28 febbraio 2007

¿Dónde está Mr. Kayak?

Dopo mesi di assenza forzata, mi riaffaccio sul mio blog per ribadirne lo stato di piena salute.
Purtroppo, dopo una pausa forzata lo scorso dicembre a causa dell'incombere degli esami universitari, ci ha pensato la Telecom a impedirmi ogni contatto con la rete lasciandomi senza linea adsl per oltre un mese e mezzo. Sì, resistere all'assuefazione da internet è stato durissimo.
Risolti una volta per tutte, si spera, i problemi tecnici, non vedo l'ora di pubblicare qui tutti i messaggi che nelle ultime settimane mi sono rimasti soffocati tra le dita. Ma che finalmente potranno apparire su queste pagine, in un mega aggiornamento retroattivo che mi auguro di completare al più presto.
Mr. Kayak è tornato!

27 febbraio 2007

La stagione della potatura

Qualche volta, uno con la bocca larga come la mia deve guardarsi con calma allo specchio e osservare se sta razzolando bene le proprie "prediche". Sul DC Forum, dove albergano figuri di un nerdismo senza via d'uscita, il sottoscritto è sempre sulla breccia contro chi acquista, per mero completismo, serie che in realtà non ama più. O, ancora peggio, chi spende fior di quattrini per "incoraggiare" un editore goffo, in un gesto di assurda elemosina che, oltre ad essere masochista, falsa il mercato e non aiuta nessuno.
Guardandomi bene mi sono reso conto di essere finito anch'io in questo torbido tunnel. Molti dei titoli presenti nella mia lista della spesa mensile finivano solo per aumentare in me il senso di sconforto verso (principalmente) l'attuale stagione dei comics DC, tutta aria fritta. Alla ricerca, invece, di un po' di sostanza, ho deciso di tagliare i rami secchi. Un messaggio chiaro non solo a chi non sa più farmi divertire, ma anche al mio portafogli.
Approfitto di questa occasione per fare una carrellata di alcuni dei titoli che ho smesso di seguire, quasi tutti dopo anni di assoluta fedeltà, sotto forma di recensione che spero possa essere d'aiuto a chi volesse avvicinarsi ora a quelle stesse letture. Occhio agli spoiler!

AQUAMAN
A tutti capita di tanto in tanto di modificare in corsa una frase che ci stava già uscendo di bocca con altre parole, finendo col dire una fesseria. E' quello che in linguistica si chiama cambio di pianificazione. Il problema dell'attuale serie di Aquaman è proprio questo. In appena 50 numeri, la direzione della storia è cambiata molte, troppe volte, e senza andare mai a parare in nulla di concreto. Senza concludere in modo soddisfacente una-trama-una. Senza costruire attorno al protagonista un mondo solido (nessuna battuta!), convincente e originale a tutto tondo.
Rick Veitch aveva tentato la strada dell'epopea fantasy con sfumatura ambientalista. Bocciato. WIll Pfeiffer si era invece tuffato in una sorta di intrigante noir subaqueo. Rimandato, purtroppo, a settembre e sostituito in corsa dall'ugualmente valido John Arcudi. Che non è comunque riuscito, nell'arco della propria gestione, a concludere un gran che. Infine, Kurt Busiek ha tentato di smuovere le acque spostando i riflettori su un nuovo Aquaman... del tutto identico al precedente. Grande idea, Kurt! Sei avantissimo!
Non definirei Aquaman un brutto fumetto. Almeno, non dal periodo post-Veitch. Ma è un coito interrotto, un progetto confuso e privo di una reale ragion d'essere, di un'idea forte che possa sostenerlo. Un castello di carte costruito... sulla spiaggia.

