15 maggio 2007

52 settimane sprecate

E così, "un anno senza Superman, Batman e Wonder Woman" è terminato. Era questo lo slogan di "52", il settimanale-evento della DC Comics uscito come sequel di Infinite Crisis. A causa degli sconvolgimenti fisici ed emotivi subiti durante la Crisi, i tre capisaldi del DCU si erano infatti presi un anno sabbatico, tracorso in giro per il mondo tra templi tibetani, beauty farm e libri di Raffaele Morelli. Mentre la torcia di difensori della giustizia era in prestito alle seconde e terze linee dell'universo DC.
La serie è stata un notevole successo commerciale, tanto che la DC l'ha già rimpiazzata con un clone, "Countdown". Ma, al di là degli ottimi numeri nelle classifiche, com'è stata "52"? Secondo me, tanto fumo e poco arrosto.

ATTENZIONE! Seguono pesanti spoiler su storie mediocri ancora inedite in Italia!

Uno dei mantra di ogni sceneggiatore dovrebbe essere che per costruire una buona storia non basta UNA idea. Ce ne vogliono tantissime. Non si può costruire un buon racconto attorno a una e una sola trovata, indipendentemente dalla bontà del proprio storytelling. Il problema di "52" è proprio questo. 52 numeri sono molti, oltre quattro anni di storie di un mensile. Ma di idee ce n'erano, appunto, giusto per un annetto.
Il taglio della vicenda potrebbe essere paragonato a quello di un telefilm come Lost, ma molto più diluito. L'eccessiva rilassatezza nel procedere della trama è in parte una conseguenza di una curiosa scelta editoriale. "52" è scandita "in tempo reale", alla maniera di un altro celebre serial TV statunitense, "24". Ogni numero di "52" racconta, insomma, sette giorni di vita del DC Universe, con tanto di didascalie per scandire lo scorrere del calendario.

Il progetto vede ben quattro sceneggiatori (Johns, Morrison, Rucka e Waid) dividersi un nutrito gruppo di storylines, portate avanti in contemporanea un numero dopo l'altro, poche pagine a testa. Un metodo di scrittura complesso, gestito da un forte lavoro di coordinazione. Purtroppo, l'equilibrio tra i diversi binari della storia non sempre funziona, e spesso si ha la sensazione che alcune scene secondarie rubino spazio ad altre più succose.
Molti degli spunti utilizzati sono, per giunta, poco originali. La vicenda di Lex Luthor, ad esempio, è una copia sputata della miniserie "Legion Science Police" di David Michelinie, uscita nel 1998. Anche le autocitazioni di Grant Morrison, che riprende in modo abbastanza gratuito alcuni elementi di Seaguy (il delfino parlante di Lobo E' Chubby da Choona!) e del suo storico ciclo di Animal Man, risultano piuttosto molli e stantie.
In generale la storia scorre poco bene, forzatamente. Gli sviluppi della trama, spesso affrettati, si affidano un po' troppo alla fantasia del lettore, sfidandone spesso la sospensione dell'incredulità. Un esempio di questo difetto è nelle rare apparizioni di Batman. Il pipistrello compare in due numeri scarsi, in ognuno dei quali esprime desideri opposti per quanto riguarda il futuro della sua carriera di vigilante. Come gli altri due grossi calibri dei DCU, anche il cavaliere oscuro vive nell'anno di "52" un lungo viaggio per ritrovare se stesso. Dopo averlo visto partecipare ad un rito che lo liberasse dei suoi demoni interiori, ritroviamo Batman, qualche mese dopo, nel mezzo di un'altra cerimonia. Per riprenderli. Cosa ha convinto Bruce Wayne a tornare sui suoi passi, rinunciando ad abbandonare i panni di Batman? Sarebbe bello saperlo!

"52" fallisce inoltre nel compito di sbrogliare le matasse rimaste ancora attorcigliate dopo il tornado di Crisi Infinita. Molti dei colpi di scena di "one year later", che avrebbero dovuto essere risolti sulle pagine del settimanale, sono stati dimenticati per un anno intero dagli autori, per essere affrontati in extremis sugli special suppletivi di espansione della storyline "War World III" (settimana 50!).
Anche i presunti sconvolgimenti nel sottobosco magico del DC Universe non trovano mai la ribalta su "52", nonostante un'intera trama della maxiserie sia dedicata all'elmo del Dottor Fate. Al termine di Infinite Crisis, si era lasciato intendere chiaramente che i presupposti dietro al funzionamento della magia del mondo DC fossero stati completamente modificati. Addirittura, a suo tempo in rete girò forte la voce che il romanziere Michael Moorcock, autore fantasy di prestigio, avesse scritto un'intera "Bibbia" per approfondire la questione a beneficio degli sceneggiatori DC. Nulla di tutto questo vede la luce su "52". E neppure altrove, se è per questo.

