14 agosto 2006

Ghost in the Shell II

I cinema italiani vivono d'estate un momento di letargo, abbandonati da gran parte del loro pubblico abituale per via delle ferie in massa. A chi, come me, rimane in città, questa pausa forzata nell'uscita di nuovi titoli può regalare delle piccole gioie, grazie a gustose pellicole "tappabuchi" recuperate dal fondo di qualche magazzino. Quest'anno, ad esempio, mi sono potuto finalmente godere sul grande schermo la visione di Ghost in the Shell 2, di Mamoru Oshii. Ispirato all'omonimo manga di Masamune Shirow, questo sequel del precedente anime del 1995 vede il cyborg Batou impegnato in un'indagine dai toni noir, nella quale la fantascienza è solo lo sfondo di una riflessione sul senso dell'essere umani. Il ritmo della vicenda, supportata da un'animazione sempre di altissimo livello, è una montagna russa che scala da picchi di azione da infarto a momenti di epica e maestosa lentezza. Sono uscito dalla sala così esaltato che il giorno dopo ho comprato immediatamente i DVD di Stand Alone Complex, ottima serie TV che fa da prequel ai due film di Ghost in the Shell e che ne offre, in pillole, le stesse caratteristiche di concetto.

Facendo una piccola ricerca in rete, mi sono imbattuto in uno spartano sito italiano di commenti alla saga di Ghost in the Shell. L'autore, con il quale condivido la scarsa considerazione verso il confuso manga originale, prova ad analizzare le metafore utilizzate nella franchise per descrivere l'interiorità dei cyborg.
Nel futuro ideato da Shirow l'umanità ha abbattuto il limite che la separava dalla macchina. Siamo nel 2029, e ormai è pratica comune non solo la connessione di ogni individuo a un network che ne permea ogni aspetto della vita ma, ultimo passo verso la perdita di sè, anche la creazione di ibridi tecno-biologici. Lungo un percorso ideologico simile a quello dell'androide Data e del dottore olografico dei moderni serial di Star Trek, la storia si chiede quindi se possa esistere e in che modo una "anima" anche negli abitanti di una simile società. Questa ricerca, esplicitata dal titolo stesso dell'opera, dove il "ghost" è lo "spirito" presente nel "guscio" sintetico, si risolve con una sorta di transfert. Al di là delle diverse esigenze fisiche degli ibridi e della nuova percezione della realtà e del reale da parte dell'umanità tutta, la spiritualità sopravvive se pur adattata al nuovo contesto vitale cibernetico. In sintesi, se la mente è un software, anche l'anima può essere ospitata da una memoria di massa o dalla rete, che assume quindi il ruolo di vero e proprio "paradiso" o piano metafisico.
Secondo il sito di cui sopra, l'obiettivo di Oshii sarebbe quello di proporre tale visione non tanto come iconica parafrasi delle incertezze dell'uomo ma, addirittura, come primo mattone di una specie di Scientology. Pur ammettendo di non aver mai letto, al contrario di chi ha scritto l'articolo, nessuna intervista alle menti dietro Ghost in the Shell, la visione dei film e della serie TV parla, per me, abbastanza chiaro. Tra l'altro, ritengo l'interpretazione "religiosa" talmente banale e poco interessante da non essere degna di considerazione in ogni caso, a meno che non si voglia ridurre l'intero cartoon al manifesto pubblicitario di una ipotetica setta... Per quanto possa sembrare pretestuoso da dire, il punto di vista soggettivo di ogni spettatore è per me valido quanto quello dell'artista. L'influenza che una qualsiasi opera può avere sulla vita di chi la fruisce spesso trascende le intenzioni del suo creatore, a causa di moltissime variabili come quella affettiva. Con questo non voglio certo sminuire il peso e il valore delle intenzioni di un artista, anzi, ma a volte la "magia" non sta in quello che vediamo in sè, ma nel processo del tutto personale attraverso il quale troviamo in un'opera qualcosa di quanto stavamo già cercando.

2 commenti:

giandale ha detto...

non ho visto i film, e provvederò quanto prima...
per quanto riguarda il rapporto cyborg/anima/uomo, ci sono parecchi spunti di riflessione anche in Battlestar Galactica, serie che consiglio davvero a tutti!

Anonimo ha detto...

Anch'io devo recuperare Ghost in The Shell... l'ho scaricato da tempo, ma devo trovare l'occasione di vederlo.
Il tema dell'anima/software, più che in Scientology, è un punto cardine del credo fantascientifico dei Raeliani...
Mickey