26 novembre 2006

Addio a un maestro

Oggi è scomparso Dave Cockrum. Aveva 63 anni.


Questo artista, di grande immaginazione e senso del design, era praticamente scomparso dalle scene nell'ultimo decennio a causa di gravi problemi di salute. Che, forse, in un paese più democratico degli Stati Uniti avrebbe potuto risolvere. Sotto la bandiera a stelle e strisce, invece, dove chi non ha i verdoni non può curarsi nemmeno un raffreddore, Cockrum è stato costretto al ricovero in un ospedale per reduci di guerra. E ad accettare l'elemosina di un gruppo di colleghi che lo hanno aiutato attraverso la pubblicazione di un bel "tribute book" benefico.

In parte mi fa rabbia leggere le dimostrazioni d'affetto nei confronti di Cockrum che, in queste ore, stanno apparendo ovunque in giro per la rete. In primis quella di Tom Brevoort. Nome di spicco di quella Marvel che, alla luce della situazione critica di Cockrum, pensò bene di... cogliere l'occasione per risolvere una questione più pressante. Quella del copyright dei nuovi X-Men.
E' con grande amarezza che penso alla fine di Dave Cockrum. E con affetto, per le grandi emozioni che mi ha regalato negli anni. A partire dalle suo storiche storie della Legione dei Super-Eroi. Il mio primo fumetto Marvel fu una storia del suo secondo ciclo di Uncanny X-Men, con la Covata.

Addio, Dave. Ti dedico un umile disegno.

22 novembre 2006

Metti la cera, togli la cera

Quando si dice una coincidenza. Mentre sul DC Forum ero immerso nell'ennesimo attacco all'ultimo e infame reboot della Legion of Super-Heroes, Dan DiDio toccava lo stesso argomento in risposta alle domande degli utenti di ComicBloc. Non vorrei dilungarmi nuovamente sulla Legione di Mark Waid, specialmente visto che ho già esplorato il mio disappunto nei confronti di questa geniale rivisitazione in uno dei primissimi messaggi del mio blog. Ma non posso. Non riesco ad esimermi da una risposta a raffica alle parole del Mussolini DC Comics.
There are always concerns about alienating readers. The problem with Legion is that once Superboy was removed from the equation after the first Crisis, the series lost its biggest star and struggled for an identity. As things changed to help redefine the series, it kept moving away from the core concept and there was a sense of change for the sake of change. Things slightly different from their original inspiration but not radically different as to understand why it changed. We felt we wanted to go back to and restart the series rather than change it on the run. Mark came up with a concept we thought captured the spirit of the series so we gave it a restart since the incarnation at the time was flagging and close to cancellation. The bottom line is that LEGION was one of the top sellers for DC in the 80’s along with Titans and we wanted to make every effort to put it back on top.
Replico in tre punti.
- Si può dire che la Legione abbia vissuto alcuni dei suoi periodi di maggiore qualità proprio dopo la scomparsa di Superboy. Il
volume three di Paul Levitz, gli anni della maturità orchestrati da Kieth Giffen, i primi due lunghi cicli del rilancio post-Ora Zero, per non parlare del meraviglioso affresco sci-fi di Abnett e Lanning. L'unico vero problema che ha tormentato negli anni la franchise è stato se mai di natura editoriale. Come l'insistenza ossessiva nel concentrarsi su temi autoreferenziali e di continuity, invece che lasciare agli sceneggiatori lo spazio per limitarsi a raccontare delle storie.
-
DiDio dice che, secondo lui, le serie precedenti a quella attuale si erano allontanate dal concept originale dietro alla Legione. Che, per inciso, è "nel futuro, un gruppo di persone dotate di super-poteri si riunisce attorno agli ideali di Superman per essere meglio d'aiuto al prossimo". Allora come mai la collana attuale si basa invece sull'idea che "nel futuro, un gruppo di adolescenti si riunisce attorno al ricordo delle gesta degli eroi del XX° secolo per ribellarsi alla società repressiva nella quale vivono"? Non colgo alcuna coerenza in tutto questo.
- Ormai le classifiche dei best sellers Diamond parlano chiaro. Per raggiungere davvero le vette, bisogna affidarsi ad autori di grido o ad eventi di grande portata. Pessima scelta da parte della DC, quindi, mettere il progetto della nuova Legion nelle mani di due artisti di media fascia come Waid e Kitson, oltre che anticipare il lancio del volume five a poco prima dello strepitoso successo di Infinite Crisis.


