27 marzo 2007

Drakkar's back!

Nel mondo del power metal italiano, Dario Beretta è conosciuto come "l'uomo dal pizzetto in fiamme". Perchè quando il ragazzo (il cui blog personale è linkato nella barra sulla sinistra) prende in mano la chitarra diventa una specie di Ghost Rider del rock. Viene posseduto dal demone della musica. Dopo una lunga pausa, Dario torna con i suoi Drakkar a far scompiglio nella scena metallara, pubblicando un EP scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale del gruppo.
Già, il sito. Tutto questo per dire che... l'ho fatto io. E anche il booklet dell'EP, "Classified", anch'esso scaricabile aggratise in formato PDF. Si tratta in entrambi i casi di due lavori fatti piuttosto in fretta, per favorire l'uscita dell'EP il prima possibile, e con semplicità. Ma anche col cuore, ad un amico.
Ciapa, Dariun! E let's rock!!

23 marzo 2007

Leggi bene - Koma

Qualche volta il mio adio-amore per la DC mi fa sentire un po' come quei giornalisti che trascurano notizie davvero importanti per la nostra civiltà in favore di lunghi servizi sul festival di Sanremo, "vallettopoli" o altre puttanate del genere. Mi sento un po' stupido a parlare di Infinite Crisis quando là fuori, sugli scaffali delle librerie, ci sono delle gemme come i lavori di Frederik Peeters.
Avevo già dedicato a
Peeters uno dei primi post di questo blog, in occasione dell'uscita del primo volume di Lupus, edito da Kappa Edizioni (e in questi giorni è finalmente uscito il secondo ed ultimo tomo!). Torno ad occuparmi di questo brillante autore ginevrino grazie a Koma, realizzata in coppia con lo sceneggiatore Pierre Wazem. Koma è la storia di Addidas, una dolce bambina che, orfana di madre, vive con il padre spazzacamino in una città industriale dove enormi ciminiere svettano tra case fatiscenti. Addidas è afflitta da improvvisi attacchi di sonnolenza, che la proiettano in un curioso sogno sotterraneo. Ma è davvero un sogno?
Koma è un racconto delizioso, da leggere tutto d'un fiato. I protagonisti sono vivi, sfaccettati. Come anche il contesto che ospita la vicenda, che pian piano
si scopre sempre più grottesco e imprevedibile. Una storia che appassiona e riconcilia con il medium Fumetto. Quello vero!

Koma (volume 1 di 2)
di Pierre Wazem, Frederik Peeters
ReNoir Comics, 2007

20 marzo 2007

Iron Fist: la sfida!

Alessandro Bragalini mi ha sfidato sul terreno del kung-fu! Nel senso che entrambi abbiamo deciso di disegnare un'immagine di Iron Fist, alias Pugno d'Acciaio, personaggio poco noto della Marvel. Ale ha già mostrato al Mondo il suo lavoro, che è possibile ammirare cliccando qui. Gli rispondo ora un po' in ritardo, ma non volendo essere (troppo) da meno di lui ho voluto colorare anch'io il mio disegno. E la cosa mi ha preso parecchio tempo, visto che non utilizzavo Photoshop a questi fini da qualche anno. Sigh. I posteri saranno giudici di questa sfida. Yaaaaah-tah!

16 marzo 2007

Pillole di genialità editoriale

Osservare la checklist delle uscite italiane della Planeta DeAgostini può offrire spunti di divertimento puro. Meglio di una sit-com. Si potrebbe coniare un nuovo luogo comune: la DC fa buon sangue.
Tra gli albi annunciati per il prossimo maggio, ad esempio, spicca l'esilarante esordio di "Lanterna Verde/Freccia Verde". Una collana che ha del genio dentro. Nelle sue pagine, le storie dei due personaggi DC si daranno il cambio a mesi alterni. Nel primo numero, bendetto da un agghiacciante logo in stile Microsoft Word che parodizza quello originale, solo Green Arrow. Il secondo numero, invece, sarà interamente dedicato a Green Lantern. E via così.
La strategia dei geni di marketing dell'editore iberico è chiaramente quella di spingere i fan di uno solo dei due eroi ad acquistare anche l'altro, per spirito di collezionismo. E, allo stesso tempo, di accontentare così gli amanti dei monografici. Giusto così, grandissima idea, bravi ragazzi.
Cospargendomi il capo di cenere, mi permetto di sottolineare giusto un paio di problemi che questa soluzione mi porta alla mente. Per prima cosa, strutturando la serie in questo modo le due sotto-collane si porteranno via reciprocamente lo spazio sugli scaffali dei negozi. Il numero 2 prenderà il posto dell'1 tra le novità, indipendentemente dal fatto che in copertina svetti un altro logo. Due bimestrali avrebbero potuto invece farsi compagnia sugli espositori. E poi, perchè rinunciare alla possibilità di lanciare due numeri uno nelle edicole?
Sono pazzi questi spagnoli! No, anzi, chiedo scusa. Sono dei geni.

