31 agosto 2006

L'uovo di Colombo

Mark Millar ha scaldato ancora una volta la rete con un curioso intervento sul suo forum (potete leggerne un ulteriore approfondimento da parte dello stesso Millar su Newsarama). In seguito ad una accurata analisi del mercato americano del fumetto dagli anni '40 ad oggi, l'autore di Wanted e Ultimates predice per il prossimo decennio un periodo difficile e di generale crisi per il comicdom statunitense:
It certainly cheered me up and made me realize that, like any other market, the comics industry goes through booms and busts [...] We had a peak in the 40s, a trough in the 50s, a peak in the 60s, a trough in the 70s and so on until we hit the worst trough of all in the mid-90s when the market suffered the nastiest collapse in our publishing history.
La cosa più interessante, secondo me, è la totale banalità di queste affermazioni. Cioè, per carità, non contesto certo la visione storica appena esposta, ma mi rifiuto di pensare che un simile pensiero possa risultare così sorprendente da scatenare il finimondo in rete. Non so negli Stati Uniti, ma in Italia c'è perfino un proverbio a ricordare che "la Storia si ripete". Mi dipiace per Mark Millar, un autore che stimo molto e che seguo con grande interesse, ma questa volta ha semplicemente scoperto lo strutturalismo.

28 agosto 2006

Plastic Man Returns?

Scrivo questo messaggio per condividere la mia migliore scoperta su YouTube. Sperando che rimanga online il più possibile, visto che negli ultimi giorni, per ragioni di copyright, è già stata rimossa almeno un paio di volte dal sito di video sharing. Si tratta del pilota di una nuova serie animata di Plastic Man, proposta a Cartoon Network da Stephen DeStefano (Ren & Stimpy) e Andy Suriano (Star Wars: Clone Wars). Il risultato è, a mio avviso, una piccola gemma. Un cartone fresco e spassoso, che riprende la follia delle storie originali di Jack Cole per mischiarle al gusto grafico della moderna ma sfortunata serie di Kyle Baker. Insomma, l'ennesima dimostrazione che il DCU può essere divertente una volta che gli si è tolto il palo dal sedere. Mi auguro solo che, come è già stato nel caso del recente serial di Aquaman per la CW, la presenza in rete di questo filmato non significhi una morte anticipata del progetto.

Vorrei dedicare questo post a una persona, scomparsa da poco, che di sicuro avrebbe gradito il filmato di Plastic Man. Sig. Paolo, grazie per avermi fatto tante volte compagnia con il Suo sorriso.

27 agosto 2006

Planeti da scoprire

Per compensare il declassamento di Plutone a "pianeta nano", un nuovo corpo celeste è sorto dal nulla sulle edicole italiane: la Planeta/DeAgostini. Silenziosa come un ninja, è sbarcata tra un numero di "Piattini decorati del Mondo" e "In cucina con Suor Germana" con una ristampa antologica del Superman post-crisis, da collezionare in comode uscite settimanali da rilegare. Una gemma che non può mancare sulle librerie di ogni appassionato, magari accanto alla collezione completa dei "Carroarmatini di porcellana".
Non so bene come valutare l'esordio del nuovo editore italiano (?) della DC. Da un lato, quella che potrebbe apparire come la ricerca di un nuovo target mi sembra solo la proposta di chi non sa andare al di là del proprio naso, del salumiere improvvisatosi sarto che invece di ricamare i cuscini li insacca. Inoltre l'arrivo in edicola come un fulmine a ciel sereno, la mancanza di comunicazione con il pubblico, che ha ricevuto il solo goffo comunicato ufficiale attraverso il distributore Pegasus, e le traduzioni eseguite da uno staff spagnolo evidentemente poco a suo agio con l'italiano non mi fanno certo ben sperare. Eppure, la pubblicazione di un nuovo (si fa per dire) numero di Le avventure di Superman ogni sette giorni la dice lunga sulla fiducia dell'editore nei confronti della franchise.
Per il momento, mi sento solo di invitare i lettori italiani a non mandar giù il boccone se non dovessero trovarlo di proprio gradimento. Chi invita all'acquisto a scatola chiusa e nonostante tutto è un criminale che andrebbe preso a badilate sul mento. Ricordate gli euro sprecati a foraggiare "per incoraggiamento" le vergognose Edizioni Play Press, che hanno così succhiato per anni il sangue ai DC fan nostrani con prodotti mal confezionati e venduti sovrapprezzo. Chissà se con i primi magazine regolari dedicati al mondo DC si potrà già valutare se la Planeta sia un pianeta "nano" come Plutone o la stella di un mattino più sereno per gli amanti dei comics... nel frattempo, meglio stare in campana.