Per placare la mia grave nostalgia, pubblico uno schizzo del legionario Karate Kid nella versione post-Ora Zero, la mia preferita. So che basterebbe sfogliare qualche numero arretrato per placare le fitte al cuore, ma non è la stessa cosa. Più ci penso e più la "mia" Legione mi manca.

10 novembre 2006

Fai quel che ti pare! /4

Sfogliando l'ultimo numero di Previews sono rimasto un po' deluso dalle proposte delle major. Non ho mai sbadigliato così tanto come di fronte a "Superman & Batman vs. Aliens & Predators" o agli one-shot sull'elmo del Dottor Fate (il passo successivo sarà forse una miniserie sul batarang?). Meno male, perchè la piattezza e la banalità delle ultime proposte DC e, in linea molto minore, Marvel è così disarmante da avermi fatto riscoprire la gioia di analizzare più a fondo del solito la sezione di Previews dedicata alle case editrici minori. Con qualche piccola soddisfazione.

PREVIEWS di Novembre 2006 (vol.XVI, #11)

- Un volume che attendevo con gran curiosità è Demo Collection TP (AIT/Planetlar, p. 213). Anche perchè, francamente, non nutro alcuna fiducia nella qualità dell'edizione italiana, sulla quale aleggia l'ombra di Alessandro Bottero (Bot, sai che ti voglio bene, ma non come editore). La storia, scritta dal promettente Brian Wood, sfrutta le metafore offerte dai clichè super-eroistici per raccontare, in dodici episodi autoconclusivi e slegati tra loro, i turbamenti adolescenziali di un gruppo di giovani. Ad illustrare il tutto le fresche matite di Becky Cloonan (American Virgin), che mi ricordano una versione più pulita delle tavole del grande Paul Pope. Da assaggiare.

- Entrando in fumetteria o in una libreria particolarmente fornita è facile trovare dei manuali di disegno, molti dei quali specifici per il Fumetto. La maggior parte cerca purtroppo di imporre un'estetica precisa invece che adottare un approccio strutturale alla materia. Personalmente, al di là dei classici di Will Eisner e degli illuminanti volumi di Scott McCloud (compreso il recentissimo Making Comics, da avere) non ho mai trovato tra quei manuali nessuno che fosse davvero indispensabile, anzi.
Non molto tempo fa, la Devil's Due aveva prodotto per mano del suo presidente Josh Blaylock un interessante vademecum per aspiranti editori. A gennaio l'opera proseguirà con How to be a comic book artist (not just how to draw) (p. 260), albo singolo nel quale Tim Seeley si pone l'obiettivo di chiarire i punti chiave del mestiere a chiunque volesse provare a fare del disegno una carriera professionale. Si prospetta interessante, quantomeno come doccia fredda.

- Oggi la divisione tra Fumetto d'autore e "para-fumetto" è sempre più profonda nell'estetica. Gli artisti più impegnati sono alla ricerca di continue sperimentazioni, inseguendo un maggior impatto emotivo dalla commistione tra arte contemporanea ed espressività narrativa. Tra i capoclasse della Scuola del Fumetto moderno, i fratelli Hernandez sono da un certo punto di vista all'opposto di questa concezione. Il loro segno grafico è morbido e retrò, profuma di pop art, e lo storytelling mai scontato pur mantenendosi sobrio. Finalmente, la Fantagraphics ha deciso di dare alla stampe una nuova edizione dell'opera omnia del trio di autori ispano-americani, Love and Rockets, dividendo questa volta le ristampe in sotto collane ad hoc per ognuno dei micro-serial di cui era composta la serie originale. I primi paperbacks della lista (p. 272) sono Heartbreak Soup: the first volume of Palomar stories from Love and Rockets TP di Gilbert Hernandez e Maggie the mechanic: the first volume of locas stories from Love and Rockets TP del fratello Jaime. Capolavoro.