GREEN ARROW
Judd Winick è l'incarnazione di cosa, secondo me, non va nei comics di oggi. Le sue sceneggiature sono superficiali, diluite e pigre. La vittoria della forma sulla sostanza. E la sconfitta della gestalt del Fumetto, sostituita da un approccio televisivo non sempre funzionale al successo della narrazione disegnata.
Un rapido esempio di cosa, secondo me, non va. Oliver Queen, alias Green Arrow, è diventato sindaco di Star City durante l'anno "perduto" nell'evento "One Year Later". Sfruttamento di questa situazione ai fini della trama: zero. Ollie non viene mai mostrato nel suo ruolo politico, e le conseguenze delle sue rare azioni come primo cittadino sono mostrate solo attraverso noiose conferenze stampa o, peggio, infiniti talk show televisivi. Ennesima dimostrazione dell'influenza negativa dei media sulla percezione del mondo da parte delle nuove generazioni, tra l'altro. Insomma, anche sottraendo questa trovata alla serie, non si sentirebbe alcun cambiamento tangibile. Perchè aggiungerla, dunque, in primo luogo?
Taccio sui disegni di Scott McDaniel. Non si può negare che sia un penciller dinamico, ma onestamente non l'ho mai digerito. La sua sintesi è svogliata, sciatta, inespressiva. Per me, uno dei peggiori artisti DC del decennio.

JLA/JSA CLASSIFIED
Nel 2004, la DC ha l'ottima pensata di trasformare JLA in una collana antologica che presenti, a rotazione, archi di storie realizzati da autori sempre diversi. In teoria, le potenzialità per fare qualcosa di buono ci sono eccome. In pratica, una serie di sfortunati cicli statici e annoiati, affidati per giunta ad autori di serie B, trasforma una delle ammiraglie DC in una sgangherata barca da gita sul laghetto.
JLA Classified nasce come discarica di tutte le storie già commissionate durante quella sfortunata gestione di JLA. Con un andazzo simile anche nel caso di produzioni originali, se perfino l'arc introduttivo di Grant Morrison, preparato ad hoc, è riuscito ad annoiarmi. Se gli zombie esistessero davvero, troverebbero questa serie in sintonia con il loro encefalogramma. E anche JSA Classified, omologa più recente dedicata al primo super-gruppo del DC Universe.
Sia chiaro, non dico che il 100% delle storie pubblicate su queste due testate sia da buttare. Anzi, ad esempio l'antologica dedicata alla JLA ha visto momenti anche molto positivi, come "I can't believe it's not the Justice League" di Giffen, DeMatteis e Maguire. Ma proprio per colpa dell'estrema discontinuità creativa e della scarsa qualità media, non ritengo le due "Classified" meritevoli di essere acquistate assiduamente, in abbonamento. Cut, cut, cut!

TRIALS OF SHAZAM
Negli scorsi messaggi del blog ho già avuto modo di scagliarmi contro Trials of Shazam, esprimendo le ragioni della mia insoddisfazione verso il progetto. In soldoni, questa miniserie scritta dal mediocre Judd Winick si propone di reinventare i personaggi e le situazioni di fondo della Marvel Family, in modo da incastrare quest'ultima nel DC Universe nel modo più proficuo e indolore possibile. L'intento è di per sè assolutamente condivisibile visto che, fino ad ora, Capitan Marvel e soci sono stati un vero e proprio corpo estraneo
e ridondante nel DCU. Purtroppo, la storia è di una banalità avvilente sotto ogni punto di vista. Ciò che tengo a sottolineare è proprio quest'ultimo punto. Il mio invito a snobbare Trials of Shazam non è legato in alcun modo a recriminazioni da fanboy. Ma alla cara, vecchia noia che ho provato nel leggere questo mediocre fumetto DC.

25 febbraio 2007

Legion: buone notizie (?)

Il sempre curato blog dell'efficente Michael Grabois informa di una notizia che mi riempie di estrema felicità.
A partire dal #31, Mark Waid e Barry Kitson non saranno più gli autori di "Legion of Super-Heroes". La coppia che ha rovinato ai miei occhi il fumetto che rappresentava per me il cuore della mia intera passione per i comics sta finalmente per sloggiare (sui motivi di tale odio, rimando ai post precedenti di questo blog).
Col cuore gonfio di speranza, confido in un futuro più positivo. Come farebbe ogni bravo legionario.