13 marzo 2007

Come ti capisco, Matt!

Fino all'età di 18 anni ho sempre vissuto sui Navigli, a Milano. Un quartiere un tempo vivo e vivibile. Ma oggi, come sottolinea questo articolo del Corriere della Sera, vittima di un triste degrado.
Qualche volta, mi piacerebbe davvero essere un super-eroe. Come Devil, che ogni notte si aggira fra i tetti di Hell's Kitchen per difendere il quartiere che ama. La sua casa. Ancora oggi, dopo parecchi anni, sotto sotto io considero i Navigli come casa. E mi piacerebbe molto poter spaccare il muso ai lobbisti dei locali notturni, ai nuovi "latifondisti" del mattone, agli inquilini abusivi, agli assessori che se ne fregano. Tanto quanto ai piccoli criminali e agli spacciatori.

12 marzo 2007

Fumetto e cinema. Ma perchè?

Una cosa che riesco difficilmente a spiegarmi è l'entusiasmo di molti lettori di fumetti verso le riduzioni cinematografiche di comic books più o meno noti. Per poi, magari, venire addirittura delusi dalle inevitabili differenze della versione di celluloide rispetto all'originale. Perchè ogni medium ha delle esigenze specifiche, e quello che va bene sulla carta può non funzionare al cinema. Non solo a livello visivo.
Ci sono casi in cui le ragioni di tanta attesa da parte dei fan mi sfuggono proprio. Ad esempio in quello di Watchmen, opera omnia di Alan Moore e Dave Gibbons, destinata ad essere presto trasposta sul grande schermo dal regista Zach Snyder (Dawn of the dead, 300). Watchmen è un'opera le cui peculiarità trascendono da quella che è la mera trama, pur
di indiscutibile fascino. Ad emergere è soprattutto il meccanismo perfetto della sceneggiatura, che costruisce una vicenda complessa e strutturata su numerosi piani interpretativi. Anche e soprattutto dal punto di vista grafico ed estetico. Insomma, girare una pellicola su una graphic novel come questa sarebbe come esporre in una mostra delle foto di pagine braille.
Ma allora da cosa nasce il fervore dei fan attorno al film di Watchmen? Sarà, appunto, che un "fan" in quanto tale tende desiderare e a bersi tutto e di più sul proprio fumetto/libro/vattelapesca del cuore. O forse è solo la curiosità di vedere, una volta tanto, un cosplay di Rorschach fatto bene. Altrimenti, boh. Proprio non me lo spiego.

In attesa del trailer del film, non sarebbe male rinfrescarsi la memoria rileggendo
il fumetto originale di Moore e Gibbons. Magari con accanto Watchmen 20 anni dopo, meraviglioso saggio di celebrazione e approfondimento sulle gesta di Ozymandias & co...