- Sono ufficialmente intrigato da The Fate of the Artist (:01 First Second, p.274), ultima fatica dell'inglese Eddie Campbell (From Hell), che in questa graphic novel meta-fumettistica indaga sulla sua stessa scomparsa. I due volumi di Abadazad (Hyperion Books, p. 282), pur ambientati su una diversa sponda del fiume del mistero, quella orientata verso l'Isola che non c'è, promettono uguale dose di pathos. J. M. DeMatteis, Mike Ploog hanno completato sotto l'ala della Disney il loro affresco fantastico, interrotto a suo tempo dal fallimento dell'editore CrossGen. Due letture oltre il filo dell'inconsueto.

- Concludo con un paio di segnalazioni dal Marvel Previews. Come ben sanno gli appassionati di Babylon 5, J. Michael Straczynski non è sceneggiatore portato solo al dramma. Il suo gusto per la commedia e un umorismo fatto di dialoghi a raffica ne ha evidentemente fatto il candidato ideale per scrivere Ultimate Civil War Spider-Ham Crisis (featuring Wolver-Ham) #1 (p. 14), one-shot parodistico illustrato per altro da nomi notevoli come quello di Mike Allred. Per chi fosse invece interessato a un approccio più grim and gritty, Warren Ellis e Mike Deodato rifanno finalmente il guardaroba a Thunderbolts, che dal #110 (p. 53) non ospiterà più il solito gruppo di nerdissimi ma la crema dei villains Marvel, da Venom a Bullseye. Cattiveria allo stato puro.

Questi sono i miei consigli. Poi, fate un po' come vi pare.

09 novembre 2006

Interludio

Mi imbarazza un po' scrivere su questo sito interventi riguardanti il mio privato. A volte, in questi pochi mesi di vita del blog, l'ho fatto, ma mascherandoli d'altro perchè la dimensione del "diario online" mi è sempre parsa un po' stucchevole e una specie di controsenso. Per parafrasare l'antropologo Claude Lévi-Strauss, la consapevolezza di essere osservati, analizzati, influenza il comportamento. Dubito, quindi, che un simile sfogo pubblico del proprio intimo possa avere la stessa sincerità che invece caratterizza lo stereotipo del diario classico, magari celato alla lettura altrui da un lucchetto.
Ugualmente, mi concedo un breve messaggio personale. Anche perchè, paradossalmente, questo è il luogo virtuale dove sono più me stesso, dove mi sento più a casa perchè posso scrivere in libertà di tutto ciò che amo. Dei fumetti (anzi, del Fumetto), del disegno, e di tutti gli altri argomenti che sono stati e saranno oggetto dei miei periodici post. Purtroppo, oggi proprio il mio blog è stato momentaneo campo di battaglia di una partita della quale, da qualche tempo, sono riluttante giocatore.
All'interno della mia famiglia non c'è comprensione, non c'è amore. Non ci sono mani tese, o spalle volenterose di alleviare il peso delle altre. Potranno sembrare banalità da sermone domenicale, ma il proverbiale calore del focolare domestico si riferisce al potere di un abbraccio o di una carezza e non certo all'intensità dei caloriferi di casa. Ma nella mia, se così posso dire visto che mi ci sento un varelse (citazione dal "ciclo di Ender" di Card), non ci sono neppure il dialogo e la fiducia reciproca.
Oggi pomeriggio, una persona che non ha avuto nemmeno le palle per firmarsi, per farsi riconoscere da altri oltre che dal sottoscritto, ha insozzato questo blog di commenti offensivi e umilianti nei miei confronti (e già rimossi da me in veste di admin). Solo una piccola appendice del suo abituale atteggiamento domestico. Di fronte a questo ennesimo boccone amaro da ingoiare in silenzio, tale è il prezzo della maturità, vorrei rompere un'altra delle regole che mi sono auto-imposto nella scrittura di queste pagine e rivolgermi direttamente a chi mi sta leggendo. Non fate questo, mai. Non fatelo a nessuno, che sia uno sconosciuto oppure no. Ma specialmente, non fatelo a chi da voi si aspetterebbe ben altri sentimenti.

