22 maggio 2007

It's a man's man's man's world... unfortunately

Nell'ultimo periodo la rete ha visto esplodere un sacco di blogger a proposito del maschilismo che dominerebbe il comicdom statunitense. Ho usato il condizionale per puro spirito giornalistico, ma si tratta di una cosa talmente risaputa che avrei potuto benissimo scrivere "domina". Motivo in più, per me, di meravigliarmi per tutte queste polemiche improvvise. Non che io non le giudichi fondate, anzi. Ma perchè si son svegliati tutti oggi?
Sarà che internet è finalmente riuscita, fra i suoi tanti meriti, a creare una comunità di fumettare incazzate che finalmente possono far udire la propria voce contro i patriarchi dei comics. Ad esempio, nella sua rubrica settimanale sul sito Newsarama, l'attuale Editor-in-chief della Marvel, Joe Quesada, ha dovuto rispondere alle roventi critiche suscitate dalla scandalosa copertina di Heroes for Hire #13, che ritrae alcune eroine marvel in una posa e secondo uno stile grafico che ricordano PESANTEMENTE il Fumetto hentai (cioè i manga erotici). Ha scritto una marea allucinante di cazzate, come ad esempio il fatto che in redazione nessuno conoscesse gli hentai e che quindi la copertina sia uscita in buona fede, ma almeno ha risposto:
JQ: [...] While I understand how some can see what they see and while I do acknowledge the validity of what they’re seeing based on this Hentai stuff, in no way was this our intent or the artist’s. I certainly wasn’t aware of any small sub genre of Manga porn, but obviously there are folks much more verse in Manga than I’ll ever be and I can certainly see why they would see what they see, so to them I apologize if it struck a chord that it was completely unintended to strike.
Io credo però che il punto sia un altro. Tutti coloro che si lamentano dell'insopportabile maschilismo che insudicia come del moccio fresco l'ambiente dei comics mainstream forse dovrebbero ragionare in maniera un po' strutturale, identificando il problema gigante a monte.
Lascio a Paul O'Brien il compito di introdurre i miei argomenti, con questo intelligente estratto dal suo report delle vendite Marvel mese-per-mese di Aprile 2007:
There seems to a common assumption, both among publishers and among their detractors, that T&A sells comics. I wonder whether that’s really true. HEROES FOR HIRE has been distinguished by prominent cheesecake art from day one, and just look at its sales. The bad girl genre is virtually dead. MIGHTY AVENGERS, with Frank Cho’s art, is doing no better than NEW AVENGERS with Leinil Francis Yu - in fact, it’s actually the lowest selling of the three Avengers titles, although not by much. And when did you ever see Greg Horn’s covers on a high-selling title?
If this sort of thing is genuinely so popular, why doesn’t it sell better? Could it be that in fact, the audience for T&A comics (or at least comics which are quite so blatant about it) is actually quite small, and that chasing them is a waste of time on commercial grounds alone?
In breve, O'Brien scrive che quella che il sesso venda nei comics è una favola non supportata dalle cifre. Ma allora, perchè gli editori si ostinano a ricorrere alla mercificazione dell'immagine femminile per rincorrere, presumibilmente, dei risultati economici più soddisfacenti?
Il blog del Comics Journal ricordava proprio di recente come questo genere di influenza da parte degli editori finisca spesso, addirittura, per mettere i bastoni tra le ruote degli autori. Come nel caso del ciclo di Ed Brubaker su Catwoman, intrigante noir dalle atmosfere cartoonesche ridotto in extremis dall'editor Matt Idelson (ma avrebbe potuto essere qualsiasi altro suo collega, come sottolineano quelli del CJ) a una specie di filmaccio d'azione, tette e culi, nello stile della peggiore Hollywood caciarona. Sì, proprio come quelle cagate con Halle Berry. Il risultato di tanta visione editoriale è un doppio fallimento, perchè la serie oggi vende meno che mai e, peggio ancora secondo me, perchè Brubaker si è giustamente sbattuto alle spalle la porta della DC Comics, trasferendo la propria penna presso un altro editore. Che non lo prende per il sedere.
Il punto è che i comics americani di super-eroi sono prodotti da uomini per gli uomini. E' perversamente normale quindi che, come un gruppo di adolescenti al pub, autori e lettori si scambino aneddoti ammiccanti e vecchin numeri di Penthouse. Mi spiace dirlo, ma è anche per cose come queste che i fan di questo genere di fumetto sono bollati come degli sfigati brufolosi, e a ragione. Oltre che da quello delle pippe mentali, certa gente dovrebbe uscire dal tunnel delle pippe e basta.

