23 febbraio 2007

Il futuro del Fumetto USA...?

Riporto dal blog del Comics Journal una notizia che ritengo di enorme importanza per il mondo del Fumetto. O almeno, per quello d'oltreoceano:
In 2006, graphic novels outperformed comics pamphlets in the American marketplace [...] Actually, books outsold pamphlets in 2005 as well, but according to Heidi MacDonald [...] the previous year’s figures only recently came to light thanks to better data.
In sintesi, gli editori USA incassano più dalle graphic novel che dalla vendita degli albetti. Da ben due anni. Non a caso, pare che all'inizio dell'anno la DC abbia deciso di sostituire la persona a capo dell'espansione nelle librerie di varia. Pettegolezzo online da prendere con le pinze, specialmente perchè non riesco più a risalirne alla fonte originale, ma ugualmente indicativo di quanto il topic sia "caldo" sulle onde della rete.
Osservando le recenti notizie dal comicdom, è evidente quanto sia difficile per le major mantenere credibile l'ala della produzione degli albetti. Continui ritardi nelle uscite, cambi dei team creativi all'ultimo minuto, storie pesantemente rimaneggiate nella ristampa in volume rispetto alla prima edizione in albetti, impacchettata in fretta e furia per contenere i danni. Inconvenienti gravi, pagati spesso a caro prezzo. Anche solo a livello di immagine.

Ad una rapida occhiata sembrerebbe proprio che le fumetterie americane, riserva indiana della maggior parte della produzione autoctona di comics, siano un ambiente stagnante per la crescita e lo sviluppo dell'arte sequenziale. Non solo perchè si rivogono sempre ai soliti lettori. Ma perchè, a monte, quel circuito così ristretto costringe gli autori al guinzaglio del solito vecchio pubblico di aficionados.

Perchè non tentare più seriamente strade nuove, quindi, privilegiando altre forme di distribuzione? D'altronde, l'attuale circuito rappresenta a sua volta una fase dello sviluppo del mercato. Insomma, se le cose sono cambiate già in passato, non c'è ragione per temere ulteriori passi avanti.
Limitatamente alle proprie possibilità, alcuni editori stanno già tentando degli esperimenti in questo senso. Ad esempio, la collana Image di Hip Flask è chiaramente pensata con la futura edizione francofona in mente. La stessa Marvel Comics sta investendo molto, in questi mesi, nella produzione di fumetti studiati per sbancare soprattutto nei bookstores. V
edi l'etichetta Dabel Brothers, specializzata nella riduzione di romanzi fantasy. Oppure, vedi i magnifici albi ispirati alla saga della "Torre nera" di Stephen King, futura hit (anche) in volume.
In ogni caso, la chiave per la sopravvivenza è accettare i cambiamenti. Anche perchè molte catene distributive che un tempo si facevano forza del commercio degli albetti non sono oggi più interessate a questo genere di prodotti. Abbandonati quasi completamente di fronte ad altri business dal più ammaliante rapporto tra ricavi e complessità di gestione.

Di tutti gli editori americani, la DC è sicuramente quella che potrebbe sperimentare con minori traumi eventuali cambi di formato. Non solo per via del supporto economico di mamma Warner, che non guasta. Ma perchè i suoi personaggi si prestano più che mai ad essere protagonisti di graphic novel o saghe finite. "Alla francese" per intenderci. O, perchè no, "alla Bonelli".
D'altronde, gli scopi originali dietro alla serializzazione dei comics in albetti sono ormai decaduti da un pezzo. I fumetti non sono più uno dei divertimenti principali della giornata dei ragazzini americani. In quel ruolo, sono stati sostituiti dalla televisione, dai videogiochi, da internet. Se il futuro del medium è nelle librerie, accanto alla letteratura, insistere coi comics shop non è solo accanimento terapeutico, ma significa fomentare nel pubblico l'idea di un genere "vecchio", obsoleto.

La Storia della DC è purtroppo carica di episodi di inadeguatezza a riconoscere in tempo le nuove tendenze. Sociali e del mercato.
Credo che il peccato originale dell'editore di Batman sia stata l'inefficace gestione del salto generazionale degli anni 60/70. Mentre la Marvel cavalcava il trend assecondando la sensibilità della nuova gioventù, con storie dal taglio più intimista e più legato alla realtà, la DC non è stata in grado di rispondere con uguale progressismo. Restando prima immobile nella sua stessa, granitica, tradizione. Quindi, ritrovandosi ad inseguire il concorrente copiando alla disperata il modulo narrativo di Stan Lee.
Volendo sfruttare una metafora televisiva, si potrebbe paragonare questa situazione alla storia della tv italiana dall'avvento delle reti commerciali. Le emittenti private, avendo la necessità immediata di incassare, hanno saputo essere delle puttane creative e paraculo. La RAI si è adeguata tardi, e sconta ancora oggi un target medio di ascoltatori dall'età adulta in su. La "contro-programmazione" DC alla Marvel è stata un po' come trasmettere "l'Isola dei famosi" dopo che su Canale 5 andava già in onda da anni il "Grande fratello". Been there, done that.

Secondo me, l'unico modo per la DC di uscire dall'empasse sarebbe di buttarsi su formati nuovi, favorendo le vendite nelle libreria di varia con graphic novel autoconclusive o serializzate in stile bedè. Tutto materiale che, dopo una giusta attesa, si potrebbe ristampare in formato più economico, per il mercato dei supermercati e delle edicole. I comics shop non andrebbero certo dimenticati, ma per tenerli al guinzaglio basterebbero pochi accorgimenti, come la possibilità di avere i prodotti DC in leggera anteprima o con edizioni variant in esclusiva.
Ci guadagnerebbero tutti.
Il mercato si amplierebbe, raggiungendo i lettori invece di pretendere che siano questi ultimi a decidere di punto in bianco di frequentare una fumetteria. Gli autori avrebbero più tempo di lavorare. E, perchè no, abbassare il loro forfait per tavola in favore di una percentuale sulle vendite potrebbe risvegliare in loro l'interesse a mettere in gioco idee di prima scelta. Che evidenzino, finalmente, le peculiarità dei loro personaggi. E le possibilità di questi ultimi di variare genere rispetto ai clichè super-eroistici.