Civil War contro Infinite Crisis

All'alba della loro pubblicazione italiana, mi sovviene un brevissimo punto della situazione su Infinite Crisis e Civil War. I due eventi, che hanno segnato il 2006 dei (pochi) lettori di super-eroi, sono due storie letteralmente speculari.
La prima è un castello di sabbia raffazzonato e inconcludente
. A livello di trama, non a caso in gran parte riscritta in occasione della ristampa in volume. E dal punto di vista grafico, con il coinvolgimento di un confuso pastone di artisti nel tentativo, invano, di scongiurare i ritardi nelle uscite originali. Il classico passo più lungo della gamba da parte di un editore, la DC, che ancora una volta dopo il 1985 si è trovato nella scomoda situazione di dover a tutti i costi recuperare il gap di pubblico con la concorrenza. Il peggio è che, almeno per un po' di tempo, il gioco è riuscito. L'hype e le promesse da marinaio sono bastati ai lettori, che negli USA si sono bevuti la saga tutta d'un fiato. Come l'olio di ricino nel '39.
Civil War è un evento strutturalmente molto diverso. A cominciare dal fatto di basarsi su un'idea forte, che fa davvero compiere un passo avanti ai personaggi del Marvel Universe, che dice davvero qualcosa di nuovo. La cosa ironica è che, come Infinite Crisis, anche
la miniserie principale di Mark Millar e Steve McNiven è spesso uscita in ritardo. Con effetti se possibile ancora più devastanti, visto che i tie-in alla saga dipendono dalla miniserie ammiraglia a tal punto, in termini di influenze causa-effetto, da spingere la Marvel a rinviare anche la loro uscita nonostante le storie fossero già pronte. Al peggio, le attese sono state colmate dall'uscita di one-shot evitabili ma gustosi, giusto per soddisfare la domanda dei lettori e per non lasciare sgombri gli scaffali delle fumetterie. Insomma, un approccio rispettoso non solo nei confronti dei lettori ma dell'opera stessa.
Certo, entrambe le saghe sono espressione di un comicdom opulento ed eccessivamente autoenfatico. Ma
solo nel caso di Infinite Crisis anche vuoto e autoreferenziale.

23 febbraio 2007

Il futuro del Fumetto USA...?

Riporto dal blog del Comics Journal una notizia che ritengo di enorme importanza per il mondo del Fumetto. O almeno, per quello d'oltreoceano:
In 2006, graphic novels outperformed comics pamphlets in the American marketplace [...] Actually, books outsold pamphlets in 2005 as well, but according to Heidi MacDonald [...] the previous year’s figures only recently came to light thanks to better data.
In sintesi, gli editori USA incassano più dalle graphic novel che dalla vendita degli albetti. Da ben due anni. Non a caso, pare che all'inizio dell'anno la DC abbia deciso di sostituire la persona a capo dell'espansione nelle librerie di varia. Pettegolezzo online da prendere con le pinze, specialmente perchè non riesco più a risalirne alla fonte originale, ma ugualmente indicativo di quanto il topic sia "caldo" sulle onde della rete.
Osservando le recenti notizie dal comicdom, è evidente quanto sia difficile per le major mantenere credibile l'ala della produzione degli albetti. Continui ritardi nelle uscite, cambi dei team creativi all'ultimo minuto, storie pesantemente rimaneggiate nella ristampa in volume rispetto alla prima edizione in albetti, impacchettata in fretta e furia per contenere i danni. Inconvenienti gravi, pagati spesso a caro prezzo. Anche solo a livello di immagine.

Ad una rapida occhiata sembrerebbe proprio che le fumetterie americane, riserva indiana della maggior parte della produzione autoctona di comics, siano un ambiente stagnante per la crescita e lo sviluppo dell'arte sequenziale. Non solo perchè si rivogono sempre ai soliti lettori. Ma perchè, a monte, quel circuito così ristretto costringe gli autori al guinzaglio del solito vecchio pubblico di aficionados.