Il mio messaggio a tutti coloro che non accettano questo squallido status quo è semplice. Perchè mi rendo conto che, ad esempio, molte americane aspiranti autrici di Fumetto siano molto frustrate dall'atteggiamento di certi dirigenti dei maggiori editori di comics del loro paese. Soprattutto perchè, e si tratta purtroppo di una consapevolezza derivata dalle parole di molte artiste d'oltreoceano, questo genere di brutte abitudini tende ad infettare ogni ambito del lavoro, non solo la parte creativa.
Negli Stati Uniti, i fumetti sono venduti praticamente solo nei comics shop, nelle librerie di varia e, limitatamente ad alcuni titoli per ragazzi, in circuiti più estesi come gli ipermercati e cose del genere. Negli ultimi due anni, i ricavi delle vendite di fumetti nelle librerie hanno superato quelli dei comics shop. Insomma, si sta aprendo una finestra importante.
Ragazze: percorrete queste nuove strade. Marvel e DC saranno sempre al top finchè continuerete a giocare secondo le loro regole. Pubblicate direttamente nelle librerie di varia, cercate di farvi strada nell'universo dell'editoria "generalista" e non in un micro-settore come quello dei super-eroi. Createvi i vostri stessi spazi, fatevi vedere. E un giorno, magari, avrò l'enorme di piacere di vedervi restituire la pariglia a qualche vecchio editor trippone.

15 maggio 2007

52 settimane sprecate

E così, "un anno senza Superman, Batman e Wonder Woman" è terminato. Era questo lo slogan di "52", il settimanale-evento della DC Comics uscito come sequel di Infinite Crisis. A causa degli sconvolgimenti fisici ed emotivi subiti durante la Crisi, i tre capisaldi del DCU si erano infatti presi un anno sabbatico, tracorso in giro per il mondo tra templi tibetani, beauty farm e libri di Raffaele Morelli. Mentre la torcia di difensori della giustizia era in prestito alle seconde e terze linee dell'universo DC.
La serie è stata un notevole successo commerciale, tanto che la DC l'ha già rimpiazzata con un clone, "Countdown". Ma, al di là degli ottimi numeri nelle classifiche, com'è stata "52"? Secondo me, tanto fumo e poco arrosto.

ATTENZIONE! Seguono pesanti spoiler su storie mediocri ancora inedite in Italia!

Uno dei mantra di ogni sceneggiatore dovrebbe essere che per costruire una buona storia non basta UNA idea. Ce ne vogliono tantissime. Non si può costruire un buon racconto attorno a una e una sola trovata, indipendentemente dalla bontà del proprio storytelling. Il problema di "52" è proprio questo. 52 numeri sono molti, oltre quattro anni di storie di un mensile. Ma di idee ce n'erano, appunto, giusto per un annetto.
Il taglio della vicenda potrebbe essere paragonato a quello di un telefilm come Lost, ma molto più diluito. L'eccessiva rilassatezza nel procedere della trama è in parte una conseguenza di una curiosa scelta editoriale. "52" è scandita "in tempo reale", alla maniera di un altro celebre serial TV statunitense, "24". Ogni numero di "52" racconta, insomma, sette giorni di vita del DC Universe, con tanto di didascalie per scandire lo scorrere del calendario.