26 agosto 2006

Fai quel che ti pare! /1

A causa di una serie di disguidi avvenuti alla Malpensa, questo mese ho ricevuto in notevole ritardo la mia copia di Previews, il catalogo dei fumetti che usciranno in america fra tre mesi. Inizio così solo ora quella che vorrei diventasse una rubrica fissa di parchi consigli su quello che, secondo me, è assolutamente da ordinare... o da evitare. Naturalmente, nel caso di miniserie o arc interessanti di serie regolari, prenderò in esame solo quelli che, di volta in volta, avranno inizio sul numero corrente di Previews. Un ringraziamento speciale a Paolo D'Alessandro, che mi ha aiutato scegliere un nome per questo nuovo spazio.

PREVIEWS di Agosto 2006 (vol.XVI, #8)
- Mi tormenta che le uniche nuove proposte decenti del mese da parte della DC Comics siano pubblicate tramite la WildStorm, l'etichetta fondata da Jim Lee che di recente si è rifatta il makeup. E' stato un po' come se Macaulay Culkin entrasse nella macchina del tempo e ne uscisse di nuovo alto un metro e zerosette. Ad ottobre ci aspettano così Authority #1 e Deathblow #1 (pagg. 104 e 105), rispettivamente sceneggiati da Grant Morrison (New X-Men, JLA, Invisibles) e Brian Azzarello (100 Bullets, Superman: For Tomorrow), due dei nomi di punta del comicdom attuale.
Sono invece un po' scettico a proposito di Absolute Sandman (p.117), ristampa di lusso del capolavoro di Neil Gaiman. La serie sarà ripresentata con colori del tutto nuovi, che è la cosa che mi lascia perplesso. Non che i precedenti fossero un gran che, anzi, ma rispetto alle anteprime già diffuse della nuova edizione i vecchi appaiono molto meno scontati.
- Se io potessi comprare un solo albo Marvel ad ottobre, un vero sacrificio vista la recente qualità delle proposte della casa delle idee, sarebbe Dr. Strange: The Oath #1 (Marvel Previews, p.35). Ai testi Brian K. Vaughan (Runaways, Y: The Last Man, Ex-Machina), semplicemente lo sceneggiatore mainstream più interessante che sia emerso negli ultimi anni. Alle matite il morbido Marcos Martin (Batgirl: Year One, Breach), un artista dalla linea poetica e frizzante. Come direbbe nonno Stan: 'nuff said.
- La Checker Book sta ristampando in una serie di volumi l'opera completa extra-Little Nemo di Winsor McCay, pioniere del fumetto e dell'animazione e genio ancora oggi quasi mai superato. Ad ottobre uscirà finalmente, in un volume cartonato, la ristampa delle striscie domenicali di Dream of the Rarebit Fiend (1904/1911) di McCay (p.262). Visioni art nouveaux su un mondo di fantasie senza tempo.
- Questo mese gli amanti del genere della crime fiction si potrebbero dire già soddisfatti dall'esordio di Criminal (Marvel Previews, p.80), che grazie ai nomi di Ed Brubaker (Gotham Central, Sleeper, Daredevil) e Sean Phillips (Hellblazer) costituisce già una sicurezza. Io mi permetto di aggiungere alla cuccagna un altro titolo, che mi ispira per via della presenza di Brian Hurtt (Queen & Country, Hard Time), artista dalla sensibilità cartoon da me molto apprezzato. Si tratta di The Damned #1 (p.328) della Oni Press, gangster story con spiccata vena esoterica.
Questi sono i miei consigli. Poi, fate un po' come vi pare.