Perchè non tentare più seriamente strade nuove, quindi, privilegiando altre forme di distribuzione? D'altronde, l'attuale circuito rappresenta a sua volta una fase dello sviluppo del mercato. Insomma, se le cose sono cambiate già in passato, non c'è ragione per temere ulteriori passi avanti.
Limitatamente alle proprie possibilità, alcuni editori stanno già tentando degli esperimenti in questo senso. Ad esempio, la collana Image di Hip Flask è chiaramente pensata con la futura edizione francofona in mente. La stessa Marvel Comics sta investendo molto, in questi mesi, nella produzione di fumetti studiati per sbancare soprattutto nei bookstores. V
edi l'etichetta Dabel Brothers, specializzata nella riduzione di romanzi fantasy. Oppure, vedi i magnifici albi ispirati alla saga della "Torre nera" di Stephen King, futura hit (anche) in volume.
In ogni caso, la chiave per la sopravvivenza è accettare i cambiamenti. Anche perchè molte catene distributive che un tempo si facevano forza del commercio degli albetti non sono oggi più interessate a questo genere di prodotti. Abbandonati quasi completamente di fronte ad altri business dal più ammaliante rapporto tra ricavi e complessità di gestione.

Di tutti gli editori americani, la DC è sicuramente quella che potrebbe sperimentare con minori traumi eventuali cambi di formato. Non solo per via del supporto economico di mamma Warner, che non guasta. Ma perchè i suoi personaggi si prestano più che mai ad essere protagonisti di graphic novel o saghe finite. "Alla francese" per intenderci. O, perchè no, "alla Bonelli".
D'altronde, gli scopi originali dietro alla serializzazione dei comics in albetti sono ormai decaduti da un pezzo. I fumetti non sono più uno dei divertimenti principali della giornata dei ragazzini americani. In quel ruolo, sono stati sostituiti dalla televisione, dai videogiochi, da internet. Se il futuro del medium è nelle librerie, accanto alla letteratura, insistere coi comics shop non è solo accanimento terapeutico, ma significa fomentare nel pubblico l'idea di un genere "vecchio", obsoleto.

La Storia della DC è purtroppo carica di episodi di inadeguatezza a riconoscere in tempo le nuove tendenze. Sociali e del mercato.
Credo che il peccato originale dell'editore di Batman sia stata l'inefficace gestione del salto generazionale degli anni 60/70. Mentre la Marvel cavalcava il trend assecondando la sensibilità della nuova gioventù, con storie dal taglio più intimista e più legato alla realtà, la DC non è stata in grado di rispondere con uguale progressismo. Restando prima immobile nella sua stessa, granitica, tradizione. Quindi, ritrovandosi ad inseguire il concorrente copiando alla disperata il modulo narrativo di Stan Lee.
Volendo sfruttare una metafora televisiva, si potrebbe paragonare questa situazione alla storia della tv italiana dall'avvento delle reti commerciali. Le emittenti private, avendo la necessità immediata di incassare, hanno saputo essere delle puttane creative e paraculo. La RAI si è adeguata tardi, e sconta ancora oggi un target medio di ascoltatori dall'età adulta in su. La "contro-programmazione" DC alla Marvel è stata un po' come trasmettere "l'Isola dei famosi" dopo che su Canale 5 andava già in onda da anni il "Grande fratello". Been there, done that.

Secondo me, l'unico modo per la DC di uscire dall'empasse sarebbe di buttarsi su formati nuovi, favorendo le vendite nelle libreria di varia con graphic novel autoconclusive o serializzate in stile bedè. Tutto materiale che, dopo una giusta attesa, si potrebbe ristampare in formato più economico, per il mercato dei supermercati e delle edicole. I comics shop non andrebbero certo dimenticati, ma per tenerli al guinzaglio basterebbero pochi accorgimenti, come la possibilità di avere i prodotti DC in leggera anteprima o con edizioni variant in esclusiva.
Ci guadagnerebbero tutti.
Il mercato si amplierebbe, raggiungendo i lettori invece di pretendere che siano questi ultimi a decidere di punto in bianco di frequentare una fumetteria. Gli autori avrebbero più tempo di lavorare. E, perchè no, abbassare il loro forfait per tavola in favore di una percentuale sulle vendite potrebbe risvegliare in loro l'interesse a mettere in gioco idee di prima scelta. Che evidenzino, finalmente, le peculiarità dei loro personaggi. E le possibilità di questi ultimi di variare genere rispetto ai clichè super-eroistici.