In una situazione come questa, nel mondo del cinema ci sarebbe almeno da sperare che i singoli attori abbiano fornito una prestazione valida in sè. E di possibili mattatori in "52" ce n'è più di uno, a partire dal carismatico antieroe Black Adam.
Il contesto di "52" è però piatto e banale, e spegne ogni possibile guizzo offerto dalle predisposizioni a monte dei personaggi. La lunga sequenza di episodi con Lobo, che torna nientemeno che nel ruolo di Papa di una chiesa aliena, avrebbe potuto essere ad esempio sfruttata per fare della satira religiosa. Invece la trovata risulta fine a se stessa e stufa dopo poche pagine.
Capitan Marvel, che ha sostituito il vecchio mago Shazam come guardiano degli spiriti dei sette peccati capitali, avrebbe potuto apparire come un guardiano dal cuore puro che vince le tentazioni con furbizia. Sarebbe stato molto più in linea con lo spirito leggero delle avventure classiche del "formaggione rosso", personaggio costruito per funzionare in un universo infantile e cartoonesco. E invece, in "52" Billy Batson sembra uno psicopatico, un bambinone inquietante e un po' toccato che sente le voci.
Lo stesso Black Adam fa la fine di una macchietta splatter da b-movie. Mr. Mind, avversario storico della Marvel Family, si trasforma da buffo bruchino con la mente da genio del crimine a terribile mostro sanguinario. Una metamorfosi che rende perfettamente l'idea della direzione generale di "52".
Ma c'è a chi le cose vanno in maniera anche peggiore.
Una delle figure chiave di "52" è The Question, vigilante ditkiano ereditato nel blocco Charlton. Negli ultimi anni, solo gli autori del cartoon "Justice League Unlimited" si erano interessati a questo eroe urbano senza volto, arricchendone il background con una caratteristica fissazione per le teorie del complotto.
Nel corso di "52", The Question deve affrontare una pericolosa indagine contro la rediviva associazione criminale dell'Intergang. Purtroppo, all'alter ego di Vic Sage restano pochi mesi di vita, per colpa di un tumore incurabile. L'uomo decide quindi di affidarsi a Renee Montoya, ex poliziotta di Gotham City in piena crisi esistenziale. Nei piani di Vic, sarà Renee la sua sostituta, dopo che lui le avrà donato una nuova ragione di vita iniziandola alla battaglia privata contro il crimine che egli conduce da anni nei panni di The Question.
Al di là del fatto che nel fumetto la scelta di Sage risulti poco convincente e sia spiegata giusto in una didascalia, questo passaggio di consegne secondo me è un errore su due fronti.
In primo luogo, perchè lascia il DC Universe più debole e spoglio rispetto a prima. Se all'alba di "52" gli autori avevano a disposizione due personaggi altrettanto validi ma dalle diverse sfumature, Vic e Renee, oggi il piatto degli ingredienti dei quali possono servirsi è chiaramente più povero.
Assieme a Crispus Allen, altro sbirro gothamita riciclato in ambito fantasy come il nuovo Spettro, la Montoya faceva parte fino a Infinite Crisis del cast della collana "Gotham Central", sensazionale poliziesco di Greg Rucka e Ed Brubaker. I due sceneggiatori, entrambi esperti nel gestire le difficili meccaniche della fiction nera, avevano costruito un cast di personaggi d'oro, che anche dopo la chiusura della testata avrebbe potuto benissimo sopravvivere su altre pagine. Rucka e Brubaker erano insomma riusciti nel difficile compito di coltivare nel DCU un angolo noir credibile e, a suo modo, perfino "iconico". Tanta fatica per soli 40 episodi, snobbati dall'editore che non li ha neppure ristampati tutti quanti in volume.
Inoltre, questa trama rientra nel quadro generale di abuso del concetto di "legacy" da parte dell'attuale gestione DC Comics. La filosofia di Dan Didio, attuale deus ex machina della DC, è che l'unico modo di ravvivare una serie sia quello di sostituirne il protagonista con un altro. Diluendo il fascino della "legacy", cioè del sopravvivere delle identità eroiche attraverso le generazioni. Una mentalità che si commenta da sola, se non altro perchè non contempla in alcun modo il nodo più importante, quello di raccontare buone storie.
I colpi di scena di "52" sono basati quasi sempre su questo approccio. Che pare quasi inteso come assoluto, definitivo. Tanto da svilupparne delle varianti, come nel caso di Animal Man e Booster Gold, che sembrano morire ed essere sostituiti in qualche modo da presunti successori.

Dal punto di vista grafico, la qualità è quasi sempre mediocre ma mai davvero inguardabile. Anche per merito di Kieth Giffen, che ha realizzato i layout di tutti gli episodi, garantendo alla serie una omogeneità dal punto di vista dello storytelling. Paradossalmente, le rare comparsate da parte di disegnatori di grande personalità, come Darick Robertson, cozzano un po' con l'opera dei colleghi mestieranti dal segno banale come Joe Bennett, che costituiscono la maggioranza del team artistico di "52".

In definitiva, il senso di "52" è quello di allungare il più possibile il brodo di Infinite Crisis, successo senza precedenti per la DC dell'ultimo decennio, restandone in scia per poter rilanciare con uguale efficiacia commerciale alcune franchise dimenticate.
Il principio di base trova la mia approvazione. Se un editore possiede i diritti di un personaggio, perchè lasciarli chiusi in un cassetto? Meglio investire che lasciare i propri beni sotto il materasso. Meglio aggiornare al tasso di "inflazione creativa" i propri beni della Banca delle Idee, che lasciarli invecchiare e svalutare.
Purtroppo, non è andata esattamente così. Le preziose proprietà intellettuali della DC sono se mai svilite da progetti come questo, che ignorano la forza metaforica e il significato dietro ogni character, riducendo il rilancio di ognuno di essi ad un semplice cambio di "attore" sotto la maschera.
Qualcuno ha detto che "ogni personaggio è a una sola storia ben scritta di distanza dall'essere sensazionale". Alla DC lo hanno dimenticato, e "52" è ad anni luce dall'essere quella storia.

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