21 agosto 2006

Cose che mi fanno incazzare /3

In questi giorni, in rete è scoppiata una grande polemica attorno alla posticipazione da parte della Marvel Comics di alcuni albi legati al crossover Civil War. In soldoni, vista l'elevata qualità del progetto e l'enorme e insperato successo che sta raggiungendo tra il pubblico (si parla di oltre 400 mila copie a numero per la sola miniserie principale, cifre da capogiro per il mercato statunitense), si è deciso di rinunciare all'utilizzo di un fill-in artist per Civil War #5, preferendo dare il tempo allo straordinario disegnatore regolare Steve McNiven di completare tutto da solo.
Apriti cielo..! Naturalmente, la reazione dei soliti nerdacci in piena crisi di astinenza si è fatta subito sentire, accusando la Marvel di scarsa professionalità. Persino qualche fumetteria americana si è lamentata, come se Civil War fosse la loro unica fonte di sostentamento. Tra l'altro, un fumetto che non esce non costituisce una spesa all'ingrosso, quindi il presunto disastro economico si presenta già molto meno grave di quanto sembri. Insomma, tutti pronti a spalare letame in maniera impulsiva.
Per fortuna, c'è chi
ha ancora ben impressi nella mente i terribili mesi di Infinite Crisis, l'ultimo (mi auguro in tutti i sensi) crossover della DC Comics. Allora gli albi non solo erano in ritardo, ma anche realizzati in fretta e furia, con il risultato di storie "patchwork" illustrate da gruppi folti e mal assortiti di artisti. O addirittura, come nel caso dello speciale di Rann-Thanagar War, colorate con sole tinte piatte, senza luci nè ombre, per far prima. Ovviamente, il tutto sarà riveduto e corretto nell'edizione in volumi, con buona pace di chi si è già dissanguato per della spazzatura. Per non parlare poi di serie post-crossover come Supergirl, della quale sono usciti solo tre numeri in quasi sette mesi nonostante l'utilizzo di tre diversi disegnatori, o Wonder Woman il cui secondo episodio è in attesa da oltre sessanta giorni... e in entrambi i casi, si tratta di collane da top 10 (retailers? dove siete?). Prima di giudicare la professionalità altrui, bisognerebbe prima farsi un esame di coscienza e soprattutto collegare il cervello alle mani che digitano scemenze su internet.
Penso che la parola definitiva sull'argomento sia stata detta da Bryan Hitch, penciller di Ultimates 2 (altro titolo facile ai ritardi, ma che qualità!). Parafrasando: "E se Watchmen avesse avuto un fill-in artist? Vi sarebbe piaciuto allo stesso modo?". Io non credo, Bryan, non credo.