"Mamma, vado nel futuro!"

Negli ultimi anni, la DC mi ha regalato ben poche soddisfazioni da fan della Legion of Super-Heroes. Prima l'affrettato finale al ciclo di Abnett e Lanning su The Legion, fino a quel momento la gemma più luminosa negli ultimi dieci anni di cronache dal 31° secolo del DC Universe. Quindi il reboot sul quale ho già speso fin troppe parole, che non si è limitato a reimmaginare la serie in chiave più moderna ma ne ha stravolto l'essenza stessa, trasformandola in qualcosa di diverso e, a mio avviso, peggiore.
Per fortuna, come un enorme cerotto che tampona il mio cuore ferito, sul canale d'oltreoceano Kids' WB sta andando finalmente in onda il cartone animato dedicato proprio alla Legion, accompagnata da un giovane e ancora acerbo Superman (che nella silver age, lontani dalla recente e nota serie di controversie sui diritti d'autore tra la DC e gli eredi di Siegel e Shuster, si sarebbe chiamato Superboy). Il programma, realizzato da una commistione tra gli studi responsabili di Justice League Unlimited e Teen Titans, è molto ben fatto e
richiama le atmosfere delle più fortunate gestioni del fumetto originale. I personaggi sono caratterizzati in modo impeccabile, a partire da un riuscito design "fisiognomico", e le storie sono fino ad ora frizzanti e cariche d'azione.
Qui sotto ho inserito la deliziosa sigla del cartoon, estratta da YouTube. Ci tengo a sottolineare che, sullo stesso sito, è possibile visionare anche gli episodi completi, frazionati in varie parti per alleggerire i tempi di caricamento. Naturalmente lo show è in inglese, ma il parlato è molto chiaro e di facile comprensione anche per chi avesse una conoscenza non ottimale della lingua d'Albione. Consiglio a tutti di dare un'occhiata almeno alla prima puntata, molto entusiasmante e dal titolo emblematico: "Man of tomorrow", l'uomo del domani.