Il progetto vede ben quattro sceneggiatori (Johns, Morrison, Rucka e Waid) dividersi un nutrito gruppo di storylines, portate avanti in contemporanea un numero dopo l'altro, poche pagine a testa. Un metodo di scrittura complesso, gestito da un forte lavoro di coordinazione. Purtroppo, l'equilibrio tra i diversi binari della storia non sempre funziona, e spesso si ha la sensazione che alcune scene secondarie rubino spazio ad altre più succose.
Molti degli spunti utilizzati sono, per giunta, poco originali. La vicenda di Lex Luthor, ad esempio, è una copia sputata della miniserie "Legion Science Police" di David Michelinie, uscita nel 1998. Anche le autocitazioni di Grant Morrison, che riprende in modo abbastanza gratuito alcuni elementi di Seaguy (il delfino parlante di Lobo E' Chubby da Choona!) e del suo storico ciclo di Animal Man, risultano piuttosto molli e stantie.
In generale la storia scorre poco bene, forzatamente. Gli sviluppi della trama, spesso affrettati, si affidano un po' troppo alla fantasia del lettore, sfidandone spesso la sospensione dell'incredulità. Un esempio di questo difetto è nelle rare apparizioni di Batman. Il pipistrello compare in due numeri scarsi, in ognuno dei quali esprime desideri opposti per quanto riguarda il futuro della sua carriera di vigilante. Come gli altri due grossi calibri dei DCU, anche il cavaliere oscuro vive nell'anno di "52" un lungo viaggio per ritrovare se stesso. Dopo averlo visto partecipare ad un rito che lo liberasse dei suoi demoni interiori, ritroviamo Batman, qualche mese dopo, nel mezzo di un'altra cerimonia. Per riprenderli. Cosa ha convinto Bruce Wayne a tornare sui suoi passi, rinunciando ad abbandonare i panni di Batman? Sarebbe bello saperlo!

"52" fallisce inoltre nel compito di sbrogliare le matasse rimaste ancora attorcigliate dopo il tornado di Crisi Infinita. Molti dei colpi di scena di "one year later", che avrebbero dovuto essere risolti sulle pagine del settimanale, sono stati dimenticati per un anno intero dagli autori, per essere affrontati in extremis sugli special suppletivi di espansione della storyline "War World III" (settimana 50!).
Anche i presunti sconvolgimenti nel sottobosco magico del DC Universe non trovano mai la ribalta su "52", nonostante un'intera trama della maxiserie sia dedicata all'elmo del Dottor Fate. Al termine di Infinite Crisis, si era lasciato intendere chiaramente che i presupposti dietro al funzionamento della magia del mondo DC fossero stati completamente modificati. Addirittura, a suo tempo in rete girò forte la voce che il romanziere Michael Moorcock, autore fantasy di prestigio, avesse scritto un'intera "Bibbia" per approfondire la questione a beneficio degli sceneggiatori DC. Nulla di tutto questo vede la luce su "52". E neppure altrove, se è per questo.