20 agosto 2006

Speciale Equivoci

Più volte nei messaggi di questo blog ho sottolineato l'importanza di rispettare il concept originale di un personaggio o di una serie, cioè l'idea che caratterizza e rende unico ogni fumetto rispetto agli altri. I Peanuts non sarebbero gli stessi se Charlie Brown decidesse improvvisamente di consumare il suo affetto verso la Ragazza dai capelli rossi facendosi una pippa dietro al celebre muretto. L'Uomo Ragno smetterebbe di essere l'incarnazione dell'uomo della strada se ne venissero svelate misteriose origini aliene. Non si tratta di essere refrattari ai cambiamenti, di non avere coraggio, ma solo di rispettare la ricetta... una torta di mele non si può fare con nessun altro frutto.
Dopo questa inevitabile premessa, mi permetto di fare un passo avanti. Attenzione: seguono alcuni SPOILER su albi DC ancora inediti in Italia!
No, seriamente, non credi che il Supes originale, il primo supereroe, dovesse uscire di scena nel modo splendido narrato in Crisis? In IC Johns gli ha fatto fare la fine di un idiota... che ci sta pure, visto il carattere manicheo del personaggio, ma che sembra una totale mancanza di rispetto nei confronti di un personaggio di tale levatura.
Questa citazione di Cristiano Grassi, editor Panini Comics, mi porta dritto al punto. Brad Meltzer, già autore di una serie di romanzi legal thriller da me molto apprezzati, rivela in Identity Crisis alcuni pericolosi scheletri nell'armadio della Justice League, mostrandoci il lato debole del titanico gruppo di amici della legge. In Infinite Crisis di Geoff Johns, Supermen di vari mondi paralleli affrontano ogni situazione con la lucidità di un troglodita, sferrando cazzotti ovunque senza porsi domande e provocando infine la morte di Kal-L, incarnazione dello storico uomo d'acciaio della golden age.
Tutte le considerazioni espresse dagli autori di cui sopra possono anche avere senso in assoluto e, per quanto io non le abbia apprezzate, non mi interessa ora giudicarle in sè e per sè, ma da un punto di vista il più possibile "tecnico" e "oggettivo".
I comics DC affondano le proprie radici in una forte componente iconica. In parole povere, le vicende e i personaggi dipinti in quelle storie rappresentano delle metafore, più o meno evidenti, della realtà. La potenza del "transfert" è favorita dal netto distacco con il reale, che sottolinea il valore simbolico di ogni elemento del racconto. Per rendere credibile un simile contesto, nel DNA di Superman & soci è inscritta la richiesta di una bassa sospensione dell'incredulità; mischiare questo aspetto con un punto di vista "realistico" sarebbe come accompagnare un buon piatto con un vino non appropriato, cosa che non valorizzerebbe nessuno dei due, sottolineandone anzi i rispettivi difetti.
Alla luce di queste caratteristiche, il prezzo di un colpo di scena da detective story su quanto sia fallibile la JLA è la totale perdita di credibilità della stessa, che si riduce in un'ottica terra-terra a un gruppetto di goffi fascistelli. O, nel caso della scomparsa del Superman di Terra-2, il primo super-eroe della Storia del Fumetto, l'immagine di una pietra tombale che chiude il cerchio su un intero genere.

Una simile confusione nel rappresentare degli eroi DC, che non si limita certo a gli eclatanti esempi appena presi in esame, nasce a mio avviso da una serie di fattori concorrenti e riconducibili al pregiudizio comune che una storia con un protagonista "senza macchia" sia di per sè noiosa, priva di mordente perchè scontata. Per usare l'espressione di Cristiano Grassi, manichea. Ma questa è una visione che si basa su una visione "faziosa" della fiction, che privilegia l'identificazione del lettore attraverso un protagonista che gli somigli umanamente. Vien da sè quindi che, secondo tale modello, un'icona positiva e monolitica come Superman possa risultare narrativamente stantìa perchè lontana dal sentir comune.
Identity Crisis è un racconto ottimamente costruito, che pone la Justice League con le spalle al muro di fronte a una situazione di ambiguità morale impossibile da non affrontare. Leggendo la miniserie di Meltzer, è inevitabile immedesimarsi nei tormentati eroi ritratti, arrivando perfino a giustificarne le contraddizioni e gli errori umani. Ma, appunto, quella situazione è "costruita", è creata ad hoc dallo sceneggiatore per arrivare a uno scopo premeditato e non va assimilata in assoluto come
tappa inevitabile nel percorso "realistico" di un gruppo come la JLA.
Come ci dimostra Grant Morrison nel suo All-Star Superman,
rivisitazione moderna dell'estetica narrativa silver age premiata quest'anno con l'Eisner Award, è possibile aggiornare la gestalt iconica dei classici DC in modo da renderla adatta ai gusti del pubblico contemporaneo. Purtroppo, per via di una distribuzione elitaria, i comics sono rivolti a una fetta di mercato sempre più distinta e limitata, costringendo le case editrici ad appiattirsi su una domanda sempre uguale a se stessa e, come se non bastasse, refrattaria alle novità come quella dei fanboys. Ogni tentativo di reiniettare una dose di personalità e di "magia" nelle storiche franchise DC sembra essere scoraggiato sul nascere, come dimostrano i dati di vendita della stessa All-Star Superman, regolarmente doppiata nella top 100 dal banale omologo All-Star Batman di uno spento Frank Miller.
Chissà se, ripercorrendo la strada dell'attuale generazione di autori che deve il proprio gusto alle letture giovanili di fumetti della Marvel, la Camelot della trasformazione dei comics di super-eroi in chiave maggiormente introspettiva, gemme luminose come All-Star Superman potranno in qualche modo spingere qualche giovane scrittore ad esaminare i personaggi DC con maggior lucidità e senza limitarsi ad applicare la facile "formuletta" da soap operas.