22 febbraio 2007

Countdown alla saturazione

La DC Comics ha appena annunciato un nuovo grande evento, Countdown, attorno al quale ruoterà l'intera programmazione del DCU per il 2007. Il progetto nasce come sequel di "52", la maxiserie settimanale iniziata sulle ceneri di "Infinite Crisis" e ormai giunta quasi agli sgoccioli negli USA. "52" è stato finora un enorme successo commerciale, al di sopra di ogni aspettativa degli addetti ai lavori. Soprattutto considerando il non lieve impatto economico che comporta sul budget di chi la segue.
E dando un'occhiata alle vendite delle altre collane DC, verrebbe proprio da pensare che il settimanale abbia portato
via loro parecchi lettori. Un vero peccato se fosse così, visto che "52" ha avuto inizio proprio a ridosso di quello che probabilmente sarà ricordato come lo starting point DC più favorevole del decennio, "One Year Later". Su questo problema, cito la sintesi efficace di Scarlet Speedster sul DC Forum:
L'esclusivismo DC o Marvel è molto più diffuso di quanto si creda; inoltre, c'è anche un effetto psicologico per cui anche chi legge materiale di entrambi gli editori tende a tagliare una serie DC per leggere un'altra serie DC. Ma questo è più trascurabile, soprattutto secondo me vale il primo punto: i lettori DC sono in buona parte solo lettori DC.
Al di là dei pregiudizi che, in via del tutto soggettiva, nutro nei confronti di eventi tutta continuity come questo, già si preannunciano morti e resurrezioni "shock" da sbadiglio, provo forti dubbi verso Countdown. Innanzitutto perchè il prezzo dei singoli albetti ($2.99) sarà superiore rispetto a quello di "52", proposto invece alla cifra "speciale" di $2.50 a pezzo in un gesto di pietà verso i portafogli dei fan. Un tentativo di ulteriore speculazione? O la prova che, ormai estinto l'hype iniziale, la DC non creda più di poter interessare lo stesso numero di lettori di "52"?

La cosa che più mi sconforta, però, è il costante tentativo di attirare il pubblico stimolandone gli istinti peggiori piuttosto che proponendo "solo" buone storie. Nell'ultimo anno, le serie ambientate nel DC Universe hanno sofferto a mio avviso un generale crollo qualitativo, una mancanza di idee colossale che in parte ritengo figlia della pesante influenza a livello creativo ed editoriale di progetti come "Infinite Crisis" e la stessa "52". Per paradosso, la disorganizzazione degli uffici DC è sempre più evidente mese dopo mese anche a livello tecnico, e si specchia nei continui cambi in corsa di autori e in ritardi cronici nelle uscite. Due cose che, la Marvel insegna, non dovrebbero poter convivere.
Emblematico, in questo senso, il caso di Wonder Woman, che in quasi un anno ha visto apparire sugli scaffali delle fumetterie d'oltreoceano quattro sole uscite. Che resteranno "monche" in seguito al rinvio a data da destinarsi di quello che avrebbe dovuto essere il #5, episodio finale del primo arco di storie, sostituito in corsa da altro materiale per evitare una Caporetto ancora più cruenta.
A quando un po' più di attenzione alla produzione dei fumetti rispetto alle pubbliche relazioni?

Per quanto mi riguarda, il conto alla rovescia è già finito. Saturazione in tre, due, uno... zero!

21 febbraio 2007

Fai quel che ti pare! /7

A causa dei problemi tecnici che sto subendo a causa della Telecom, questo mese la rubrica dei suggerimenti da Previews slitta di un paio di settimane, quasi a ridosso della successiva. Maledetta adsl.

PREVIEWS di Febbraio 2007 (vol.XVII, #2)

- Non me l'aspettavo. E questo rende l'uscita di The Art of Bone (Dark Horse, p. 32) ancora più gradevole. Jeff Smith, autore di quel capolavoro del fantasy a fumetti che è Bone, è uno degli artisti più completi sulla piazza. Il suo stile morbido, espressivo e versatile è una gioia per gli occhi e merita senza riserve la gloria di un art book. Non solo per palati fini.