08 novembre 2006

52 ragioni per leggere gli originali

Come ampiamente discusso in questi giorni sul DC Forum, la mostra-mercato del Fumetto di Lucca ha riservato sorprese dolci e amare per i DC fan. La Planeta, nuovo licenziatario italiano della DC, ha annunciato alcuni prodotti all'apparenza interessanti, come un corposo mensile da edicola su Batman e ristampe in formato bonelliano di chicche silver age. Ma come al solito, purtroppo, ogni passo avanti è stato accompagnato da tre legnate sui denti dei lettori. Al di là della della vergognosa edizione di Absolute Dark Knight Returns, tradotto nell'idioma del Bel Paese con la stessa cura di un taglialegna che incide un'acquaforte con l'accetta, moltissime ombre sono emerse dal programma Planeta per il 2007.
Tra le tante dichiarazioni che mi hanno fatto storcere il naso, a cominciare dallo snobismo nei confronti delle collane di fumetti allegati ai quotidiani, una posizione poco illuminata da parte di chi (in teoria) vorrebbe tentarle tutte per scovare nuovo pubblico, la peggiore è a mio avviso quella relativa alla pubblicazione di "52". Dopo l'uscita di Infinite Crisis, tutte le serie del DC Universe hanno fatto un balzo in avanti di un anno, sposorizzato sulle copertine dal logo "One Year Later". "52" è un settimanale che, nel corso di 52 uscite, ha il compito di riempire questo gap di eventi, rivelando cosa sia accaduto nel DC Universe durante quel periodo. Nel quale il Mondo ha dovuto arrangiarsi senza l'aiuto di Superman, Batman e Wonder Woman.
L'idea della Planeta sarebbe di dare "52" in pasto alle edicole, in un formato identico a quello originale. Detto senza peli sulla lingua, secondo me questa possibilità sarebbe una stronzata, e per non poche ragioni fondamentali. La prima è che, avendo riservato Infinite Crisis alle fumetterie, per moltissimi potenziali lettori sarebbe come entrare a film iniziato. Un film complesso da seguire, tra l'altro, visto che il resto delle collane da edicola sarebbe ambientato "Un Anno Dopo". Inoltre, in un paese dove la DC è quasi sconosciuta in edicola, il marchio di "52" non significherebbe nulla, e viste le particolari premesse della storia non si potrebbe nemmeno affibbiarle come rinforzo i celebri loghi di Superman e Batman (come fatto, ad esempio, in Germania dalla Panini con Identity Crisis). Per tacere del costo complessivo che i lettori dovrebbero sobbarcarsi per seguire l'opera, elevato dalla scelta di un formato sottiletta.
La Planeta mi da sempre più l'impressione di non sapere come muoversi sul mercato italiano, di sperimentare a tentoni proposte e formati bizzarri per vedere che succede, ma senza la forza di un preciso programma a monte. Ciò che mi consola è che, per quando "52" dovrebbe giungere in Italia, saranno in dirittura d'arrivo i suoi primi paperback originali.

[sub-li-mi-nà-le]

[...]
If London's calling don't you dare pick up the phone
Only you entwined
could make this orphan feel at home
Lips that need no introduction, but now waiting for your call
if picture's worth a thousand words
Then your touch is worth them all
Don't need no drugs, you're my chemical
Now I'm dependent, no not cynical
Addicted to those glances, taking chances tonight
I need a fix in those heroin eyes
[...]

(Anberlin, "Dance, Dance, Christa Paffgen")

07 novembre 2006

Mr. Kayak vs. Brahamil

Oggi ho ricevuto uno dei complimenti più lusinghieri che mi avessero mai fatto per un disegno. Affascinato dalla mia commissione con Ender e Winnie Pooh, l'amico Alessandro Bragalini ha deciso di sua sponte di abbellire la mia modesta opera con i suoi splendidi colori. Non so proprio cosa dire, se non inviare ad Alessandro/Brahamil un abbraccio e sbavare ancora un po' di fronte all'immagine che mi ha inviato. E' un vero e proprio caso di cross-over tra blog!

Pictures of Lily

Finalmente, dopo tanto risparmiare, mi sono dotato di fotocamera digitale. L'idea è, oltre al voler raccogliere qualche ricordo in più della mia gioventù che se ne va, quella di aiutarmi nel disegno usando dei modelli fotografici. Ultimamente in rete si fa un gran parlare di quanto ai disegnatori di comics sia concesso basarsi su questo genere di supporto, specialmente se le foto in questione non sono scattate da loro stessi ma già coperte da diritto d'autore. Il riferimento è a una recente circolare interna della Marvel, che ha invitato i propri artisti ad evitare citazioni che potrebbero mettere in allerta lo studio legale della società. Personalmente, sono d'accordo con quanto detto da Simone Bianchi nell'intervista da lui concessa qualche tempo fa alla redazione di DC World:
"Chi ne abusa [delle foto, NdMr.K] semplicemente non mi interessa e non mi attira perché non crea nessuna emozione; chi le reinterpreta e ne fa qualcosa di suo ha tutto il mio interesse e rispetto, ed è esattamente quello che provo a fare io."
Il punto secondo me sta tutto qui, nel come si sfrutta l'aiuto delle fotografie. A quelli che ricalcano celebri copertine di riviste o pubblicità o altre figurine "poco note" non c'è che da dare dell'idiota. Cioè, se devi farti dare una mano nell'immaginare questa o quella posa, almeno fallo con stile e non sbatterlo in faccia al lettore.
A proposito di foto, ho deciso di inaugurare il mio gioiellino da 7.2 megapixel (chissà quanto riderò rileggendo questa frase fra qualche anno) con un mio autoritratto. Non tanto per vanità, che comunque non mi manca, ma mi sembrava strano non aver mai postato una mia immagine nel mio sito. Non vorrei dare l'impressione di nascondere chissà quale mostruosità fisica... anche se il fatto di aver eseguito questo scatto dopo un'estenuante giornata in piscina non ha certo contribuito a sottolineare la freschezza del mio viso. Ma tant'è: eccomi, questo qua sotto sono io.