18 agosto 2006

Ritorno a Superman

Ieri notte sono andato all'Arcadia di Melzo per l'anteprima (un termine forse fuori luogo per me che avevo già visto il film altre due volte, con tanto di recensione pubblicata in questo blog) di Superman Returns. Splendida serata, che ho reso eterna con una foto scattata, subito dopo la proiezione, di fronte al mega schermo della Sala Energia. Devo dire però di non aver gradito alcune scelte nella traduzione italiana della pellicola di Synger, a cominciare dal linguaggio a mio avviso ingiustamente sboccato di un paio di scene con protagonista (anche) Lois Lane. Una donna che da della "puttana" a una rivale ha forse più carattere? Ci rifletterò su durante il countdown all'anteprima del 24 agosto, all'Odeon...

15 agosto 2006

Countera! Countera!

Per festeggiare il primo mese di vita del mio blog, ho deciso di regalargli un contatore delle visite. E non si tratta di uno di quei counter che si attivano ad ogni refresh della pagina, nossignore, questo segnalerà solamente le visite effettive, escludendo inoltre quelle del sottoscritto. Insomma, un valido termometro dell'interesse su questo progetto. Se solo ci avessi pensato prima di pubblicare la recensione di Superman Returns...!

14 agosto 2006

Ghost in the Shell II

I cinema italiani vivono d'estate un momento di letargo, abbandonati da gran parte del loro pubblico abituale per via delle ferie in massa. A chi, come me, rimane in città, questa pausa forzata nell'uscita di nuovi titoli può regalare delle piccole gioie, grazie a gustose pellicole "tappabuchi" recuperate dal fondo di qualche magazzino. Quest'anno, ad esempio, mi sono potuto finalmente godere sul grande schermo la visione di Ghost in the Shell 2, di Mamoru Oshii. Ispirato all'omonimo manga di Masamune Shirow, questo sequel del precedente anime del 1995 vede il cyborg Batou impegnato in un'indagine dai toni noir, nella quale la fantascienza è solo lo sfondo di una riflessione sul senso dell'essere umani. Il ritmo della vicenda, supportata da un'animazione sempre di altissimo livello, è una montagna russa che scala da picchi di azione da infarto a momenti di epica e maestosa lentezza. Sono uscito dalla sala così esaltato che il giorno dopo ho comprato immediatamente i DVD di Stand Alone Complex, ottima serie TV che fa da prequel ai due film di Ghost in the Shell e che ne offre, in pillole, le stesse caratteristiche di concetto.

Facendo una piccola ricerca in rete, mi sono imbattuto in uno spartano sito italiano di commenti alla saga di Ghost in the Shell. L'autore, con il quale condivido la scarsa considerazione verso il confuso manga originale, prova ad analizzare le metafore utilizzate nella franchise per descrivere l'interiorità dei cyborg.
Nel futuro ideato da Shirow l'umanità ha abbattuto il limite che la separava dalla macchina. Siamo nel 2029, e ormai è pratica comune non solo la connessione di ogni individuo a un network che ne permea ogni aspetto della vita ma, ultimo passo verso la perdita di sè, anche la creazione di ibridi tecno-biologici. Lungo un percorso ideologico simile a quello dell'androide Data e del dottore olografico dei moderni serial di Star Trek, la storia si chiede quindi se possa esistere e in che modo una "anima" anche negli abitanti di una simile società. Questa ricerca, esplicitata dal titolo stesso dell'opera, dove il "ghost" è lo "spirito" presente nel "guscio" sintetico, si risolve con una sorta di transfert. Al di là delle diverse esigenze fisiche degli ibridi e della nuova percezione della realtà e del reale da parte dell'umanità tutta, la spiritualità sopravvive se pur adattata al nuovo contesto vitale cibernetico. In sintesi, se la mente è un software, anche l'anima può essere ospitata da una memoria di massa o dalla rete, che assume quindi il ruolo di vero e proprio "paradiso" o piano metafisico.
Secondo il sito di cui sopra, l'obiettivo di Oshii sarebbe quello di proporre tale visione non tanto come iconica parafrasi delle incertezze dell'uomo ma, addirittura, come primo mattone di una specie di Scientology. Pur ammettendo di non aver mai letto, al contrario di chi ha scritto l'articolo, nessuna intervista alle menti dietro Ghost in the Shell, la visione dei film e della serie TV parla, per me, abbastanza chiaro. Tra l'altro, ritengo l'interpretazione "religiosa" talmente banale e poco interessante da non essere degna di considerazione in ogni caso, a meno che non si voglia ridurre l'intero cartoon al manifesto pubblicitario di una ipotetica setta... Per quanto possa sembrare pretestuoso da dire, il punto di vista soggettivo di ogni spettatore è per me valido quanto quello dell'artista. L'influenza che una qualsiasi opera può avere sulla vita di chi la fruisce spesso trascende le intenzioni del suo creatore, a causa di moltissime variabili come quella affettiva. Con questo non voglio certo sminuire il peso e il valore delle intenzioni di un artista, anzi, ma a volte la "magia" non sta in quello che vediamo in sè, ma nel processo del tutto personale attraverso il quale troviamo in un'opera qualcosa di quanto stavamo già cercando.