11 marzo 2007

Leggi bene - Doctor Strange: the Oath

Il concetto di "back to the basics" è piuttosto comune nei comics di super-eroi. Ciclicamente, per compensare le eventuali novità inserite nel mythos di una serie, gli autori ne restituiscono lo status quo all'imprinting originale, cristallizzato nelle menti dei lettori più nostalgici. Che, oggi come oggi, sono il (solo) pubblico pagante.
Brian K. Vaughan, che è sceneggiatore valido e non una scimmietta, si è evidentemente rotto i coglioni di questo giochino alla risacca creativa. E ha interpretato il concetto di cui sopra in modo attivo. La sua miniserie del Dottor Strange, "The Oath", ha l'inconfondibile sapore di noir psichedelico delle prime storie del mago supremo del Marvel Universe, disegnate da Steve Ditko. E tanto basta a riportare il personaggio alle sue origini. Senza bisogno di ricorrere a cliches, ma semplicemente ricordandosi cosa caratterizzava la serie di Strange come un soggetto immediatamente individuabile, unico, nel mondo dei super-eroi.
"The oath" è una storia ricca e intensa, che fotografa un protagonista vivo e lo rinnova, riprendendone in mano tutti gli elementi classici e portandoli con personalità nel presente. Non solo perchè il tema della storia, la lotta ai tumori, è purtroppo di forte attualità. Non solo perchè i rapporti dei personaggi del cast sono più che mai, in queste pagine, credibili, coinvolgenti e affascinanti. Ma soprattutto perchè durante la lettura di "The Oath" è evidente la voglia di dire qualcosa di nuovo, di portare il buon Dottor Strange verso direzioni fresche.
Il tutto è reso ancora più elegante dal segno pulito ed espressivo di Marcos Martin, sempre più un maestro del comic moderno. Gli amanti del segno espressivo e cartoon alla Darwyn Cooke troveranno in Martin un nuovo messia.
In definitiva, una lettura soddisfacente che saprà regalare un notevole piacere a tutte le tipologie di lettori di comics Marvel, dai radicali millariani ai nerd più infognati nella torbida dipendenza dalla continuity.

Doctor Strange: the Oath
di Brian K. Vaughan, Marcos Martin
Marvel Comics, 2007

10 marzo 2007

Il ritorno degli anni '90...?

ATTENZIONE! Spoiler su storie Marvel ancora inedite in Italia!

E così, Capitan America è morto. Vabbè, ok, almeno questo è quello che gli sceneggiatori Marvel vogliono farci credere. D'altronde, nel famigerato Captain America (2005) #25 non si vede la scena dell'effettiva scomparsa nè, in modo chiaro, il presunto cadavere di Steve Rogers. Ma, ancora una volta, si ricorre ad una morte ad effetto per attirare i lettori.
Hype facile, eventi pompati come un culturista alla finale di mister universo. E già da qualche anno sono tornati anche i cross-over, le variant cover... tutto quel genere di porcherie che, solo dieci anni fa, rappresentarono i sintomi del grave malanno che avrebbe affossato,
di lì a poco, l'intero mercato dei comics.
Non voglio fare la Cassandra, anche perchè la storia del "Cap" di Ed Brubaker è oltretutto emozionante e leggibile. Al contrario di quanto sarebbe accaduto, nella stessa situazione, nella Marvel di Tom DeFalco e Bob Harras. Ma il buongiorno si vede dal mattino. Speriamo solo che questa non sia l'alba di un ritorno a un passato da dimenticare.

07 marzo 2007

Fai quel che ti pare! /8

Ma perchè ormai sono costretto a segnalare quasi solo ristampe? Temo di stare davvero invecchiando.

PREVIEWS di Marzo 2007 (vol.XVII, #3)

- E' triste per me notare come nella sezione DC di Previews siano solo le ristampe, ormai, ad entusiasmarmi. Questa volta mi sono lasciato sedurre da Batman: ego and other tails HC (p. 67), volume che raccoglie varie graphic novel legate al mondo di Batman e realizzate dal talentuoso Darwyn Cooke (DC: the new frontier). Beh, sempre meglio che niente.

- Il nome di Frazer Irving è asceso alle luci della ribalta grazie all'ottimo lavoro svolto su Seven Soldiers di Grant Morrison. Questo disegnatore, dal gusto versatile ed emotivo, ha continuato ad impressionarmi anche in seguito, realizzando alcuni notevoli lavori per la Marvel. E leggendo la trama del suo prossimo lavoro, su testi di Simon Spurrier, sembra che il meglio debba ancora venire. Gutsville (Image, p. 142) è la storia di una inquietante città nel ventre di una bestia. No, nulla a che vedere con "Esplorando il corpo umano". Visionario.
Sempre in casa Image segnalo inoltre Tellos colossal HC (p. 150), ricca ristampa in formato gigante del godibile fantasy di Todd DeZago e Mike Wieringo. Una ventata di freschezza che piacerà ai lettori dell'avventura cartoon à la Bone.