06 novembre 2006

Il gioc(attol)o di Ender



Pur amando molto leggere libri, sono pochi quelli che mi concedo di leggere ogni anno. Da una parte il lavoro, lo studio e soprattutto la mia vorace attività di fumettofilo mi privano del tempo materiale per assaporare come si deve i frutti dei miei frequenti raid in libreria. Dall'altro, il tentativo disperato di sfoltire la pila di romanzi accumulati sul comodino mi costringe a lavorarmeli contemporaneamente, saltando dall'uno all'altro a seconda dell'umore del momento e allungando così i miei tempi di lettura già biblici. Eppure, mi succede ogni tanto di trovarmi di fronte ad un libro così appassionante da non riuscire a mollarlo fino alla fine. Mi era successo l'ultima volta con uno dei
legal thriller di Brad Meltzer, e questa settimana mi è ricapitato con un testo di fantascienza realizzato da un altro scrittore vicino al mondo dei comics, Orson Scott Card. Si tratta di Il gioco di Ender, la storia avvincente e a tratti molto toccante di un bambino geniale addestrato dall'esercito per diventare il principale stratega di una guerra contro una razza aliena. A colpirmi è stata soprattutto la lucidità con la quale l'autore ha descritto il carattere e le personalità dei giovanissimi protagonisti, bambini cresciuti troppo in fretta, induriti dalla vita militare ma pur sempre, nel cuore, ancora fragili. Pur trattandosi del primo capitolo di quella che si è poi evoluta in una vera e propria saga, il romanzo è assolutamente leggibile a sè, e anzi forse il suo poetico finale meriterebbe di essere lasciato morire lì dov'è, senza ulteriori divagazioni. Ovviamente, nonostante questo sono già alle prese col secondo tomo del "ciclo di Ender"... eh sì, lo ammetto, è come una droga.

L'immagine di oggi è una commissione che ho disegnato come regalo per un'amica, e raffigura la mia personale immagine di Ender in compagnia di Winnie Pooh. In realtà avrei dovuto buttar giù solo l'amabile orsetto, ma ero ancora così su di giri per la lettura del romanzo di
Card che non ho resistito dal tentare questo insolito cross-over. Approfittando della presenza di Pooh, ho reso l'uniforme e l'arma di Ender un po' più ingenue di quanto non me le fossi figurate durante la lettura. Per una volta, ho voluto poter credere che quello di Ender potesse essere davvero un gioco infantile.

01 novembre 2006

Watchmen 20 anni dopo

Oggi, 1 novembre 2006, esce finalmente il volume Watchmen 20 anni dopo, edito da Lavieri. Dovreste già riuscire a trovarlo nelle migliori librerie specializzate, e mi auguro anche in quelle di varia. Per ulteriori dettagli, rimando ai precedenti messaggi del blog.
Tra l'altro, una volta terminata la lunga mostra-mercato del fumetto di Lucca, nella quale il volume sarà battezzato ufficialmente, dovrebbe tenersi alla fumetteria Supergulp di Milano un incontro con alcuni degli autori del saggio, tra i quali oltre a me anche la star Tito Faraci. Posterò su questo sito le coordinate dell'evento, una volta stabilite. Nel frattempo, per ingannare l'attesa, segnalo questa interessante intervista al curatore del libro, il misterioso Smoky Man.