In una situazione come questa, nel mondo del cinema ci sarebbe almeno da sperare che i singoli attori abbiano fornito una prestazione valida in sè. E di possibili mattatori in "52" ce n'è più di uno, a partire dal carismatico antieroe Black Adam.
Il contesto di "52" è però piatto e banale, e spegne ogni possibile guizzo offerto dalle predisposizioni a monte dei personaggi. La lunga sequenza di episodi con Lobo, che torna nientemeno che nel ruolo di Papa di una chiesa aliena, avrebbe potuto essere ad esempio sfruttata per fare della satira religiosa. Invece la trovata risulta fine a se stessa e stufa dopo poche pagine.
Capitan Marvel, che ha sostituito il vecchio mago Shazam come guardiano degli spiriti dei sette peccati capitali, avrebbe potuto apparire come un guardiano dal cuore puro che vince le tentazioni con furbizia. Sarebbe stato molto più in linea con lo spirito leggero delle avventure classiche del "formaggione rosso", personaggio costruito per funzionare in un universo infantile e cartoonesco. E invece, in "52" Billy Batson sembra uno psicopatico, un bambinone inquietante e un po' toccato che sente le voci.
Lo stesso Black Adam fa la fine di una macchietta splatter da b-movie. Mr. Mind, avversario storico della Marvel Family, si trasforma da buffo bruchino con la mente da genio del crimine a terribile mostro sanguinario. Una metamorfosi che rende perfettamente l'idea della direzione generale di "52".
Ma c'è a chi le cose vanno in maniera anche peggiore.
Una delle figure chiave di "52" è The Question, vigilante ditkiano ereditato nel blocco Charlton. Negli ultimi anni, solo gli autori del cartoon "Justice League Unlimited" si erano interessati a questo eroe urbano senza volto, arricchendone il background con una caratteristica fissazione per le teorie del complotto.
Nel corso di "52", The Question deve affrontare una pericolosa indagine contro la rediviva associazione criminale dell'Intergang. Purtroppo, all'alter ego di Vic Sage restano pochi mesi di vita, per colpa di un tumore incurabile. L'uomo decide quindi di affidarsi a Renee Montoya, ex poliziotta di Gotham City in piena crisi esistenziale. Nei piani di Vic, sarà Renee la sua sostituta, dopo che lui le avrà donato una nuova ragione di vita iniziandola alla battaglia privata contro il crimine che egli conduce da anni nei panni di The Question.
Al di là del fatto che nel fumetto la scelta di Sage risulti poco convincente e sia spiegata giusto in una didascalia, questo passaggio di consegne secondo me è un errore su due fronti.
In primo luogo, perchè lascia il DC Universe più debole e spoglio rispetto a prima. Se all'alba di "52" gli autori avevano a disposizione due personaggi altrettanto validi ma dalle diverse sfumature, Vic e Renee, oggi il piatto degli ingredienti dei quali possono servirsi è chiaramente più povero.
Assieme a Crispus Allen, altro sbirro gothamita riciclato in ambito fantasy come il nuovo Spettro, la Montoya faceva parte fino a Infinite Crisis del cast della collana "Gotham Central", sensazionale poliziesco di Greg Rucka e Ed Brubaker. I due sceneggiatori, entrambi esperti nel gestire le difficili meccaniche della fiction nera, avevano costruito un cast di personaggi d'oro, che anche dopo la chiusura della testata avrebbe potuto benissimo sopravvivere su altre pagine. Rucka e Brubaker erano insomma riusciti nel difficile compito di coltivare nel DCU un angolo noir credibile e, a suo modo, perfino "iconico". Tanta fatica per soli 40 episodi, snobbati dall'editore che non li ha neppure ristampati tutti quanti in volume.
Inoltre, questa trama rientra nel quadro generale di abuso del concetto di "legacy" da parte dell'attuale gestione DC Comics. La filosofia di Dan Didio, attuale deus ex machina della DC, è che l'unico modo di ravvivare una serie sia quello di sostituirne il protagonista con un altro. Diluendo il fascino della "legacy", cioè del sopravvivere delle identità eroiche attraverso le generazioni. Una mentalità che si commenta da sola, se non altro perchè non contempla in alcun modo il nodo più importante, quello di raccontare buone storie.
I colpi di scena di "52" sono basati quasi sempre su questo approccio. Che pare quasi inteso come assoluto, definitivo. Tanto da svilupparne delle varianti, come nel caso di Animal Man e Booster Gold, che sembrano morire ed essere sostituiti in qualche modo da presunti successori.

Dal punto di vista grafico, la qualità è quasi sempre mediocre ma mai davvero inguardabile. Anche per merito di Kieth Giffen, che ha realizzato i layout di tutti gli episodi, garantendo alla serie una omogeneità dal punto di vista dello storytelling. Paradossalmente, le rare comparsate da parte di disegnatori di grande personalità, come Darick Robertson, cozzano un po' con l'opera dei colleghi mestieranti dal segno banale come Joe Bennett, che costituiscono la maggioranza del team artistico di "52".

In definitiva, il senso di "52" è quello di allungare il più possibile il brodo di Infinite Crisis, successo senza precedenti per la DC dell'ultimo decennio, restandone in scia per poter rilanciare con uguale efficiacia commerciale alcune franchise dimenticate.
Il principio di base trova la mia approvazione. Se un editore possiede i diritti di un personaggio, perchè lasciarli chiusi in un cassetto? Meglio investire che lasciare i propri beni sotto il materasso. Meglio aggiornare al tasso di "inflazione creativa" i propri beni della Banca delle Idee, che lasciarli invecchiare e svalutare.
Purtroppo, non è andata esattamente così. Le preziose proprietà intellettuali della DC sono se mai svilite da progetti come questo, che ignorano la forza metaforica e il significato dietro ogni character, riducendo il rilancio di ognuno di essi ad un semplice cambio di "attore" sotto la maschera.
Qualcuno ha detto che "ogni personaggio è a una sola storia ben scritta di distanza dall'essere sensazionale". Alla DC lo hanno dimenticato, e "52" è ad anni luce dall'essere quella storia.