13 agosto 2006

Chi fa da sè, fa per tre

In quest'ultimo periodo in rete si stanno rincorrendo mille discussioni a proposito del futuro della DC Comics in Italia. La Play Press, editore che ha contribuito con la sua politica scellerata alla Waterloo nostrana per Superman e soci, ha finalmente perso i diritti di licenziatario DC per lo stivale. Il futuro è ancora incerto e le voci, per ora confermate per via traversa solo dal colophon del volume dedicato a Batman recentemente uscito in allegato alla Gazzetta dello Sport, indicherebbero come successore della Play la Planeta/DeAgostini, che già pubblica la DC in Spagna.
La DC è sempre stata molto sfortunata nel nostro paese, a causa di una serie di coincidenze che hanno favorito la Marvel nella cronica esigenza degli italiani di "schierarsi". E' davvero divertente ascoltare le discussioni tra i fan delle due "fazioni", sempre che sappiate farvi una risata di fronte a un gruppo di sfigati talebani che si arrampica in modo ridicolo sugli specchi... io personalmente sarei più propenso a intervenire di badile con forza, ma di solito riesco a trattenermi.
E' meno divertente, invece, leggere le patetiche lamentele dei lettori rimasti per il momento orfani della DC. Da una parte, c'è la loro disperata ricerca di informazioni impossibili, quasi come un pesce steso sul bancone di un sushi bar e che, disperato, cerca di respirare senza arrendersi all'idea di non avere attorno nemmeno una goccia d'acqua. Dall'altro lato, l'altrettanto irrazionale rifiuto da parte di moltissimi di aprirsi alla possibilità di imparare l'inglese e rivolgersi direttamente alle versioni originali. "I comics costano troppo", dicono a loro discolpa, senza riflettere sul fatto di aver speso molto di più per acquistare fino ad oggi i volumi Play Press, cari e mal confezionati. "E poi non voglio far fatica", certo, in fondo la conoscenza dell'inglese oggi è del tutto secondaria in ogni ambito, compreso quello lavorativo, perchè sfruttare la passione per i super-eroi per impegnarsi un po'?
Devo dire che, nella tragedia, con un minimo di spirito di iniziativa si potrebbe facilmente scorgere una luce salvatrice in fondo al tunnel. Mettendo da parte la scusa, già ghiotta, per aggiungere finalmente al proprio curriculum la padronanza di una lingua straniera, per vivere meglio la crisi(s) basterebbe indirizzare i propri soldi altrove, magari verso qualche altro fumetto che fino a quel momento si era stati costretti a snobbare per mancanza di pecunia. Per esempio, con la somma risparmiata dall'acquisto di un numero di Superman TP sarebbe cosa buona e giusta portare a casa un volume del Professor Bell di Johan Sfar. Ma per potersi migliorare è necessario riconoscere i propri limiti, cosa che questi lettori rifiutano, evidentemente, di fare... lascio a chi mi legge immaginarne gli inevitabili risultati.