- E' mia opinione che ultimamente Neil Gaiman sia in un periodo di leggera flessione creativa. Parliamoci chiaro, per un autore di tale livello significa comunque essere al di sopra dello standard. Però, ecco, per quanto fosse ben scritto non posso negare che "1602" mi abbia annoiato fino alla morte cerebrale. Per salvarmi, i medici hanno dovuto ricorrere a tecniche sperimentali dai dubbi risultati. E sto trovando
il suo ultimo romanzo ("I ragazzi di Anansi", Mondadori - Strade Blu) piuttosto al di sotto delle mie aspettative. Ma forse il problema è solo questo. Quello di chiamarsi Neil Gaiman. Di avere sulle spalle il fardello di capolavori passati. Eternals by Neil Gaiman HC (Marvel Comics, p. 93) è sicuramente un volume senza le pretese di "Sandman". Si tratta di una storia, anzi, dalle premesse non troppo originali e poco distanti da un'altra pluri-premiata opera gaimaniana, "American Gods". Ma il fascino non manca, anche grazie ai disegni di uno strepitoso John Romita Jr. Da provare, specialmente per i nostalgici dei personaggi creati da Jack Kirby.

- In uno di quelli che gli alcolisti chiamerebbero "momenti di lucidità", la DC parrebbe aver ricordato un dettaglio del quale si era completamente dimenticata negli ultimi trent'anni e rotti. L'esistenza del pubblico femminile. E le vendite dei manga, sempre crescenti anche negli USA come in Italia, dimostrano che anche le ragazze amano leggere. Anche più dei maschietti. The Plain Janes (p. 64), di Cecil Castellucci e Jim Rugg, è la prima di una serie di graphic novel di una nuova etichetta tutta in rosa, Minx (termine che significa "ragazza sfacciata" o "civetta", a buon intenditor...). La curiosità è fortissima per quella che potrebbe essere una VERA svolta per la DC Comics. Altro che Crisis di 'sto cazzo.

Due ultime segnalazioni, sempre relative alla DC. La prima è una vera e propria chicca per buongustai. Showcase Presents: the Flash vol. 1 TP (p. 95) ristampa le storie che, secondo gli storici del Fumetto, hanno praticamente dato il via alla seconda epoca d'oro del fumetto d'oltreoceano, la cosiddetta silver age. Gli autori sono veri e propri mostri sacri come John Broome, Gardner Fox ai testi e Carmine Infantino ai disegni. Un volume da leggere a cuor leggero, per far... correre via il tempo.
Infine, dopo un periodo a mio avviso decisamente oscuro per questa franchise, esordisce un nuovo fumetto della Legione che, una volta tanto, si prospetta leggibile. Si tratta di
The Legion of Super-Heroes in the 31st Century (p. 101), collana ispirata al cartoon legionario in onda in questi mesi negli USA e che sarà realizzata da team di artisti a rotazione. Ad aprire le danze, J. Torres e Chynna Clugston-Flores. Non vedo l'ora!

Questi sono i miei consigli. Poi, fate un po' come vi pare.

14 febbraio 2007

Amore, diversità e l'araldo dei defunti

Per S. Valentino, pensavo di giocarmi un classico. Magari un disegnino romantico con Lightning Lad e Saturn Girl. Poi ho ritrovato lo schizzo di un cresciuto Ender Wiggin che ho allegato a questo post. E che avevo realizzato, assieme ad altri che prima o poi potrei anche pubblicare qui sul blog, sulla scia dell'entusiasmo per la lettura del Ciclo di Ender, di Orson Scott Card.
Senza rivelare troppo della trama dei romanzi, commento questo schizzo rivelando solo che parte del conflitto personale di Ender sta nel suo combattuto rapporto con una razza di insettoidi alieni temuti dal resto dell'umanità. E che Ender dovrebbe distruggere. Ma per sconfiggere il nemico bisogna conoscerlo... e dopo averli compresi, gli alieni non sembrano più così spaventosi. Anzi.
Tutto questo mi ha fatto pensare un po', e per associazione mi sono ritrovato a riflettere su una questione d'attualità che mi sta molto a cuore. La festa degli innamorati. L'incontro fra culture diverse. Accettazione del diverso rispetto allo standard sociale. Pacs. Dico.
L'atteggiamento di certi politici (ma non solo) di fronte alla possibilità di estendere dei diritti sacrosanti anche alle coppie non omologate alla forma tradizionale della famiglia cattolica non è poi così distante da quello dei gerarchi del mondo di Ender. La diversità va combattuta, addirittura rasa al suolo, senza alternative. Ma diverso non significa per forza malvagio. La civiltà degli insettoidi gode di un'armonia che Ender Wiggin, da solo, non avrebbe mai potuto concepire.
Nel suo essere aliena, è inquietante e meravigliosamente poetica allo stesso tempo.
Il tema della diversità è centrale in tutta la saga di Ender, compresi i capitoli che non hanno lui per protagonista diretto. Diversità come un muro da abbattere attraverso la volontà di avvicinarsi alla visione altrui. Facendo, se necessario, anche un passo indietro.
Buon S. Valentino a tutti!