09 maggio 2007

Fai quel che ti pare! /10

Riguardando la lista dei miei appunti da Previews di Maggio, ho subito notato un filo conduttore fra le mie scelte. A colpirmi sono state tutte proposte legate al passato. Tra ristampe di materiale d'epoca e il ritorno di personaggi e autori "missing in action" da un po', c'è di che rispolverare l'album dei ricordi. Ma, per una volta, per aggiungere nuove foto.

PREVIEWS di Maggio 2007 (vol.XVII, #5)

- Dopo anni di limbo editoriale, fa il suo ritorno una delle colonne storiche della Marvel di Stan Lee e Jack Kirby. Thor (p.69 del Marvel Previews), dio del tuono della mitologia nordica, riappare in una nuova serie a lui dedicata, a cura di due autori di livello... leggendario. Ai testi, il veterano J. M. Straczynski, già autore del serial tv di culto Babylon 5 e reduce da un ottimo ciclo su Amazing Spider-Man. Ai disegni, la matita fatata del giovane mangiabaguette Olivier Coipel (The Legion, House of M). Pare che il taglio scelto per la vicenda sia tendente al fantasy, seguendo le orme di celebri precedenti come il fortunato ciclo di Thor di Walt Simonson. La curiosità, da parte mia, è tanta. A luglio ci sarò!
Il mese della cuccagna per i fan di Kirby prosegue con ben due volumi realizzati dal Re in persona. Devil Dinosaur by Jack Kirby Omibus HC (p.95 del Marvel Previews) e Jack Kirby's Silver Star HC (Image, p.140) ristampano alcune tra le ultime opere del Maestro, quest'ultima già riproposta l'anno scorso dalla TwoMorrows nella versione in bianco e nero con le sole matite originali.

- Frank Miller non è solo un autore completo, ma ha anche sceneggiato parecchie storie affidate alle matite di altri artisti. Una di queste è "Give me liberty", del 1990, intrigante avventura fanta-politica con sfondo satirico illustrata da un altro grande del Fumetto, il Dave Gibbons di "Watchmen". Negli anni successivi, la storia è stata ampliata in una vera e propria saga. Che nel 2007, a un decennio dall'ultimo capitolo, giunge alla conclusione nello speciale Martha Washington dies (Dark Horse, p.27). Nella speranza che Miller dimostri una forma maggiore rispetto alle sue ultime produzioni.
Deve essersi aperto un portale spazio-tempo verso il 1997, perchè il nuovo Previews annuncia il ritorno di un altro personaggio assente da quell'anno. Nexus #99 (Rude Dude Productions, 338) vede Mike Baron e Steve Rude rimettersi al lavoro sul personaggio di Horatio Hellpop, il boia di assassini di massa intravisto anche in Italia in poche fugaci apparizioni. Rude è un autore dal segno elegantissimo e dal contagioso entusiasmo per il mondo del Fumetto. Un artista da sostenere. Soprattutto nelle difficoltà dell'autoproduzione, nelle quali si è imbarcato pur pura passione nei confronti di Nexus. Ricambiata dal sottoscritto.

- I lettori più integralisti mi perdoneranno, ma imbattendomi nell'annuncio di The Bakers Babies & Kittens HC (Image, p.147) mi è saltato in mente un forte paragone tra Kyle Baker e Alex Ross. Si tratta in entrambi i casi di artisti di livello tecnico così alto da poter disegnare con successo praticamente qualsiasi cosa. La differenza tra i due nomi è però, a mio avviso, a favore di Baker: al contrario del noto illustratore DC Comics, da Kyle Baker non si può mai sapere cosa aspettarsi. Questa volta, il cartoonist afroamericano promette risate per tutta la famiglia con un'altra dose delle sue dolcissime strip di ispirazione autobiografica, "The Bakers". Che, ne sono certo, avrebbero suscitato l'approvazione dello stesso Charles Schulz.