- Dopo anni di attesa, esce finalmente Silver Surfer: requiem (Marvel, p. 57), miniserie del surfista argentato sceneggiata da un maestro della fantascienza spaziale, J. Michael Straczynski. Dalla solicit la vicenda parrebbe una specie di possibile capitolo finale nella vita dell'ex araldo di Galactus. In ogni caso, la storia vale senz'altro un'occhiata anche solo per via delle liriche illustrazioni del croato Esad Ribic.
Dopo il successo a sorpresa della recente miniserie retrospettiva dedicata al gruppo fondatore della celebre accademia mutante di Charles Xavier, la penna di Jeff Parker torna sul luogo del delitto con X-Men First Class special (p. 74). L'albo, che fa da ponte verso una nuova serie, questa volta regolare, vanta l'apporto grafico di artisti del calibro di Mike Allred, Paul Smith e Kevin Knowlan. Una gioia per gli occhi.
Per concludere, sottolineo la mia soddisfazione per l'annuncio di Fantastic Four visionaries: Walter Simonson vol. 1 TP (p. 108). Che, assieme alle collezioni già edite dalla Marvel come i primi cinque Essentials e i visionaires byrniani, completa un'ideale collana di ristampe delle migliori storie in assoluto del quartetto.

Questi sono i miei consigli. Poi, fate un po' come vi pare.

05 marzo 2007

"No more mutants."

Tra le poche serie Marvel ad essere state eliminate dalla mia lista della spesa nella mia recente "potatura", le due collane principali degli X-Men. Incuriosito dai nomi scelti per rilanciarle, ero tornato a bordo delle ammiraglie mutanti da qualche mese, in coincidenza dell'arrivo di Ed Brubaker su Uncanny X-Men e di Mike Carey sulla gemella "adjectiveless". Purtroppo, non ho trovato ad aspettarmi nulla di entusiasmante. Sia chiaro, non si tratta di letture cattive in sè. Ma di albi che, per un vecchio lettore, non possono che risultare triti e ritriti nel loro rimestare la solita minestra senza alcun vero guizzo di originalità.
Carey punta l'obiettivo su un sotto-team mutante dedicato alle operazioni più torbide. Gli X-Men brutti, cattivi e incazzati, insomma, a metà tra la prima X-Force e i romanzi di Tom Clancy.
Avventure nè carne nè pesce, che si focalizzano sullo sviluppo di una selezione di personaggi ormai abusati, nel solito vecchio contesto.
Brubaker, autore il cui talento suscita in me delle aspettative sempre altissime, preferisce buttarsi in una estenuante saga spaziale che riprende i personaggi degli Shi'ar, in situazioni non dissimili da quelle proposte nelle storie che, originariamente, hanno lanciato il filone della space opera mutante. Storia diluita in modo forse eccessivo, e colpi di scena costruiti quasi esclusivamente sul ritorno "a sorpresa" di villains del passato.
L'impressione generale è quella che gli X-Men siano una franchise ormai sterile, che si prolunga per puro accanimento terapeutico. Nelle storie non si inventa più nessuna situazione nuova, è tutto un reiterato mescolare nel solito pentolone arrugginito. A tentare di salvare la baracca ha provato, negli ultimi quindici anni, solo Grant Morrison, spingendo l'acceleratore sulla chiave metaforica della comunità mutante, che nelle storie dello scozzese appare più che mai tragico simbolo di diversità. Ma, ancora una volta, la restaurazione attendeva dietro l'angolo. Inevitabile come la fine dell'epoca d'oro degli X-Men.

03 marzo 2007

Quello non sono io!

Come accade per tutte le celebrità più amate, nel periodo della mia scomparsa forzata da internet si sono inseguite voci e visioni di miei avvistamenti. In tutto il Mondo.
Gli autori del serial tv Gilmore Girls (in Italia, Una Mamma per Amica) hanno intitolato "I'm a Kayak, hear me roar" l'episodio in onda negli USA il 20 febbraio scorso. I miei biografi ritengono sia un omaggio al soprannome di "vecchio leone", scelto per me dai miei compagni di università, ma il dibattito prosegue.
La Gazzetta dello Sport punta invece sullo scandalo. Titolando addirittura "Mr. Kayak dall'estasi all'ecstasy", riferendosi a un mio presunto ingresso nel tunnel della droga in seguito allo sconforto per la Legione di Mark Waid, incoraggiante nei primi numeri.
Mi è arrivata, infine, la segnalazione della prima pagina di un quotidiano dell'Idaho dell'altro ieri. In attesa della scansione dell'articolo, che mi è stato spedito per posta da laggiù, ne riporto solo il titolo: "Mr. Kayak incontra Elvis sulla luna!"