02 febbraio 2007

Iniziare con la DC: una ragionata lista della spesa /2

Seconda ed ultima parte di una lista di volumi indirizzati a chi volesse avvicinarsi per la prima volta ai fumetti DC Comics. Invito alla lettura della prima parte per chiarire lo schema logico di selezione delle opere elencate.

Parte 2: le avventure seriali

Vale a dire, i cicli di storie ideali dai quali agganciarsi per iniziare a seguire in modo sistematico le avventure degli eroi DC. I comics di super-eroi sono prodotti seriali e, per quanto i personaggi della DC siano per natura più a loro agio in storie singole, l'editore privilegia una diluita scansione delle loro avventure
in brevi episodi.

Prima di partire con la lista di consigli, mi riservo una fondamentale premessa. La maggior parte delle serie di fumetti americani mainstream è purtroppo, oggi, indirizzata principalmente ad un gruppo ristretto di fan di vecchia data. Pubblico scarno ma sicuro. La conseguenza è una forte autoreferenzialità che invade ogni elemento delle storie, dall'intreccio fino all'approccio degli autori coi protagonisti.
Chi già conosce il DCU noterà nell'elenco che segue la clamorosa mancanza di alcuni titoli piuttosto popolari come Justice Society of America o Teen Titans. Il problema è che, allo stato attuale, queste ed altre serie soffrono proprio del difetto di poter essere godute del tutto solo a prescinere dalla precedente lettura di altro materiale.
Sui motivi dietro a questo atteggiamento potrei dilungarmi in pagine di considerazioni. Ma si tratterebbe di argomenti per un altro post -- che prima o poi, sicuramente, affronterò con la dovuta profondità. Per ora basti sapere che, per ovvie ragioni, ho escluso dalla mia lista per profani (anche) ogni fumetto da me ritenuto gratuitamente autoreferenziale.

Punto di partenza: one year later - Nel marzo 2006, la DC ha fatto balzare in avanti di un anno la cronaca delle gesta di tutti gli eroi del DCU. In sintesi, rispetto alle storie in libreria a febbraio, quelle uscite da marzo in poi sono ambientate un anno dopo. Da cui il titolo dell'intera operazione, "One Year Later" (d'ora in poi, OYL). Maggiori info
cliccando qui. OYL è un classico escamotage narrativo per favorire l'ingresso dei nuovi lettori. Per creare uno di quelli che il gergo del fumetto d'oltreoceano definisce starting points, punti di partenza.
Al di là del successo generale dell'iniziativa, che a mio avviso non è stata sfruttata con uguale intelligenza su tutte le serie DC, OYL resta un punto di riferimento per chiunque volesse inserirsi nell'intricata continuity del DCU. Ed è da lì che prendono ora slancio i miei consigli.


