che non accettano questo squallido status quo è semplice. Perchè mi rendo conto che, ad esempio, molte americane aspiranti autrici di Fumetto siano molto frustrate dall'atteggiamento di certi dirigenti dei maggiori editori di comics del loro paese. Soprattutto perchè, e si tratta purtroppo di una consapevolezza derivata dalle parole di molte artiste d'oltreoceano, questo genere di brutte abitudini tende ad infettare ogni ambito del lavoro, non solo la parte creativa.
Negli Stati Uniti, i fumetti sono venduti praticamente solo nei comics shop, nelle librerie di varia e, limitatamente ad alcuni titoli per ragazzi, in circuiti più estesi come gli ipermercati e cose del genere. Negli ultimi due anni, i ricavi delle vendite di fumetti nelle librerie hanno superato quelli dei comics shop. Insomma, si sta aprendo una finestra importante.
Ragazze: percorrete queste nuove strade. Marvel e DC saranno sempre al top finchè continuerete a giocare secondo le loro regole. Pubblicate direttamente nelle librerie di varia, cercate di farvi strada nell'universo dell'editoria "generalista" e non in un micro-settore come quello dei super-eroi. Createvi i vostri stessi spazi, fatevi vedere. E un giorno, magari, avrò l'enorme di piacere di vedervi restituire la pariglia a qualche vecchio editor trippone.

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