- Dulcis in fundo, la IDW mi ha fatto felice con l'annuncio di una ristampa di valore storico. The Complete Terry and the Pirates Vol.1 (IDW, p.315) raccoglie, in grande formato, una delle strip d'avventura più significative della Storia del Fumetto. L'opera, realizzata dal grande Milton Caniff (Steve Canyon) a partire dal 1934, sarà completata in soli sei volumi
. Imperdibili.

Questi sono i miei consigli. Poi, fate un po' come vi pare.

02 maggio 2007

Legione animata: la Stagione I

Sabato 28 aprile si è conclusa oltreoceano la prima stagione del cartoon della Legione dei Super-Eroi. Pur avendo già accennato più volte alla serie, dopo averne visto tutti i primi 13 episodi ho deciso di concedermi una digressione un po' più approfondita sull'argomento.

Occhio agli SPOILER!


Reimmaginando il futuro...
Legion of Super-Heroes è la storia di un club fondato mille anni nel futuro del DC Universe, e composto da teen agers dotati di straordinari poteri e provenienti dai più diversi pianeti del cosmo. Lo scopo di questi ragazzi è di sfruttare le proprie doti per il bene della società, sventolando la bandiera della tolleranza e della convivenza nonostante le diversità. Una specie di X-Men non repressi e in ambiente fantascientifico, insomma.
Il Fumetto della Legione è andato incontro, nel corso degli anni, a numerosi "reboots", rivisitazioni totali del contesto e delle premesse della storia, da parte di autori intenzionati a rinfrescarne il mito. Naturalmente, ogni "reset" ha cercato di staccarsi il più possibile dalla versione precedente, per sottolineare la scelta di rinnovamento. James Tucker, produttore e principale designer della versione animata della Legione, ha sfruttato con intelligenza questo ricco background di possibilità, selezionando gli elementi migliori dalle verie declinazioni della franchise. La cosa più riuscita del cartoon è forse proprio il suo "mood", che fonde la freschezza delle storie di Adventure Comics (anni '60) all'accuratezza nelle caratterizzazioni degli albi, più moderni, scritti da Paul Levitz (anni '70-80).
Il futuro descritto nella serie animata è colorato, scintillante. Lì tutto è amplificato, all'iperbole. E per questo, anche le sue insidie sono più mortali che mai. Il taglio delle sceneggiature bilancia bene questa dicotomia, rispettando il target giovanile dello show ma senza scadere nell'infantilismo.
Il gruppo di protagonisti è stato scelto tra i legionari più celebri, e lungo il corso della serie è in lenta ma continua espansione. Il team di base è composto dal giovane Superman e da Saturn Girl (telepate), Lightning Lad (emette energia eletterica), Brainiac 5 (super-intelligente), Phantom Girl (può diventare intangibile), Triplicate Girl (si divide in tre copie di se stessa) e Bouncing Boy (può gonfiarsi come un pallone e rimbalzare).
Tutti i personaggi sono disegnati tenendo conto del rispettivo carattere, facendo risaltare l'espressività e le particolarità specifiche di ognuno, vera forza di un progetto con un così elevato numero di pedine. Il legionario maggiormente distante dalla versione originale è sicuramente Brainiac 5, che da semplice alieno è divenuto nei cartoon una specie di Pinocchio robot. La modifica è però simpatica e ben gestita dagli autori, e non turberà gli animi degli aficionados più oltranzisti.