Superman - Il primo arco delle storie di Superman post-OYL ristabilisce lo status quo dopo gli eventi di Infinite Crisis, ed è più soporifero dei dardi del Sandman Wesley Doods. Fortunatamente c'è di meglio, e viene dopo. A partire da Camelot Falls (2006 - 2007), scritta da Kurt Busiek e illustrata da un Carlos Pacheco in stato di grazia. Attualmente ancora in corso di pubblicazione negli USA sulla collana "Superman", la saga è sorprendentemente piacevole nonostante un inizio all'apparenza banale. Il primo tomo della ristampa in volume di Camelot Falls è già disponibile
(
vol. 1 di... boh, presumo 2, non si sa), ma per il momento solo nella versione cartonata.
Al momento, l'unico modo per seguire con gusto le serie dedicate all'azzurrone è tramite le ristampe in volume. Gli albetti sono purtroppo infestati da una serie di mediocri racconti tappabuchi, cui l'editore è costretto per consentire la mensilità delle uscite di fronte ai cronici ritardi degli artisti titolari. Nei TP questa messe di fill-in viene risparmiata ai lettori, in favore di una fruizione più omogenea delle storie principali. Sapendo questo, vale la pena lasciare sugli scaffali Action Comics. Ma tenendo d'occhio Previews in attesa dell'annuncio del TP di Last Son, storia ultimamente in corso, a singhiozzo, su quelle pagine. Il prezzemolo Geoff Johns, Richard Donner (sì, il regista) e Adam Kubert sono i lentissimi autori di una gradevole avventura di taglio classico che richiama il film "Superman 2".


Batman - Il dramma dei ritardi nelle uscite degli albetti colpisce anche l'uomo pipistrello. Dopo la totale restaurazione di Face the face, primo ameno volume del Batman OYL, le altre collane regolari dedicate all'alter ego di Bruce Wayne sono entrambe molto gradevoli. "Batman" è realizzata (nei mesi sì) da Grant Morrison e Andy Kubert, le cui prime fatiche sono racchiuse nel cartonato
Batman and son. Un'avventura che forse non rimarrà impressa a fuoco negli annali del fumetto, ma che divertirà senza riserve tutti gli amanti del Fumetto leggero. Meglio ancora è "Detective Comics", di Paul Dini e un discreto team di artisti a rotazione. La prima manciata di episodi è disponibile in paperback nel volume intitolato semplicemente Detective. Dini, a suo tempo tra gli sceneggiatori della bat-serie animata del 1992, ha impostato in episodi autoconclusivi anche il fumetto. Il richiamo alla silver age di Julius Schwartz è evidente. Ed anche il gusto nella lettura.

Altro - Dopo lunghi anni di una mediocrità peggiore dell'oblio, la serie di Lanterna Verde (
vol. 0, vol. 1, vol. 2, vol. 3) è finalmente tornata a buoni livelli. Il merito è di Geoff Johns, che ha restituito alla franchise l'azione sfrenata e la fantascienza ariosa che l'avevano fatta brillare agli esordi. Una serie dal taglio non certo innovativo ma genuina e divertente. Una specie di blockbuster hollywoodiano a fumetti.
Una vera sorpresa è stata per me la lettura di Manhunter (vol. 1, vol. 2), scritta da Mark Andreyko e disegnata dai bravi Jesus Saiz e Javier Pina. E' la storia di Kate Spencer, procuratore distrettuale e mamma disattenta di giorno, super-eroina inesperta e dal grilletto facile di notte. Nulla di nuovo sotto il sole, per carità. E il tono, intimista, è molto più vicino a quello di un fumetto Marvel che alle icone DC. Ma il ritmo stile serie tv e i misteri ben seminati dall'autore rendono il tutto fresco e coinvolgente, nonostante qualche piccola incertezza qua e là nella sceneggiatura. Da provare.
Seguendo la scia di realismo crudo di Manhunter, concludo consigliando quella che è forse la migliore serie regolare DC dell'ultimo decennio:
Gotham Central (vol. 1, vol. 2, vol. 3, vol. 4, vol. 5 di 5). In una Gotham City dove i vigilantes sono per la polizia una seccatura quanto i criminali, Greg Rucka e Ed Brubaker raccontano l'avvincente e spesso commovente cronaca delle vite di un'unità speciale di agenti del GPD. Un gruppo di personaggi mai così vivi e tangibili, in un'atmosfera deliziosamente noir che è valsa a Gotham Central addirittura la vittoria del prestigioso Premio Eisner.