...Ispirandosi ai classici
Gli autori del cartoon non si sono limitati ad animare passivamente avventure già scritte per i comics. Escludendo il solo finale di stagione, epico episodio in due parti che riprende pesantemente il fumetto originale pubblicato su Adventure Comics 352 e 353 (1965), il resto della serie presenta vicende del tutto originali e gradevoli. Pescando qua e là elementi tipici dei classici della Legione.
Nel quarto episodio, "Phantoms", il giovane Superman deve vedersela con un evaso dalla Zona Fantasma, la prigione kryptoniana ideata (nei fumetti) dal padre Jor-El. Nelle puntate numero quattro ed otto, invece, fa la sua comparsa Mekt Ranzz, malvagio
fratello maggiore di Lightning Lad. Mekt è noto ai lettori DC di vecchia data per essere tra i fondatori della Legione dei Super-Criminali, che probabilmente farà la sua apparizione anche sul piccolo schermo nelle prossime stagioni del cartoon. Già in "Lightning Storm", Mekt cerca di convincere il buon Garth Ranzz ad unirsi a lui in un gruppo di dubbi eroi a pagamento che comprende anche Tyr, altro villain della Legione a fumetti. Nella decima puntata compare di sfuggita un altro pericoloso personaggio del quale risentiremo senz'altro parlare, il malvagio stregone Mordru.
L'episodio nove vede l'ingresso nella serie animata di una delle trovate più spassose della Legione cartacea, il gruppo dei Sostituti. I legionari tengono regolarmente delle audizioni, alla ricerca di nuovi possibili membri del loro club di benefattori. L'occasione è stata sfruttata anche nel cartone per presentare, tra i molti candidati, numerosi applicandi dai poteri folli e buffi. Tra i "trombati", alcuni hanno deciso di riunirsi in un team indipendente, sperando di farsi notare dalla Legione mostrando sul campo il proprio valore. Con risultati intaspettati e spassosissimi.

Nell'undicesima puntata, che ha luogo su Winath, pianeta natale di Lightning Lad, viene inserito un altro clichè della franchise a Fumetti, l'elezione interna del leader. E se nella fiction sono i legionari stessi a scegliere periodicamente tra loro un leader sul campo, nella realtà erano i lettori del fumetto, fino agli anni '80, a votare regolarmente il loro candidato del cuore spedendo una lettera alla redazione DC Comics.
Per gli appassionati lettori DC segnalo, infine, i camei di Booster Gold (nel primo episodio) e quello di Lobo, che è possibile vedere nel filmato di YouTube che ho linkato qui sotto, tratto dalla terza puntata.




L'impatto sul DC Universe a fumetti
Come spesso accade quando una franchise a fumetti viene riletta per funzionare in altri media, il flusso di nuove idee finisce per beneficiare anche il prodotto originale. Nel caso della Legione, il feedback ha condotto a un gradevole ritorno al passato.
Nelle storie originali della silver age, i legionari si erano riuniti attorno alla comune ammirazione per un idolo del passato: Superboy, il giovane Clark Kent, già eroico prima che diventasse Superman. Grazie ai suoi poteri straordinari, capaci di vincere anche le leggi dello spazio-tempo, lo stesso ragazzo d'acciaio era spesso protagonista di viaggi nel futuro, per combattere al fianco della Legione.
Nel 1986, Crisi sulle Terre Infinite riscrisse la storia pregressa dell'Universo DC. Secondo la nuova cronistoria del DCU, Kal-El non era mai stato Superboy. Semplicemente, dopo una gioventù trascorsa in maniera più o meno normale, a un certo punto aveva assunto direttamente l'identità di Superman. Naturalmente, questo cambiamento rispetto alla continuity "pre-Crisi" complicò la vita degli autori della Legione. Il paradosso storico fu superato con molta fatica, sostituendo a quella di Superboy altre figure altrettanto nobili del DC Universe del XX° secolo.
Nei cartoons, l'ostacolo è stato superato con un escamotage meno complesso. Utilizzare nella Legione un Superman alle primissime armi, non più "boy" ma per un pelo. Da un lato, questa scelta recupera una possibile soluzione all'effetto collaterale di Crisi ideata a suo tempo da John Byrne. E, dall'altro, è influenzata dall'attuale impossibilità pratica da parte della DC/Warner Bros di utilizzare il nome di Superboy, a causa di una causa legale in corso con gli eredi dei creatori del kryptoniano, Siegel e Shuster.
Questo aspetto della serie animata è stato di recente ripreso anche nei fumetti. Nella storyline "The Lightining Saga", attualmente in corso negli USA, Superman ritrova alcuni compagni della Legione silver age e ricorda con affetto, nella Fortezza della Solitudine, il suo passato da legionario.
Da segnalare anche The Legion of Super-Heroes in the 31st Century, collana dell'etichetta per ragazzi Johnny DC, che narra ulteriori avventure della versione animata dei legionari. Tra gli autori, J. Torres e Scott Beatty ai testi e Sanford Greene e Steve Uy ai disegni.